{"id":18406,"date":"2026-06-23T14:30:24","date_gmt":"2026-06-23T14:30:24","guid":{"rendered":"https:\/\/laser.it\/?p=18406"},"modified":"2026-06-23T14:30:24","modified_gmt":"2026-06-23T14:30:24","slug":"regeni-il-pm-corpo-di-giulio-spezzato-dal-dolore-egitto-ha-protetto-gli-aguzzini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laser.it\/?p=18406","title":{"rendered":"Regeni, il pm: &#8220;Corpo di Giulio spezzato dal dolore, Egitto ha protetto gli aguzzini&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211;<br \/>\nQuello di Giulio Regeni \u00e8 &quot;un corpo spezzato dal dolore. Ed \u00e8 su tutto questo che il regime egiziano non ha voluto indagare. \u00c8 per tutto questo che il regime egiziano ha scelto di proteggere gli aguzzini. Non ha chiamato a rispondere i propri ufficiali delle nefandezze compiute. Ha scelto, consapevolmente, di coprirli\u201d. Cos\u00ec il procuratore aggiunto di Roma Sergio Colaiocco, nel corso della requisitoria del processo che vede imputati quattro 007 egiziani accusati del sequestro e dell\u2019omicidio<br \/>\ndel ricercatore friulano rapito, torturato e ucciso in Egitto dieci anni fa. \u00a0Colaiocco nell\u2019aula bunker di Rebibbia ha mostrato le immagini della Tac eseguita dai consulenti medico-legali della procura. \u201cGiulio ha sopportato tutto lucidamente. Senza sedazione. Senza narcotici. Senza alcun sollievo\u201d, ha spiegato Colaiocco &#8211; I medici legali egiziani avevano individuato una sola frattura, al braccio destro. La Tac eseguita in Italia ne rivel\u00f2 venti. Cinque ai denti. Quindici alle strutture ossee. Venti fratture. Non una. Venti. Ed \u00e8 da queste immagini che inizia il racconto, freddo e oggettivo, delle torture inflitte a Giulio Regeni\u201d.\u00a0\u201cOgni segmento anatomico racconta una diversa modalit\u00e0 di sevizia. Ogni distretto corporeo testimonia una fase diversa dell\u2019accanimento. Non si tratta di percosse. Si tratta di una metodica di annientamento. Quanto alla causa terminale della morte, l\u2019autopsia italiana accerta che Giulio non muore per la sommatoria delle lesioni, pur gravissime. Muore per un atto finale volontario. \u2018We Crashed Him\u2019\u201d, ha ricordato il procuratore aggiunto Colaiocco. &quot;Tutte le lesioni non sono state inferte nello stesso momento. Sono state prodotte in tempi diversi, nel corso dei sette giorni di sequestro, tra il 25 gennaio e il 1\u00b0 febbraio. Questo significa che Giulio \u00e8 stato torturato ripetutamente. Interrogato, picchiato, lasciato sopravvivere, nuovamente torturato. Per giorni\u201d.\u00a0\u201cOccorre trarre una conclusione netta sul pista inglese. Tutti gli elementi raccolti sulla cosiddetta pista inglese sono stati approfonditi, verificati, sviscerati in ogni possibile direzione. E deve dirsi oggi, con assoluta chiarezza, che da quel versante non \u00e8 emerso alcun elemento utile alla ricostruzione del sequestro, delle torture e dell\u2019omicidio&quot; di  Regeni, ha spiegato il pm in aula, aggiungendo che &quot;Giulio non era una spia&quot;.