{"id":17652,"date":"2026-06-20T11:43:52","date_gmt":"2026-06-20T11:43:52","guid":{"rendered":"https:\/\/laser.it\/?p=17652"},"modified":"2026-06-20T11:43:52","modified_gmt":"2026-06-20T11:43:52","slug":"fii-ben-amor-creativita-e-pensiero-critico-non-vanno-consegnati-allintelligenza-artificiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laser.it\/?p=17652","title":{"rendered":"Fii, Ben Amor: &#8220;Creativit\u00e0 e pensiero critico non vanno consegnati all\u2019intelligenza artificiale&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; L\u2019intelligenza artificiale pu\u00f2 aiutare l\u2019educazione, ma alcune competenze devono restare patrimonio umano e non possono essere delegate alle macchine. Yanis Ben Amor, executive director del Center for Sustainable Development della Columbia University, lo spiega durante lo speciale Adnkronos da Fii Priority Europe a Roma, presentando il lavoro realizzato con Fii Institute sulle \u201cnon-negotiable skills\u201d.<br \/>\n\u00a0La domanda di partenza riguarda il rischio che insegnanti e professori finiscano per trasferire all\u2019AI alcune capacit\u00e0 che i bambini non impareranno pi\u00f9. Non sarebbe la prima volta nella storia. Ben Amor cita il calcolo mentale: un tempo era considerato una competenza indispensabile, poi l\u2019arrivo delle calcolatrici e degli smartphone lo ha reso molto meno praticato.\u00a0Con l\u2019intelligenza artificiale il rischio \u00e8 pi\u00f9 ampio. Per questo, negli ultimi due anni, un lavoro internazionale con oltre 40 universit\u00e0, molte anche del Global South, ha cercato di individuare le competenze che ogni bambino dovrebbe continuare ad apprendere \u201cda ora e per sempre\u201d. Tra queste ci sono creativit\u00e0 e pensiero critico, ma il rapporto ne individua pi\u00f9 di nove, accompagnandole con casi concreti per spiegare perch\u00e9 debbano essere protette.\u00a0Il ragionamento si allarga poi all\u2019impatto dell\u2019AI sul lavoro. Ben Amor ricorda che la partnership tra Columbia e Fii Institute osserva quattro ambiti: educazione, etica, sanit\u00e0 e macroeconomia. Sulla dimensione occupazionale, il lavoro \u00e8 guidato da Jeffrey Sachs, con due rapporti dedicati all\u2019impatto sui posti di lavoro.\u00a0Un primo effetto sembra gi\u00e0 visibile negli Stati Uniti, soprattutto tra i laureati alla ricerca di un primo impiego: le offerte sono diminuite. Ma attribuire tutto all\u2019AI sarebbe troppo semplice. Una spiegazione \u00e8 che la produttivit\u00e0 dei team gi\u00e0 presenti nelle aziende sia aumentata, riducendo la necessit\u00e0 di assumere nuove persone. Un\u2019altra riguarda il quadro economico generale, segnato da crisi successive e da un clima di incertezza che spinge le imprese a rallentare le assunzioni.\u00a0Secondo Ben Amor, molte aziende preferiscono spiegare tagli o mancate assunzioni con l\u2019AI perch\u00e9 appare una motivazione pi\u00f9 moderna e meno problematica da comunicare rispetto a una difficolt\u00e0 economica. Solo un periodo di normalizzazione permetter\u00e0 di capire quanto l\u2019impatto sia davvero legato alla tecnologia.\u00a0La storia delle innovazioni tecnologiche suggerisce comunque prudenza. Ogni grande evoluzione ha cancellato alcuni lavori, ma ne ha anche creati altri che prima non esistevano. Il \u201cprompt writer\u201d \u00e8 un esempio: dieci anni fa sarebbe stato un mestiere incomprensibile ai pi\u00f9. L\u2019AI, quindi, non porta solo rischi, ma anche opportunit\u00e0 oggi difficili da immaginare.\u00a0<br \/>\n&#8212;economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; L\u2019intelligenza artificiale pu\u00f2 aiutare l\u2019educazione, ma alcune competenze devono restare patrimonio umano e non possono essere delegate alle macchine. 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