{"id":17640,"date":"2026-06-20T11:03:07","date_gmt":"2026-06-20T11:03:07","guid":{"rendered":"https:\/\/laser.it\/?p=17640"},"modified":"2026-06-20T11:03:07","modified_gmt":"2026-06-20T11:03:07","slug":"tasse-i-dati-cgia-la-pressione-fiscale-cala-in-italia-ma-nel-2027-salira","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laser.it\/?p=17640","title":{"rendered":"Tasse, i dati Cgia: la pressione fiscale cala in Italia ma nel 2027 salir\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211;<br \/>\nQuest&#039;anno la pressione fiscale in Italia dovrebbe attestarsi al 42,9 per cento, in lieve diminuzione rispetto al 43,1 registrato nel 2025. E&#039; il quadro delineato dai dati riportati dalla Cgia &#8211; Associazione Artigiani e Piccole Imprese &#8211; di Mestre. Nonostante questa leggera diminuzione, il nostro Paese continua ad avere uno dei livelli di tassazione pi\u00f9 elevati d&#039;Europa e, secondo le previsioni attuali, nel 2027 il dato dovrebbe tornare a salire fino al 43,2 per cento.\u00a0Nel 2022, anno che precede l\u2019avvento del Governo guidato da Giorgia Meloni, la pressione fiscale era pari al 41,7 per cento, cio\u00e8 1,2 punti in meno rispetto a quella prevista per quest&#039;anno. Ma per le famiglie e le micro imprese il peso fiscale si \u00e8 ridotto di oltre 33 miliardi, grazie alle misure introdotte in questi ultimi quattro anni. Un contributo importante lo hanno dato i nuovi occupati (per mezzo del versamento dell\u2019Irpef e dei contributi previdenziali) che in questi ultimi quattro anni sono aumentati complessivamente di 1,2 milioni di unit\u00e0.\u00a0\u00a0Dall\u2019analisi Cgia delle misure approvate dal governo Meloni, il maggiore contributo alla crescita del gettito \u00e8 ascrivibile ad alcuni grandi soggetti economici, in particolare banche, compagnie assicurative e grandi imprese, che hanno visto crescere il loro carico tributario. Tra il 2022 e il 2026 il gettito \u00e8 cresciuto grazie all\u2019espansione dell\u2019occupazione e ai numerosi rinnovi contrattuali sottoscritti dalle parti sociali che hanno determinato un aumento delle retribuzioni e, di conseguenza, delle entrate tributarie e contributive. Sul piano statistico, l\u2019inasprimento del carico fiscale \u00e8 stato alimentato anche da alcune scelte normative, come la sospensione della deducibilit\u00e0 di specifiche voci di costo (dalle svalutazioni dei crediti alle quote di avviamento) e l\u2019abrogazione dell\u2019Ace (Aiuto alla crescita economica), uno sconto fiscale che garantiva circa 4 miliardi di euro all\u2019anno.\u00a0Nel complesso, si \u00e8 trattato di interventi che hanno gravato esclusivamente sulle societ\u00e0 di capitali (Srl e Spa), che complessivamente sono circa 1,5 milioni di imprese, pari al 35% del totale nazionale. &quot;Segnaliamo, inoltre, che a partire da quest\u2019anno banche e assicurazioni, tra la revisione della disciplina sugli extraprofitti e l\u2019inasprimento dell\u2019Irap, verseranno all\u2019erario complessivamente 5,6 miliardi di euro in pi\u00f9&quot;, si legge nella nota.\u00a0\u00a0A completare il quadro delle maggiori entrate c\u2019\u00e8 stato, paradossalmente, anche il taglio del cuneo fiscale sul reddito da lavoro dipendente che non \u00e8 avvenuto solo per mezzo della riduzione dell\u2019Irpef (con l\u2019accorpamento dei primi due scaglioni Irpef e dall\u2019introduzione di un\u2019ulteriore detrazione per i redditi da 20mila a 40mila euro), ma anche con l\u2019erogazione di un \u201cbonus\u201d a favore dei lavoratori dipendenti con un reddito sino a 20mila euro. Pertanto, a fronte di un taglio complessivo di quasi 18 miliardi di euro, quasi 4,5 miliardi vengono imputati contabilmente come un incremento della spesa pubblica (&quot;bonus&quot;). Di conseguenza, se per i lavoratori dipendenti con retribuzioni basse la busta paga \u00e8 diventata pi\u00f9 pesante, per il bilancio dello Stato una parte di questa contrazione delle tasse viene ora contabilizzata come una uscita e non pi\u00f9 come una riduzione di imposta.