{"id":13586,"date":"2024-12-07T06:57:10","date_gmt":"2024-12-07T06:57:10","guid":{"rendered":"https:\/\/laser.it\/?p=13586"},"modified":"2024-12-07T06:57:10","modified_gmt":"2024-12-07T06:57:10","slug":"prima-della-scala-2024-riccardo-chailly-dirige-la-forza-del-destino-di-verdi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laser.it\/?p=13586","title":{"rendered":"Prima della Scala 2024, Riccardo Chailly dirige &#8216;La forza del destino&#8217; di Verdi"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &#039;La forza del destino&#039; di Giuseppe Verdi inaugura oggi, sabato 7 dicembre, la Stagione 2024\/2025 del Teatro alla Scala. La Prima \u00e8 diretta dal direttore musicale Riccardo Chailly e interpretata da Anna Netrebko (Donna Leonora; la parte sar\u00e0 sostenuta il 28 dicembre e il 2 gennaio da Elena Stikhina), Brian Jagde (Don Alvaro; Luciano Ganci canter\u00e0 il 22 e 28 dicembre e il 2 gennaio), Ludovic T\u00e9zier (Don Carlo di Vargas; e Amartuvshin Enkhbat il 2 gennaio), Vasilisa Berzhanskaya (Preziosilla), Alexander Vinogradov (Padre Guardiano; e Simon Lim il 28 dicembre e 2 gennaio), Marco Filippo Romano (Fra Melitone), Fabrizio Beggi (il Marchese di Calatrava), Carlo Bosi (Mastro Trabuco). Marcela Rahal \u00e8 Curra, Huanhong Li \u00e8 un Alcalde e Xhieldo Hyseni un Chirurgo. La regia \u00e8 firmata da Leo Muscato, con scene di Federica Parolini, costumi di Silvia Aymonino e luci di Alessandro Verazzi. \u00a0La Serata inaugurale \u00e8 dedicata a Renata Tebaldi (Pesaro, 1 febbraio 1922 &#8211; San Marino 19 dicembre 2004) nel ventennale della scomparsa. L&#039;artista fu splendida interprete della parte di Leonora alla Scala nel 1955 sotto la direzione di Antonino Votto. L&#039;opera sar\u00e0 eseguita integralmente nella versione del 1869 ripensata da Verdi per la Scala, secondo l&#039;edizione critica curata per Ricordi da Philip Gossett e William Holmes nel 2005. La Prima sar\u00e0  seguita da 7 repliche il 10, 13, 16, 19, 22, 28 dicembre e 2 gennaio. Restano alcuni posti solo sulla rappresentazione del 2 gennaio. \u00a0 Come ogni anno, lo spettacolo sar\u00e0 ripreso dalle telecamere di Rai Cultura e trasmesso in diretta televisiva su Rai 1 e radiofonica su Radio3 alle ore 18.\u00a0La prima versione della &quot;Forza del destino&quot; va in scena a San Pietroburgo il 10 novembre 1862, dopo una gestazione gi\u00e0 complicata. La prima \u00e8 programmata per il 1861, ma di fronte all&#039;indisposizione della protagonista, Emilia La Grua, Verdi torna a Sant&#039;Agata e rivede profondamente la partitura: gli interventi continueranno fino all&#039;ultimo, persino durante le prove. Per il palcoscenico del Teatro Imperiale il compositore ha immaginato un lavoro dalla drammaturgia nuova e distante dai precedenti: un vasto affresco volontariamente ignaro di unit\u00e0 aristoteliche di tempo, luogo e azione in cui i personaggi agiscono su uno sfondo variopinto che mescola nobili e popolani, sacerdoti e militari, momenti mistici e trivialit\u00e0 da locanda o da accampamento. \u00a0Qualche anno prima Verdi aveva scritto: &quot;Quando verr\u00e0 il poeta che dar\u00e0 all\u2019Italia un melodramma vasto, potente, libero d&#039;ogni convenzione, vario che unisca tutti gli elementi e soprattutto nuovo!!