{"id":10199,"date":"2024-11-22T17:21:46","date_gmt":"2024-11-22T17:21:46","guid":{"rendered":"https:\/\/laser.it\/?p=10199"},"modified":"2024-11-22T17:21:46","modified_gmt":"2024-11-22T17:21:46","slug":"matrimoni-in-calo-ma-anche-separazioni-e-divorzi-e-ci-si-sposa-sempre-piu-tardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laser.it\/?p=10199","title":{"rendered":"Matrimoni in calo, ma anche separazioni e divorzi. E ci si sposa sempre pi\u00f9 tardi"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Matrimoni ancora in calo in Italia, ma diminuiscono anche separazioni e divorzi. E&#039; la fotografia scattata dall&#039;Istat che individua anche trend, et\u00e0 e differenze regionali.\u00a0Nel 2023 i matrimoni sono stati 184.207, in diminuzione rispetto all\u2019anno precedente (-2,6%); il calo \u00e8 stato pi\u00f9 consistente nel Mezzogiorno (-5,8%) rispetto al Nord (-0,3%), in posizione intermedia il Centro (-1,3%). I dati provvisori dei primi otto mesi del 2024 mettono in luce una ulteriore diminuzione (-6,7%), a conferma di un ridimensionamento della nuzialit\u00e0 che negli ultimi quarant\u2019anni non ha conosciuto soste, al netto di alcuni momenti storici duranti i quali il numero dei matrimoni ha mostrato andamenti altalenanti in relazione a fenomeni di tipo congiunturale, rileva l&#039;Istat.\u00a0Nel 2000, ad esempio, si rilev\u00f2 un aumento dei matrimoni da collegare al desiderio di celebrare le nozze all\u2019inizio del nuovo millennio. All\u2019opposto, nel triennio 2009-2011, il calo fu particolarmente accentuato per il crollo delle nozze dei cittadini stranieri, scoraggiati dalle modifiche legislative volte a limitare i matrimoni di comodo. Inoltre, non va dimenticata la crisi economica del 2008 il cui impatto produsse effetti sui comportamenti nuziali delle coppie. Infine, nel 2020 si \u00e8 assistito a un dimezzamento del numero dei matrimoni per effetto della pandemia da Covid-19 (e delle sue misure di contenimento) che ha visto molte coppie posticipare le nozze, in parte poi celebrate nel successivo biennio 2021-2022.\u00a0Nel 2023 i 139.887 primi matrimoni mostrano, se confrontati con l\u2019anno precedente, una diminuzione del 4,3%, pi\u00f9 consistente rispetto a quella del totale dei matrimoni (-2,6%). Nel 2023 la quota dei primi matrimoni rispetto al totale delle celebrazioni \u00e8 pari al 75,9%, evidenziando un netto calo anche rispetto al 79,4% del 2019 (anno in cui il numero di matrimoni totali era stato simile a quello del 2023). La diminuzione tendenziale dei primi matrimoni, al netto delle oscillazioni di breve periodo, \u00e8 strettamente connessa alla progressiva diffusione delle libere unioni (convivenze more uxorio). Queste ultime sono pi\u00f9 che triplicate tra il biennio 2000-2001 e il biennio 2022-2023 (da circa 440mila a pi\u00f9 di 1 milione e 600mila), un incremento da attribuire soprattutto alle libere unioni di celibi e nubili. \u00a0L&#039;Istat rileva poi che ci si sposa sempre pi\u00f9 tardi, l&#039;et\u00e0 media \u00e8 ormai 34,7 anni per gli uomini e 32,7 per le donne. &quot;Il mutamento nei modelli culturali, nonch\u00e9 l\u2019effetto di molteplici fattori quali l\u2019aumento diffuso della scolarizzazione e l\u2019allungamento dei tempi formativi, le difficolt\u00e0 nell\u2019ingresso nel mondo del lavoro e la condizione di precariet\u00e0 del lavoro stesso hanno comportato, negli anni, una progressiva posticipazione del calendario di uscita dalla famiglia di origine. La quota di giovani che resta nella famiglia di origine fino alla soglia dei 35 anni \u00e8 pari al 61,2%, quasi tre punti percentuali in pi\u00f9 in circa 20 anni&quot;, si sottolinea.