\u00a0\u201cMa vi \u00e8 di pi\u00f9. \u00c8 oggi doveroso affermare che ogni aspetto dell\u2019attivit\u00e0 svolta da Giulio Regeni nel Regno Unito \u00e8 stato chiarito in modo definitivo. Ci\u00f2 vale: per i rapporti scientifici tra Giulio e la professoressa Maha Abdelrahman prima della partenza per il Cairo; per le relazioni attribuite alla professoressa con la Fratellanza Musulmana o con apparati di intelligence britannici, relazioni rimaste sul piano della mera illazione; per l\u2019assenza assoluta di qualsiasi elemento che possa anche soltanto far ipotizzare un rapporto tra Giulio Regeni e i servizi di intelligence del Regno Unito. Sul punto assume valore particolarmente significativo quanto riferito dal direttore dell\u2019Aise, Alberto Manenti: \u2018Posi uno specifico quesito al direttore dell\u2019MI6 inglese chiedendogli se Regeni appartenesse o meno al loro servizio. A domanda precisa rispose di no; e la mia sensazione, indotta dall\u2019esperienza, era che il mio interlocutore in quel momento non stesse mentendo\u2019. Si tratta di una dichiarazione di particolare peso istituzionale, resa dal vertice del servizio di intelligence italiana. Ebbene, all\u2019esito di tutte le acquisizioni compiute, questo Ufficio ritiene che il quadro probatorio sia giunto ad un punto fermo \u2013 ha proseguito Colaiocco -. Non vi \u00e8 alcun elemento che consenta di individuare nel versante inglese la chiave interpretativa del delitto&quot;.\u00a0&quot;Non vi \u00e8 alcun elemento che sostenga ipotesi alternative alla responsabilit\u00e0 degli apparati egiziani. Si tratta di una conclusione che coincide, del resto, con quella raggiunta dalla Commissione Parlamentare d\u2019inchiesta, le cui risultanze sono state acquisite agli atti del dibattimento per ordinanza della Corte. La pista inglese, dunque, non conduce da nessuna parte. Se non ad una conclusione: Giulio Regeni era in Egitto per ci\u00f2 che aveva sempre dichiarato di essere: un dottorando di Cambridge impegnato in una ricerca sul sindacalismo indipendente. Ed \u00e8 in Egitto, e solo in Egitto, che bisogna cercare i suoi sequestratori, i suoi torturatori, i suoi assassini\u201d, ha evidenziato.\u00a0Il ricercarore, ha continuato il pm, &quot;fu privato non soltanto della libert\u00e0 e della vita. Fu privato della sua stessa condizione di essere umano titolare di diritti. Fu collocato in uno spazio in cui non esistevano pi\u00f9 legge, controllo, difesa, limite. Uno spazio in cui il potere aveva assunto la forma dell\u2019arbitrio puro\u201d. \u00a0\u201cMa vi \u00e8 una seconda verit\u00e0, ancor pi\u00f9 drammatica. A compiere tutto questo, alla luce delle prove che il dibattimento ha progressivamente fatto emergere, non furono criminali comuni, non furono uomini della malavita. Furono uomini dello Stato \u2013 ha sottolineato Colaiocco &#8211; Furono appartenenti agli apparati di sicurezza. Furono, cio\u00e8, proprio coloro ai quali uno Stato affida l\u2019uso legittimo della forza. Ed \u00e8 qui che il delitto assume una dimensione ulteriore. Quando la forza istituzionale, nata per proteggere, diventa forza di oppressione; quando la funzione pubblica, nata per garantire sicurezza, si converte in strumento di tortura, allora non \u00e8 colpita soltanto la singola vittima. \u00c8 colpita l\u2019idea stessa di civilt\u00e0 giuridica. \u00c8 colpito il principio che nessun potere pu\u00f2 esistere senza responsabilit\u00e0. \u00c8 colpita la nozione, elementare e insieme solenne, che sopra lo Stato vi deve essere la legge\u201d.