&quot;. La fonte principale per il librettista Francesco Maria Piave \u00e8 il dramma &quot;Don \u00c1lvaro o la Fuerza del sino&quot; di \u00c1ngel de Saavedra, ma il carattere composito dell&#039;opera \u00e8 gi\u00e0 insito nella pluralit\u00e0 delle fonti letterarie: nell&#039;Atto terzo trova posto una scena del &quot;Wallensteins Lager&quot; di Friedrich Schiller, che Verdi aveva gi\u00e0 in mente nel 1849 per il progetto mai realizzato dell&#039;&quot;Assedio di Firenze&quot;, con &quot;soldati, vivandiere, zingari, astrologhi, persino un frate che predica alla maniera pi\u00f9 comica e deliziosa del mondo&quot;. \u00a0L&#039;estetica di Verdi qui attinge alla fantasia dell&#039;Ariosto contro il Tasso, alla libert\u00e0 di Shakespeare, Schiller e Hugo contro le imposizioni del classicismo. Come gi\u00e0 in &quot;Macbeth&quot; e &quot;Rigoletto&quot; (a partire &#8211; lo ricordiamo bene grazie al 7 dicembre 2015 &#8211; da Giovanna d\u2019Arco). Ma ora i personaggi si moltiplicano, gli spazi si allargano e aumenta il contrasto tra il sublime e il triviale. Dalla fusione dei generi si passa all&#039;esaltazione del loro contrasto. In mezzo ci sono Meyerbeer e il Grand-Op\u00e9ra ma anche l\u2019Op\u00e9ra comique. Ne \u00e8 testimone il famigerato &quot;rataplan&quot; i cui precedenti pi\u00f9 illustri si trovano nella &quot;Fille du r\u00e9giment&quot; e negli &quot;Huguenots&quot;. Pagina spesso esecrata, ma Verdi scrisse di Preziosilla e Melitone: &quot;Quelle parti sono importantissime, e sotto un certo rapporto le prime dell\u2019opera&quot;. \u00a0<br \/>\n&quot;La forza del destino&quot; \u00e8 la prima opera che Verdi scrive dopo l&#039;Unit\u00e0 d\u2019Italia, ed \u00e8 a tutti gli effetti un lavoro post-risorgimentale: il popolo che canta con una sola voce nei grandi cori di &quot;Nabucco&quot; o &quot;Macbeth&quot; ha perso la sua coesione e si presenta come una plebe cinica, affamata e dispersa. Proprio questo realismo impietoso e questo contrasto tra episodi giustapposti costituiranno, come spiega Julian Budden, la principale influenza di Verdi sullo sviluppo dell&#039;opera in Russia, con il superamento dell&#039;eredit\u00e0 di Glinka e la difficile affermazione di Musorgskij e del suo &quot;Boris Godunov&quot; nel 1874. L\u2019operazione compiuta da Verdi con la Forza e ripresa da Musorgskij \u00e8 soprattutto la fusione tra il linguaggio del melodramma e la forma principe della letteratura ottocentesca: il romanzo. \u00a0Dopo San Pietroburgo i ripensamenti continuano, a partire dalla prima ripresa a Madrid nel 1863. Nel 1869 la nuova versione approntata per la Scala introduce, oltre alla fiammeggiante Sinfonia, un finale completamente nuovo. A San Pietroburgo e Madrid il gi\u00e0 impressionante catalogo di morti e maledizioni si concludeva, dopo il duello in scena, con il suicidio di Alvaro, furente e disperato, in un\u2019atmosfera apertamente nichilista. Gi\u00e0 nel 1863, per\u00f2, Verdi aveva scritto: &quot;Non bisogna arrischiare La forza del destino com\u2019\u00e8, ma il difficile sta nel trovare questo benedetto scioglimento&quot;. Il libretto rivisto con il nuovo poeta Antonio Ghislanzoni rivela un\u2019altra influenza letteraria, quella di Alessandro Manzoni. Negli stessi mesi Ghislanzoni stava traendo dai Promessi sposi il libretto dell\u2019opera dallo stesso titolo di Errico Petrella, che sarebbe andata in scena a Lecco nel 1869. Nel nuovo finale il romanticismo nero della chiusa accesa e disperata di San Pietroburgo si distende, il duello e la morte di Carlo si