\u00a0&quot;Questa protratta permanenza &#8211; viene evidenziato &#8211; comporta un effetto diretto sul rinvio delle prime nozze. Tale effetto si amplifica nei periodi di congiuntura economica sfavorevole spingendo i giovani a ritardare ulteriormente, rispetto alle generazioni precedenti, le tappe dei percorsi verso la vita adulta, tra cui quella della formazione di una famiglia. Sul posticipo del primo matrimonio, inoltre, incide anche la diffusione delle convivenze prematrimoniali&quot;.\u00a0L\u2019analisi del tasso di primo-nuzialit\u00e0 totale, &quot;una misura trasversale attraverso la quale si pu\u00f2 valutare quanti primi matrimoni siano attesi da una ipotetica generazione di 1.000 individui&quot;, consente di far luce sui processi di formazione delle coppie, di quelle giovani in particolare. Tale indice segnala, in base a quanto registrato nel 2023, un\u2019intensit\u00e0 di 399 primi matrimoni per 1.000 uomini e 450 per 1.000 donne; valori in diminuzione rispetto all\u2019anno precedente (2,2 punti percentuali in meno sia per gli uomini sia per le donne). A livello aggregato, la tendenza al rinvio porta l\u2019et\u00e0 media alle prime nozze a 34,7 anni per gli uomini (+0,1 punti rispetto all\u2019anno precedente) e a 32,7 anni per le donne (+0,2).\u00a0&quot;Il 5 giugno 2016 \u00e8 entrata in vigore la Legge che ha introdotto in Italia l\u2019istituto dell&#039;unione civile tra persone dello stesso sesso &#8211; ricorda l&#039;Istat &#8211; Nel corso del secondo semestre 2016 si sono costituite 2.336 unioni civili, un numero particolarmente consistente che ha riguardato coppie da tempo in attesa di ufficializzare il proprio legame affettivo. Al boom iniziale ha fatto poi seguito una progressiva stabilizzazione. Le 3.019 unioni civili tra coppie dello stesso sesso costituite presso gli Uffici di Stato Civile dei Comuni italiani nel 2023 evidenziano un aumento rispetto all\u2019anno precedente (+7,3%), ma i dati provvisori dei primi otto mesi del 2024 delineano un calo (-2,1%) rispetto allo stesso periodo del 2023&quot;. \u00a0Si conferma anche nel 2023 la prevalenza di unioni tra uomini (1.694 unioni, il 56,1% del totale), stabili rispetto all\u2019anno precedente (56,7%). Il 35,5% delle unioni civili \u00e8 nel Nord-ovest, seguito dal Centro (24,3%). Tra le regioni, in testa si posiziona la Lombardia con il 23,5%; seguono il Lazio (13,3%) e l\u2019Emilia-Romagna (10,4%).\u00a0A livello nazionale nel 2023 si sono avute 5,1 nuove unioni civili per 100mila residenti, mentre nel Mezzogiorno l\u2019indicatore \u00e8 all\u2019incirca la met\u00e0. La Lombardia e l\u2019Emilia-Romagna si collocano al primo posto a pari merito tra le regioni (7,1 per 100mila) seguite dal Lazio (7,0) e dal Piemonte (6,9). Emerge con evidenza, aggiunge l&#039;Istat, il ruolo attrattivo dei grandi Comuni: pi\u00f9 di un quarto delle unioni si sono costituite nel complesso dei 12 grandi Comuni. In testa si trova il Comune di Roma (con l\u20198,4%), seguito da quello di Milano (6,8%). Le unioni civili con almeno un partner straniero sono il 17,0%; nel Centro si attestano al 18,1%, nel Nord al 17,4% mentre nel Mezzogiorno sono il 14,4%.