{"id":16917,"date":"2024-12-20T18:09:34","date_gmt":"2024-12-20T18:09:34","guid":{"rendered":"https:\/\/laser.it\/?p=16917"},"modified":"2024-12-20T18:09:34","modified_gmt":"2024-12-20T18:09:34","slug":"da-virus-ad-alleato-contro-il-cancro-la-scoperta-delluniversita-di-bologna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laser.it\/?p=16917","title":{"rendered":"Da virus ad alleato contro il cancro, la scoperta dell&#8217;Universit\u00e0 di Bologna"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211;<br \/>\nUn virus per combattere il cancro. Anche i virus possono diventare nostri alleati. In particolare, quelli che infettano i batteri possono, per esempio essere modificati geneticamente affinch\u00e9 diventino di fatto nanobioparticelle mirate, in grado di eliminare specifiche cellule e tessuti tumorali.\u00a0\u00a0Un gruppo di ricerca dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna ha utilizzato a tale scopo alcuni batteriofagi da modificare in nuove nanoparticelle. Lo studio \u00e8 stato realizzato nell\u2019ambito del progetto NanoPhage, sostenuto da Fondazione Airc per la ricerca sul cancro. I risultati pubblicati sulla rivista Small hanno mostrato che questa strategia potrebbe diventare un importante strumento in molti campi diagnostici e terapeutici, incluso l\u2019ambito oncologico.\u00a0&quot;Abbiamo messo a punto e testato un metodo che sfrutta le propriet\u00e0 di specifici virus innocui per gli esseri umani. Opportunamente modificati in laboratorio, tali virus potrebbero permettere di superare alcune limitazioni dell&#039;utilizzo di nanoparticelle in medicina&quot;, spiega Matteo Calvaresi, professore al Dipartimento di Chimica &#039;Giacomo Ciamician&#039; dell&#039;Universit\u00e0 di Bologna e ricercatore all&#039;Irccs Policlinico di Sant&#039;Orsola, che ha coordinato lo studio.\u00a0\u00a0&quot;Quando viene esposta alla luce, la nanobioparticella che abbiamo realizzato \u00e8 capace di eliminare rapidamente le cellule e i tessuti tumorali con grande selettivit\u00e0, risparmiando le cellule sane&quot;.\u00a0Si parla da tempo di nanomedicina, ovvero dell&#039;applicazione in ambiente clinico delle nanotecnologie. \u00c8 un campo estremamente promettente. Tra i vantaggi dell&#039;uso di particelle di piccolissime dimensioni ci potrebbe essere la possibilit\u00e0 di amplificare e concentrare in maniera considerevole l\u2019effetto terapeutico di una singola molecola, per esempio di un farmaco, riducendo drasticamente il quantitativo necessario per la terapia e di conseguenza i possibili effetti collaterali. C&#039;\u00e8 per\u00f2 un grosso problema che ha impedito finora di raggiungere questo traguardo: i limiti delle attuali capacit\u00e0 di sintesi delle nanostrutture, che al momento non consentono di fabbricare nanoparticelle omogenee.\u00a0&quot;Nel mondo macroscopico, per garantirci omogeneit\u00e0, in qualsiasi processo di produzione, dai biscotti alle palline da tennis, utilizziamo degli stampi&quot;, spiega Calvaresi. &quot;Nel caso delle nanoparticelle questo approccio non \u00e8 percorribile, poich\u00e9 parliamo di oggetti con dimensioni dell\u2019ordine dei miliardesimi di metro e non esistono stampini cos\u00ec piccoli&quot;.\u00a0Per questo, quando gli scienziati provano a sintetizzare delle nanoparticelle, anche utilizzando le metodologie pi\u00f9 accurate, producono miliardi di questi oggetti piccolissimi, ma con dimensioni e forme leggermente diverse tra loro. Questo non significa per\u00f2 che sia impossibile costruire particelle nanometriche in maniera totalmente riproducibile, dato che ci\u00f2 avviene comunemente in natura. Un esempio sono i virus: oggetti nanometrici per i quali l\u2019assemblaggio, la forma e le dimensioni sono strettamente determinati a livello genetico. Proprio da questa osservazione \u00e8 nata l\u2019idea degli scienziati: realizzare un sistema di sintesi di nanoparticelle con potenzialit\u00e0 terapeutiche, utilizzando un virus come elemento iniziale.\u00a0\u00a0&quot;Siamo partiti da un particolare virus, il batteriofago M13, che infetta i batteri ed \u00e8 innocuo per le piante, gli animali e gli esseri umani. Lo abbiamo utilizzato come stampo per la sintesi delle nanoparticelle\u201d, dice Calvaresi. &quot;A tale scopo abbiamo \u2018decorato\u2019 l&#039;involucro virale, in gergo il capside, con delle molecole foto-attive, capaci di generare specie tossiche al contatto con la luce&quot;. In questo modo i ricercatori sono riusciti a trasformare i virus in nanobioparticelle, assolutamente identiche tra loro, che possono essere utilizzate in medicina, ad esempio per eliminare in modo mirato cellule e tessuti tumorali. Le nanobioparticelle sono state quindi valutate sperimentalmente, con ottimi risultati sia con cellule in coltura sia con animali di laboratorio.\u00a0&quot;La nuova nanobiostruttura \u00e8 in grado di colpire selettivamente le cellule tumorali e penetrare nelle complesse architetture tridimensionali del tumore, superando cos\u00ec uno dei maggiori limiti delle attuali terapie anticancro&quot;, conferma Calvaresi. &quot;Ci\u00f2 pu\u00f2 avvenire grazie alla specifica forma a spaghetto del batteriofago e all\u2019ingegnerizzazione genetica della sua estremit\u00e0 con alcune \u2018chiavi\u2019 molecolari in grado di riconoscere \u2018serrature\u2019 presenti solo su cellule tumorali&quot;. Ora serviranno ulteriori studi per valutare se i risultati ottenuti in laboratorio potranno essere studiati e sperimentati anche nei pazienti. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Small in un articolo dal titolo &quot;Phage-Templated Synthesis of Targeted Photoactive 1D-Thiophene Nanoparticles&quot;.\u00a0\u00a0Lo studio \u00e8 stato coordinato da Matteo Calvaresi, professore al Dipartimento di Chimica &#039;Giacomo Ciamician&#039; dell&#039;Universit\u00e0 di Bologna e ricercatore all&#039;Irccs Policlinico di Sant&#039;Orsola. Hanno collaborato al progetto i gruppi di ricerca del professor Alberto Danielli (Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie dell&#039;Universit\u00e0 di Bologna), della dottoressa Francesca di Maria (ISOF-CNR, Bologna) e della dottoressa Claudia Tortiglione (ISASI-CNR, Pozzuoli). La ricerca \u00e8 stata resa possibile grazie al progetto NanoPhage, sostenuto da Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, in corso presso il NanoBio Interface Lab dell&#039;Universit\u00e0 di Bologna.\u00a0&#8212;universita\/ricerca-e-scienzawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Un virus per combattere il cancro. Anche i virus possono diventare nostri alleati. 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