\u00a0\u00a0Le ultime quattro Leggi di bilancio varate dal governo Meloni hanno previsto diversi interventi che hanno alleggerito il peso fiscale su buona parte delle famiglie, degli autonomi e delle microimprese: dall\u2019innalzamento della soglia della flat tax per i lavoratori autonomi, al taglio del cuneo fiscale per mezzo dell\u2019accorpamento dei primi due scaglioni di reddito con la riduzione dell\u2019aliquota al 23 per cento e della riduzione al 33 per cento dell\u2019aliquota del secondo scaglione. Nel complesso, questi provvedimenti avrebbero ridotto il peso delle imposte sulle famiglie italiane di 45,7 miliardi di euro. Tuttavia, considerando le risorse gi\u00e0 stanziate dai governi precedenti e le misure di natura temporanea, il beneficio per i nuclei familiari si attesta a 33,3 miliardi. In estrema sintesi, si legge ancora nella nota, &quot;ricordiamo che con la Legge di bilancio 2023 i lavoratori dipendenti hanno potuto beneficiare per quell\u2019anno un esonero parziale sui contributi previdenziali di 4,3 miliardi di euro. Con la Legge di bilancio 2024, l\u2019accorpamento del primo scaglione Irpef (applicazione dell\u2019aliquota del 23 per cento sino a 28mila euro), l\u2019elevazione a 1.955 euro della detrazione da lavoro dipendente e le riduzioni delle detrazioni in caso di redditi oltre i 50mila euro hanno permesso uno sconto fiscale che complessivamente ammonta a quasi 4,3 miliardi l\u2019anno. Ma la misura pi\u00f9 significativa pari a 11 miliardi di euro presa sempre con la finanziaria del 2024 ha premiato i dipendenti, grazie ad un esonero parziale sui contributi previdenziali a loro carico&quot;.\u00a0Secondo Cgia &quot;con la Legge di bilancio 2025, il taglio pi\u00f9 importante introdotto in questi quattro anni di governo \u00e8 avvenuto con la riduzione strutturale delle aliquote Irpef da 4 a 3 per i dipendenti, pensionati e autonomi e da una serie di altre detrazioni sul reddito che hanno consentito uno sgravio fiscale di ben 17,1 miliardi. Infine, con la Legge di Bilancio 2026 la riduzione dell\u2019aliquota relativa al secondo scaglione dal 35 al 33 per cento ha consentito a tutti i contribuenti Irpef una riduzione della tassazione pari a 2,9 miliardi&quot;.\u00a0<br \/>\nLa giustizia fiscale, si legge ancora, &quot;non si realizza soltanto recuperando gettito, ma, anche, attraverso un uso attento e responsabile del denaro pubblico&quot;. Per questa ragione, &quot;accanto alla lotta all\u2019evasione che va perseguita ovunque essa si annidi, la Cgia ritiene altrettanto importante avviare una revisione del sistema delle spese fiscali. Secondo il ministero dell\u2019Economia e delle Finanze, nel 2025 le cosiddette tax expenditures statali hanno sfiorato i 119 miliardi di euro all\u2019anno. Se si aggiungono anche le agevolazioni fiscali concesse da Regioni ed enti locali, il valore complessivo dei benefici fiscali riconosciuti a famiglie e imprese dovrebbe avvicinarsi ai 150 miliardi di euro annui. Di fronte a una cifra di tale portata, \u00e8 legittimo chiedersi se non sia possibile intervenire almeno sul 10% di queste agevolazioni, ottenendo un risparmio vicino ai 15 miliardi di euro all\u2019anno&quot;.\u00a0<br \/>\n&#8212;economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Quest&#039;anno la pressione fiscale in Italia dovrebbe attestarsi al 42,9 per cento, in lieve diminuzione rispetto al 43,1 registrato nel 2025. 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