{"id":11362,"date":"2024-11-28T12:59:31","date_gmt":"2024-11-28T12:59:31","guid":{"rendered":"https:\/\/laser.it\/?p=11362"},"modified":"2024-11-28T12:59:31","modified_gmt":"2024-11-28T12:59:31","slug":"lindagine-su-hiv-ancora-scarsa-informazione-pochi-test-e-tanto-stigma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laser.it\/?p=11362","title":{"rendered":"L&#8217;indagine, su Hiv ancora scarsa informazione pochi test e tanto stigma"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Sul tema dell\u2019Hiv, gli italiani si sentono informati, ma non troppo: il 57,3% afferma di esserlo molto o abbastanza, ma solo il 10,6% afferma di saperne \u2018molto\u2019. E si vede. C\u2019\u00e8 ancora confusione sulla trasmissione del virus: il 14,5% pensa che sia sufficiente baciare una persona con Hiv in modo appassionato, l\u201911,8% usare i bagni in comune con persone con Hiv, il 16,6% essere punti da una zanzara che prima ha punto una persona con Hiv o respirare l\u2019aria respirata da una persona con Hiv (5,2%). Questa scarsa consapevolezza porta a sottovalutare il pericolo \u2013 il 63% si sente a rischio \u2018nullo\u2019 \u2013 e a non fare il test, eseguito solo dal 29,3% di quanti dicono di conoscere il virus. Poca informazione anche sulle strategie di prevenzione e profilassi pre-esposizione (Prep), conosciuta solo dal 6,7%, e dei servizi che si possono trovare nei checkpoint (43,5%), presidi territoriali di cui il 56,5% non conosce l\u2019esistenza. \u00c8 il quadro che emerge da un\u2019indagine demoscopica realizzata da AstraRicerche per Gilead Sciences su un campione di oltre 1.500 persone fra i 18 e i 70 anni, i cui dati sono riportati all\u2019interno del Libro Bianco \u2018Hiv. Le parole per tornare a parlarne\u201d, presentato oggi a Roma in occasione dell\u2019evento \u2018Hiv. Dalle parole alle azioni. Insieme per porre fine all\u2019epidemia\u2019. \u00a0Realizzato con il contributo di clinici, associazioni e rappresentanti delle Istituzioni &#8211; spiega una nota &#8211; il libro bianco parte da 4 parole chiave \u2013 prevenzione, stigma, checkpoint e qualit\u00e0 di vita \u2013 e ha lo scopo di riportare l\u2019attenzione sull\u2019Hiv, di riprendere il dibattito su problematiche ed esigenze ancora presenti e di proporre azioni concrete nella lotta a questa infezione. Il libro e l\u2019evento si inseriscono nell\u2019ambito della campagna \u2018Hiv. Ne parliamo?\u2019 iniziativa promossa da Gilead Sciences con il patrocinio di 17 Associazioni di pazienti, la Societ\u00e0 italiana di malattie Infettive e tropicali (Simit) e l\u2019Italian Conference on Aids and Antiviral Research (Icar).\u00a0Ogni anno, secondo l\u2019istituto superiore di sanit\u00e0 ci sono oltre 2 mila nuove diagnosi, a indicare quanto sia fondamentale tornare a parlare di prevenzione: il 60% arrivano tardivamente, cio\u00e8 quando le loro condizioni di salute erano gi\u00e0 compromesse e spesso gi\u00e0 in presenza di sintomi o di malattia conclamata. \u201cIn Italia si stima vi siano ancora pi\u00f9 di 10 mila persone che non sanno di avere il virus &#8211; afferma Andrea Antinori, direttore dipartimento Clinico, Istituto nazionale per le Malattie infettive Lazzaro Spallanzani Irccs di Roma &#8211; Per riuscire a mettere in campo delle strategie di prevenzione efficaci, che consentano di far emergere questo sommerso e bloccare di conseguenza la catena dei contagi, dobbiamo lavorare sulla cultura della percezione del rischio, incentivando l\u2019utilizzo degli strumenti di prevenzione a nostra disposizione, come il test dell\u2019Hiv, il profilattico e la profilassi farmacologica, aumentando la capillarit\u00e0 di azione, moltiplicando e sostenendo i checkpoint, anche e soprattutto con risorse pubbliche; abbiamo insomma bisogno di un esercito di stakeholder in cui ognuno faccia la sua parte\u201d.\u00a0Aver smesso di parlare di Hiv significa che non sono passate, nella popolazione generale, alcune verit\u00e0 scientifiche, come quella che si indica con la sigla U=U (Undetectable=Untransmittable): le persone con Hiv che hanno la carica virale non rilevabile non possono trasmettere il virus. Un concetto fondamentale che conosce solo il 22,9% della popolazione, come risulta dall\u2019indagine di AstraRicerche. \u201cL\u2019efficacia delle terapie, e quindi un concetto come U=U, sono strumenti potenti anche contro lo stigma che purtroppo ancora oggi circonda chi vive con Hiv &#8211; sottolinea Davide Moschese, dirigente medico presso il dipartimento di Malattie infettive Ospedale Luigi Sacco di Milano &#8211; \u00c8 innegabile, infatti, che lo stigma sia legato anche al timore di trasmissione del virus. Lo stigma non solo non va sottovalutato, ma \u00e8 fondamentale combatterlo tramite la divulgazione corretta delle conoscenze scientifiche, per aumentare la consapevolezza sui propri comportamenti, favorire l\u2019aderenza alle terapie e abbassando cos\u00ec il muro dell\u2019isolamento sociale\u201d.