spostano fuori scena, la rassegnazione si sostituisce alla bestemmia. Il sublime terzetto in cui Padre Guardiano chiama Alvaro e Leonora morente alla rinuncia e alla preghiera conclude la lunga peripezia nella pace della fede &#8211; e della morte. \u00a0Pochi mesi prima della prima, il 30 giugno 1868, Verdi aveva incontrato, per la prima e unica volta, il Manzoni nella sua casa di via Morone a Milano. \u00a0<br \/>\n&quot;La forza del destino&quot; \u00e8 il nono titolo verdiano di Riccardo Chailly alla Scala e la sua undicesima inaugurazione di stagione. Dopo le giovanili &quot;Giovanna d&#039;Arco&quot; nel 2015, &quot;Attila&quot; nel 2018 e &quot;Macbeth&quot; nel 2021, l&#039;anno scorso il Maestro aveva scelto per il 7 dicembre un grande titolo spesso proposto in apertura di stagione: &quot;Don Carlo&quot;. Al contrario &quot;La forza del destino&quot; \u00e8 un capolavoro relativamente poco presente in cartellone: se le ultime esecuzioni risalgono al 1999 con Riccardo Muti (versione scaligera del 1869) e al 2001 con Valery Gergiev e i complessi del Mariinskij (versione di San Pietroburgo del 1862), l\u2019unico allestimento in apertura di stagione \u00e8 addirittura del 1965, con Gavazzeni sul podio e la regia di Margherita Wallmann. La Forza, prosecuzione di un percorso verdiano, si lega anche al recente Boris Godunov, un\u2019opera fortemente influenzata proprio dal capolavoro pietroburghese di Verdi. \u00a0Torna a inaugurare la Stagione con Verdi Anna Netrebko, dopo il trionfo dell\u2019anno scorso in &quot;Don Carlo&quot; e del 2016 con &quot;Giovanna d&#039;Arco&quot;. L\u2019artista, di casa alla Scala, \u00e8 impegnata anche venerd\u00ec 29 novembre nel concerto straordinario diretto da Riccardo Chailly nel centenario della scomparsa di Giacomo Puccini. Debutta al 7 dicembre Brian Jagde, reduce da diverse produzioni di quest&#039;opera nei principali teatri del mondo (da Parigi a Londra, al Metropolitan e nelle scorse settimane a Barcellona), che alla Scala \u00e8 gi\u00e0 stato Turiddu in Cavalleria rusticana e Calaf in Turandot, con grande successo. \u00a0Approda all&#039;Inaugurazione in scena anche Ludovic T\u00e9zier, uno dei grandi baritoni di oggi, che aveva partecipato al 7 dicembre televisivo &quot;\u2026a riveder le stelle&quot; durante il lockdown oltre a cantare in &quot;Onegin&quot; (2006), &quot;Lucia&quot; (2006) e &quot;Un ballo in maschera&quot; (2022). Alexander Vinogradov \u00e8 stato recentemente ascoltato nel &quot;Requiem&quot; di Verdi diretto in San Marco da Riccardo Chailly nel centocinquantenario dalla prima esecuzione. \u00a0<br \/>\nIl mezzosoprano Vasilisa Berzhanskaya, emersa negli ultimi anni come interprete rossiniana, torner\u00e0 alla Scala nel Concerto di Natale con la Petite messe solennelle di Rossini diretta da Daniele Gatti il 21 dicembre, e nel prossimo giugno come Adalgisa in &quot;Norma&quot; diretta da Fabio Luisi. Marco Filippo Romano \u00e8 uno dei pi\u00f9 affermati giovani bassi italiani: alla Scala ha cantato nell&#039;&quot;Italiana in Algeri&quot; diretta da Ottavio Dantone, nel &quot;Barbiere&quot; diretto da Chailly (e nella ripresa con Evelino Pid\u00f2) e nelle Zite &#039;ngalera di Vinci dirette da Andrea Marcon. Fondamentali in un\u2019opera come La forza sono le parti apparentemente minori come il Marchese di Calatrava, qui Fabrizio Beggi che ricordiamo splendido Monterone nel Rigoletto diretto