{"id":11175,"date":"2024-11-27T16:58:00","date_gmt":"2024-11-27T16:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/laser.it\/?p=11175"},"modified":"2024-11-27T16:58:00","modified_gmt":"2024-11-27T16:58:00","slug":"aids-esperti-trattamenti-long-acting-contro-hiv-una-svolta-per-gestione-malattia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laser.it\/?p=11175","title":{"rendered":"Aids, esperti: &#8220;Trattamenti long acting contro Hiv una svolta per gestione malattia&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Le terapie long acting rappresentano una grossa svolta su tantissimi aspetti, sia terapeutici che psicologici, dell&#039;approccio alla terapia di una persona che vive con Hiv. Il fatto di passare dal paradigma della pastiglia tutti i giorni alla somministrazione ogni 2 mesi in ospedale ha delle conseguenze in termini di accettazione e di maggior aderenza alla terapia&quot;. Dal punto di vista psicologico, &quot;si riduce l&#039;ansia di dimenticare l&#039;assunzione della pastiglia o di essere visti e scoperti&quot;. Lo ha detto Roberto Rossotti, medico infettivologo dell&#039;Ospedale Niguarda Ca&#039; Granda di Milano, partecipando a un webinar dedicato alle terapie long acting, terzo appuntamento della rubrica &#039;Parliamo di Hiv oggi. Per guardare al domani&#039;, promossa da Adnkronos in collaborazione con ViiV Healthcare. La puntata viene trasmessa oggi e disponibile sui canali web e social del gruppo editoriale. All&#039;episodio odierno hanno partecipato anche Massimo Andreoni, direttore scientifico della Societ\u00e0 italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), e Simone Marcotullio, communication and policy lead di ViiV Healthcare Italia.\u00a0&quot;Le terapie long acting &#8211; spiega Andreoni &#8211; sono trattamenti che utilizzano farmaci a rilascio lento, che garantiscono livelli farmacologici efficaci per tempi prolungati. Attualmente, alcune terapie long acting permettono una copertura settimanale o anche pi\u00f9 lunga. In futuro si sperimenteranno trattamenti con durata di diversi mesi. Questa soluzione offre vantaggi anche in ambito clinico, facilitando l&#039;aderenza ai trattamenti cronici, riducendo la frequenza di assunzione e migliorando la qualit\u00e0 di vita per chi convive con Hiv&quot;. \u00a0A tale proposito, la Simit ha recentemente pubblicato un &#039;position paper&#039; sull&#039;innovazione in Hiv che sottolinea l&#039;importanza delle terapie long acting per il futuro della gestione dell&#039;infezione. &quot;Oggi l&#039;Hiv \u00e8 sotto controllo grazie ai farmaci &#8211; evidenzia l&#039;esperto &#8211; ma richiede comunque una terapia continuativa per tutta la vita. Le terapie a rilascio prolungato semplificano questo trattamento, eliminando il ricordo quotidiano della malattia. In prospettiva, queste terapie potranno essere utilizzate anche come prevenzione&quot;, cio\u00e8 la Prep, &quot;offrendo protezione alle persone a rischio&quot;. Sul tema, Rossotti sottolinea che &quot;la profilassi pre-esposizione (Prep) tramite farmaci iniettabili potrebbe rivoluzionare la prevenzione, grazie alla maggiore efficacia e alla ridotta necessit\u00e0 di aderenza quotidiana&quot;. \u00a0Ma c&#039;\u00e8 un altro aspetto importante reso possibile da queste formulazioni long acting, che riguarda il follow up. Il doversi recare all&#039;ospedale a intervalli regolari per la somministrazione della terapia &quot;offre un&#039;opportunit\u00e0 per monitorare e gestire meglio la salute delle persone in cura e in prevenzione&quot;. Certo, osserva Andreoni, &quot;la somministrazione di trattamenti long acting richiede un&#039;organizzazione mirata, come ambulatori specifici&quot; per l&#039;erogazione del trattamento &quot;in ospedale o checkpoint a livello territoriale che facilitino l&#039;accesso per i pazienti&quot;. \u00a0&quot;L&#039;adesione a queste cure &#8211; aggiunge Rossotti &#8211; richiede accordi chiari sulle tempistiche e la gestione di eventuali imprevisti, garantendo che il paziente sia consapevole di tutte le modalit\u00e0 della nuova terapia. Anche per questo il colloquio medico-paziente&quot; resta centrale.\u00a0Tale aspetto \u00e8 ritenuto fondamentale anche dalla farmaceutica dedicata alla ricerca di soluzioni per migliorare l&#039;assistenza alle persone con Hiv. &quot;Abbiamo 3 linee di intervento &#8211; chiarisce Marcotullio &#8211; La prima \u00e8 quella di portare le conoscenze sull&#039;innovazione ai medici infettivologi che trattano le persone con Hiv. La seconda \u00e8 quella, in piena partnership con tutte le figure di un centro clinico, di analizzare, comprendere e capire quelle che sono le barriere macro e micro di accesso all&#039;innovazione. La terza, forse quella pi\u00f9 ambiziosa, \u00e8 quella di sensibilizzare le persone con Hiv: pensiamo che il colloquio medico-paziente debba essere il pi\u00f9 fruttuoso e ottimizzato possibile. E&#039; solo con un connubio medico-paziente ottimale che si pu\u00f2 fare un percorso terapeutico di successo&quot;. In prospettiva, per eradicare il virus entro il 2030, come indicato dall&#039;Organizzazione mondiale della sanit\u00e0, per Marcotullio \u00e8 importante &quot;un&#039;informazione capillare per far comprendere cos&#039;\u00e8 l&#039;Hiv e come pu\u00f2 essere prevenuto&quot;, avendo come &quot;obiettivo azzerare le nuove infezioni, combinando strategie informative e prevenzione&quot;.\u00a0&#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Le terapie long acting rappresentano una grossa svolta su tantissimi aspetti, sia terapeutici che psicologici, dell&#039;approccio alla terapia di una persona che vive con Hiv. 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