\u00a0Informazione, possibilit\u00e0 di eseguire il test, di accedere alla Prep supporto psicologico e possibilit\u00e0 di confronto fra pari. \u00c8 quanto si pu\u00f2 trovare nei checkpoint, luoghi gestiti dalla comunit\u00e0 per la comunit\u00e0, che svolgono un ruolo fondamentale sul territorio, raggiungendo anche chi ha difficolt\u00e0 a rivolgersi al servizio sanitario. Una realt\u00e0 poco conosciuta \u2013 secondo l\u2019indagine AstraRicerche solo il 43,5% ne ha \u2018sentito parlare\u2019, mentre il 56,5% non ne conosce l\u2019esistenza \u2013 e scarsamente riconosciuta dalle Istituzioni nonostante il servizio offerto a persone che non si sarebbero altrimenti rivolte alla sanit\u00e0 pubblica. \u00a0\u201cIl checkpoint &#8211; chiarisce Daniele Calzavara, Coordinatore Milano Check Point Ets &#8211; \u00e8 un luogo aperto, inclusivo, sicuro, privo di discriminazioni, fatto dalla comunit\u00e0 per la comunit\u00e0. L\u2019aspetto comunitario \u00e8 ci\u00f2 che lo differenzia dagli altri servizi per la salute sessuale pubblici e istituzionali, che hanno un approccio verticale, dal medico verso l\u2019utente. Al contrario, nel checkpoint gli interventi e le relazioni sono orizzontali, fra persone alla pari, l\u2019operatore e l\u2019utente parlano e interagiscono sullo stesso livello\u201d. Aggiunge Filippo Leserri, Presidente Plus Roma: \u201cIl checkpoint \u00e8 un avamposto della prevenzione, una postazione privilegiata per poter arrivare alle persone in maniera efficace. Il lavoro di ascolto e di informazione che qui viene fatto ribalta la prospettiva della prevenzione: il nostro obiettivo non \u00e8 solo quello di combattere le infezioni, ma anche di consentire alle persone di vivere la loro sessualit\u00e0 in maniera libera e consapevole, e cos\u00ec ridurre la diffusione del virus. Il nostro assunto \u00e8 che il sesso, come ogni piacere, potrebbe comportare dei rischi, che tuttavia possono essere limitati scegliendo, tra tutti gli strumenti che oggi abbiamo a disposizione, quello che risponde meglio ai propri bisogni\u201d. \u00a0Secondo il presidente Plus &#8211; Rete persone Lgbt+ Sieropositive Aps, Sandro Mattioli: \u201cDa tempo sosteniamo la necessit\u00e0 di una legge regionale che chiarisca cos&#039;\u00e8 un checkpoint, ne definisca il perimetro di azione nella logica della sussidiariet\u00e0 orizzontale con le istituzioni pubbliche e, considerando che l\u2019attivit\u00e0 primaria \u00e8 di tipo sociale, precisi le regole per la parte di attivit\u00e0 sanitaria. Purtroppo, come sappiamo bene, l\u2019Hiv \u00e8 oggi un tema di scarso interesse politico\u201d .\u00a0C\u2019\u00e8 quindi scarsa conoscenza dell\u2019Hiv e poca consapevolezza delle difficolt\u00e0 che le persone che convivono con il virus devono affrontare ogni giorno, sia dal punto di vista dello stato di salute sia da quello della vita sociale. La diagnosi tempestiva e l\u2019aderenza alle terapie consentono alle persone con Hiv di avere una aspettativa e una qualit\u00e0 di vita simile a quella di chi non ha il virus: un risultato impensabile solo qualche decennio fa, che oggi apre per\u00f2 nuove questioni in termini di qualit\u00e0 di vita. \u201cQuello della qualit\u00e0 di vita \u00e8 un concetto multidimensionale che necessita di un approccio personalizzato e paziente-centrico &#8211; osserva Anna Maria Cattelan, direttore Uoc Malattie infettive Azienda ospedaliera universitaria di Padova &#8211; Solo attraverso il dialogo tra persona con Hiv e medico \u2013 purtroppo ancora non ottimale \u2013 si possono esplorare aspetti come l\u2019affettivit\u00e0, le problematiche psicologiche-sociali o la salute sessuale che sono parte integrante della qualit\u00e0 di vita. Serve dunque un approccio integrato e multidisciplinare che preveda la presenza anche di altre figure come l\u2019infermiere, lo psicologo e l\u2019assistente sociale, per trattare il tema sotto ogni aspetto\u201d.\u00a0A tale proposito, \u201cda sempre il nostro impegno \u00e8 stato quello di costruire un futuro libero dall\u2019Hiv \u2013 conclude Frederico Da Silva, General Manager e Vice President di Gilead Sciences Italia &#8211; Oggi per\u00f2 questa epidemia appare dimenticata, uscita dal dibattito pubblico. Ecco perch\u00e9 riteniamo che sia cruciale continuare ad impegnarci per garantire innovazione terapeutica nella prevenzione, trattamento e cura dell\u2019Hiv e fondamentale collaborare con la comunit\u00e0 scientifica, le associazioni e le istituzioni, per far s\u00ec che si torni a parlarne. Ma non basta, dobbiamo farlo con linguaggio rinnovato e diverso per contribuire a raggiungere quanto prima l\u2019obiettivo Unaids di porre fine a questa infezione, per tutti e in tutto il mondo\u201d.\u00a0&#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Sul tema dell\u2019Hiv, gli italiani si sentono informati, ma non troppo: il 57,3% afferma di esserlo molto o abbastanza, ma solo il 10,6% afferma di saperne \u2018molto\u2019. E si vede. 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