da Michele Gamba, Mastro Trabuco che \u00e8 lo splendido Carlo Bosi e Curra, l\u2019Alcalde e il Chirurgo interpretati da Marcela Rahal, Huanhong Li e Xhieldo Hyseni. \u00a0Personaggio essenziale di questo grande affresco \u00e8 infine il Coro, diretto da Alberto Malazzi. \u00a0&quot;&#039;La forza del destino&#039;\u00a0&#8211; scrive Leo Muscato nelle note di regia per il programma di sala &#8211; non si limita ai drammi personali. Qui la prospettiva \u00e8 molto pi\u00f9 ampia e la tragedia dei protagonisti \u00e8 immersa in un mondo in continuo movimento, popolato da soldati, pellegrini e viaggiatori. Un universo vivo e pulsante, che ha come sfondo una guerra che travolge tutti quanti. Nel primo atto \u00e8 ancora una minaccia lontana, evocata dalle parole di Leonora &#039;Con te sfidar impavida \/ di rio destin la guerra&#039;. Quando ci \u00e8 stata commissionata questa produzione, l\u2019attenzione mediatica era concentrata su una guerra che dominava quotidianamente le notizie. Nel frattempo, i conflitti sono diventati due &#8211; senza contare le guerre dimenticate che faticano a trovare spazio nei media. E ogni giorno cresce la percezione che i loro confini possano espandersi rapidamente, accendendo ulteriori focolai di instabilit\u00e0. In un momento storico cos\u00ec delicato, il rischio di scivolare nella banalizzazione \u00e8 tangibile e insidioso. Per questo, ancora una volta, abbiamo cercato di percorrere una strada che rifiutasse le semplificazioni. Abbiamo lavorato per approfondire la complessit\u00e0 del testo, con l\u2019obiettivo di tradurre i suoi significati in modo che risultassero comprensibili, attuali e capaci di suscitare una profonda emozione negli spettatori a cui oggi ci rivolgiamo&quot;.\u00a0&quot;Abbiamo scelto di raccontare questa storia attraversando epoche diverse, esplorandola da prospettive spaziali e temporali sempre nuove. Il racconto prende avvio nel Settecento e si spinge fino ai giorni nostri, senza vincolarsi rigidamente a una precisa aderenza storica &#8211; spiega Leo Muscato &#8211; Cos\u00ec, se all\u2019inizio ci troviamo in un\u2019epoca in cui una giovane donna, per inseguire il suo amore, deve sfuggire al controllo paterno travestendosi da uomo, nell\u2019ultimo atto assistiamo alla tragica follia di un ufficiale decorato, consumato dalla sete di vendetta, che attraversa chilometri di terre devastate dai bombardamenti per uccidere il suo nemico, ormai divenuto un prete che cerca di espiare le sue colpe scavando tra le macerie a mani nude. Fin dal principio, il nostro immaginario si \u00e8 concentrato sull\u2019idea di un movimento rotatorio, una ruota del destino in continuo movimento con i personaggi che si muovono in direzione opposta, avanzando con ostinazione attraverso scenari che cambiano continuamente. Con il trascorrere del tempo, dei secoli, questi paesaggi si fanno via via pi\u00f9 cupi, pi\u00f9 devastati, e sempre pi\u00f9 realistici&quot;.\u00a0&quot;Anche i costumi seguono questa evoluzione: all\u2019inizio, nel Settecento, appaiono come sagome stilizzate, evocazioni simboliche di un\u2019epoca lontana. Man mano che la narrazione si avvicina ai nostri giorni, acquistano una concretezza sempre maggiore, fino a diventare profondamente realistici, specchio fedele del mondo che raccontiamo&quot;, conclude Leo Muscato.