\u00a0\u201cCi\u00f2 che qui si giudica &#8211; le parole si Colaiocco &#8211; non \u00e8 la semplice soppressione di una vita umana. Ci\u00f2 che qui si giudica \u00e8 l\u2019esercizio metodico, freddo, organizzato della violenza su un uomo inerme. Ci\u00f2 che qui si giudica \u00e8 il sequestro di una persona sottratta ad ogni garanzia. Ci\u00f2 che qui si giudica \u00e8 la tortura protratta come strumento di dominio. E quell\u2019uomo aveva un nome, un volto, una storia. Giulio Regeni\u201d. \u00a0\u201cUn cittadino italiano. Un giovane ricercatore. Un uomo libero. Un uomo che il 25 gennaio del 2016 entra, inconsapevole, in una zona d\u2019ombra in cui il diritto cessa di esistere e al suo posto subentra soltanto la nuda forza. Da quel momento Giulio Regeni non \u00e8 pi\u00f9 una persona \u2013 ha aggiunto Colaiocco nella requisitoria dall\u2019aula bunker di Rebibbia &#8211; Diventa un corpo sequestrato. Diventa un soggetto da piegare. Diventa un destinatario di violenza. Diventa, per chi lo detiene, materia su cui esercitare il potere assoluto\u201d.\u00a0\u201cIl processo che giunge a conclusione non \u00e8 stato, sin dal suo nascere, un processo come gli altri. Esso \u00e8 stato un processo contro il silenzio. Contro il silenzio di chi non voleva parlare, di chi non voleva collaborare. Di chi confidava che il tempo cancellasse le tracce. \u00c8 stato un processo contro la menzogna. Contro le ricostruzioni artificiose. Contro i depistaggi\u201d, ha continuato.\u00a0\u201cPerch\u00e9, secondo l\u2019ordine naturale delle cose, questi fatti avrebbero dovuto essere accertati e giudicati nel luogo in cui furono commessi. Sarebbe stato compito dell\u2019Egitto ricercare i responsabili, assicurare le prove, offrire alla vittima e alla comunit\u00e0 internazionale una risposta di giustizia. Ma quel che si \u00e8 progressivamente rivelato \u00e8 stato l\u2019esatto contrario: un sistema di ostacoli, di opacit\u00e0, di resistenze, di chiusure che ha reso via via evidente una conclusione tanto semplice quanto drammatica. Che questo processo, se non fosse stato celebrato in Italia, non sarebbe stato celebrato in nessun luogo \u2013 ha aggiunto il procuratore aggiunto di Roma &#8211; Che questa verit\u00e0, se non fosse stata ricercata dalla magistratura italiana, sarebbe rimasta sommersa. Che questa morte, se non fosse stata portata davanti a un giudice, sarebbe stata consegnata all\u2019oblio. E allora la giurisdizione italiana si \u00e8 assunta appieno le proprie responsabilit\u00e0. Ha affermato che la tortura e l\u2019omicidio non possono trovare riparo dietro i confini. Ha affermato che neppure la ragion di Stato pu\u00f2 diventare ragione di impunit\u00e0. Lo ha fatto con gli strumenti della legge. Lo ha fatto nel rispetto delle garanzie. Lo ha fatto entro il perimetro rigoroso del processo penale. Ma lo ha fatto con una determinazione che costituisce essa stessa una risposta istituzionale al tentativo di sottrarre questi fatti alla giustizia\u201d.\u00a0Colaiocco ha poi ricordato quello che \u201cla pi\u00f9 alta delle istituzioni, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha pi\u00f9 volte in questi dieci anni ribadito. Che verit\u00e0 e giustizia non devono prestarsi a compromessi, a tutela non solo delle legittime aspettative di chiarezza dei familiari, ma a presidio dei principi fondanti del nostro ordinamento costituzionale e sociale. Nonch\u00e9 l\u2019impegno del nostro ordinamento affinch\u00e9 sia fatta piena luce sulle circostanze e le responsabilit\u00e0 che segnarono il tragico destino di Giulio Regeni\u201d ha aggiunto.\u00a0<br \/>\n&#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Quello di Giulio Regeni \u00e8 &quot;un corpo spezzato dal dolore. 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