\u00a0Nel 2023 le separazioni sono state complessivamente 82.392 (-8,4% rispetto all\u2019anno precedente). I divorzi sono stati 79.875, il 3,3% in meno rispetto al 2022 e il 19,4% in meno nel confronto con il 2016, anno in cui sono stati finora i pi\u00f9 numerosi (99.071), rileva l&#039;Istat.\u00a0Il trend dei divorzi \u00e8 stato sempre crescente dal 1970 (anno di introduzione del divorzio nell\u2019ordinamento italiano) fino al 2015. In tale anno il numero di divorzi sub\u00ec una forte impennata (+57,5%) in relazione all\u2019entrata in vigore di due importanti leggi che hanno modificato la disciplina dello scioglimento e della cessazione degli effetti civili del matrimonio: il Decreto legge 132\/2014, che ha introdotto le procedure consensuali extragiudiziali senza pi\u00f9 il ricorso ai Tribunali (direttamente presso gli Uffici di Stato Civile o tramite negoziazioni assistite da avvocati) e soprattutto la Legge 55\/2015 (c.d. \u201cDivorzio breve\u201d) che ha fortemente ridotto l\u2019intervallo di tempo tra separazione e divorzio (12 mesi per le separazioni giudiziali e sei mesi per quelle consensuali) determinando un vero boom del fenomeno.\u00a0Dopo l\u2019aumento registrato tra il 2015 e il 2016 &#8211; che ha riguardato in misura pi\u00f9 attenuata anche le separazioni &#8211; l\u2019andamento dei divorzi fino al 2019 si \u00e8 mantenuto stabile con piccole oscillazioni. Nel 2020 \u00e8 stato invece ben visibile l\u2019impatto della pandemia, soprattutto per effetto delle chiusure degli uffici e delle restrizioni alla mobilit\u00e0, con conseguenze, nel caso dei provvedimenti presso i Tribunali, anche sui procedimenti di separazione o divorzio avviati negli anni precedenti. Tale impatto \u00e8 stato poi riassorbito nel 2021, quando i livelli sono tornati sostanzialmente quelli pre-pandemici. \u00a0Nel 2023, prosegue l&#039;Istat, si nota un ridimensionamento (-10,9%) della componente consensuale delle separazioni (considerando nel loro complesso quelle in Tribunale e quelle extragiudiziali). L\u201981,0% delle separazioni si \u00e8 concluso consensualmente, mostrando una diminuzione rispetto al trend di crescita di questa componente osservato fino al 2021. Le separazioni giudiziali, caratterizzate da una maggiore durata dei procedimenti, confermano il trend di aumento iniziato nel 2018 (interrottosi solo nel 2020).\u00a0Tradizionalmente pi\u00f9 contenuta rispetto alle separazioni \u00e8 la quota della componente consensuale (sia giudiziale che extragiudiziale) nei divorzi (70,6%); questa appare sostanzialmente in linea con l\u2019anno precedente (71,5%). I divorzi giudiziali presso i Tribunali nel 2023 si mantengono stabili rispetto al 2022 (-0,5%) mentre i divorzi con rito consensuale mettono in luce un netto ridimensionamento (-14,3%).\u00a0Non \u00e8 ancora possibile valutare gli effetti del D. Lgs. 149 del 10 ottobre 2022 (la cosiddetta \u201criforma Cartabia\u201d) introdotta con l\u2019obiettivo di razionalizzare i procedimenti in materia di diritti delle persone e delle famiglie. La facolt\u00e0 di proporre contestualmente la domanda di separazione personale e quella di divorzio \u00e8 entrata in vigore dal 28 febbraio 2023, ma varie sentenze interpretative successive hanno di fatto rallentato l\u2019entrata a regime delle nuove procedure.\u00a0&#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Matrimoni ancora in calo in Italia, ma diminuiscono anche separazioni e divorzi. 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