\u00a0&quot;La forza del destino&quot; segna la riconciliazione tra Giuseppe Verdi e la Scala dopo la frattura intervenuta con Bartolomeo Merelli in occasione della prima assoluta della Giovanna d&#039;Arco nel 1845. Verdi non avrebbe pi\u00f9 scritto un\u2019opera nuova per il Teatro milanese fino a Otello nel 1887, ma opera modifiche sostanziali alla partitura della Forza presentata a San Pietroburgo nel 1862 in occasione della prima al Piermarini, che avviene il 27 febbraio 1869 con Eugenio Terziani sul podio, Teresa Stolz protagonista e lo stesso Verdi a sovrintendere all\u2019allestimento. Nell\u2019800 l\u2019opera sarebbe stata ripresa solo nel 1871 e 1877, con la direzione di Franco Faccio. \u00c8 Arturo Toscanini a riprendere il titolo nel nuovo secolo con una rappresentazione nel 1908, e quindi nel 1928 con una nuova produzione firmata da Giovacchino Forzano. Le scene, di Edoardo Marchioro, fanno da sfondo anche alle produzioni dirette da Giuseppe Del Campo (1929, 1930), Gabriele Santini (1934), Gino Marinuzzi (1940), Victor de Sabata e Nino Sanzogno (1943).\u00a0Nel Dopoguerra il primo direttore a riportare alla Scala La forza del destino \u00e8 Victor de Sabata nel 1949, di nuovo alternandosi con Nino Sanzogno. La regia \u00e8 di Carlo Piccinato e le scene di Nicola Benois, che firmer\u00e0 i bozzetti di tutti gli allestimenti fino al 1965. Particolare affezione per questo titolo dimostra Antonino Votto, che la dirige nel 1955 con Renata Tebaldi come Leonora e Giuseppe Di Stefano come Don Alvaro, e poi ancora nel 1957 e 1961. Nel 1965 Gianandrea Gavazzeni sceglie La forza per aprire la Stagione, la regia \u00e8 di Margherita Wallmann e le scene ancora di Nicola Benois. Il cast del 7 dicembre vede Ilva Ligabue, Carlo Bergonzi, Piero Cappuccilli (sostituito dal secondo atto da Carlo Meliciani), Nicolai Ghiaurov e Giulietta Simionato per l\u2019ultima volta Preziosilla alla Scala dopo quattro produzioni. In locandina \u00e8 presente tra i danzatori solisti anche Luciana Savignano, da poco entrata a far parte del Corpo di Ballo della Scala.\u00a0Dopo aver inaugurato la Stagione 1965\/66, La forza del destino torna alla Scala nel 1978, diretta da Giuseppe Patan\u00e8 per la regia di Lamberto Puggelli. Le scene di questo allestimento leggendario sono firmate da Renato Guttuso, che aveva gi\u00e0 collaborato alla creazione di altri tre spettacoli alla Scala. Storico il cast, con Montserrat Caball\u00e9, Jos\u00e9 Carreras, Piero Cappuccilli e Nicolai Ghiaurov. Bisogna aspettare 21 anni perch\u00e9 il titolo venga rimesso in cartellone, e a riprenderlo ci pensa Riccardo Muti con la regia di Hugo de Ana, che firma anche scene e costumi. Tra i protagonisti Georgina Luk\u00e1cs, Jos\u00e9 Cura, Leo Nucci e Luciana D\u2019Intino ma anche Alfonso Antoniozzi come Melitone. Questo stesso allestimento verr\u00e0 portato in tourn\u00e9e in Giappone l\u2019anno seguente sempre con Muti sul podio: saranno le ultime esecuzioni della versione scaligera del 1869 con i complessi del Teatro. La Forza torna per\u00f2 alla Scala anche nel 2001, quando i complessi del Mariinskij diretti da Valery Gergiev eseguono la versione di San Pietroburgo del 1862\u00a0nell\u2019ambito della rassegna Grandi Teatri per Verdi.\u00a0&#8212;spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &#039;La forza del destino&#039; di Giuseppe Verdi inaugura oggi, sabato 7 dicembre, la Stagione 2024\/2025 del Teatro alla Scala. 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