{"id":19228,"date":"2026-06-25T18:06:02","date_gmt":"2026-06-25T18:06:02","guid":{"rendered":"https:\/\/laser.it\/?p=19228"},"modified":"2026-06-25T18:06:02","modified_gmt":"2026-06-25T18:06:02","slug":"lindagine-salumi-nella-dieta-ma-piu-informazione-al-via-buoni-a-sapersi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laser.it\/?p=19228","title":{"rendered":"L&#8217;indagine, \u2018salumi nella dieta ma pi\u00f9 informazione\u2019, al via Buoni a sapersi"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Gli italiani continuano a consumare i salumi, ma desiderano informazioni pi\u00f9 approfondite e verificabili sul loro profilo nutrizionale e sul loro impatto sulla salute. Sono i risultati di una indagine diffusi per l\u2019avvio della campagna informativa \u2018Buoni a sapersi\u2019, da parte di Ivsi\u2013 Istituto valorizzazione salumi italiani, con il sostegno di Assica \u2013 Associazione industriali delle carni e dei salumi. Al centro della campagna trova spazio l\u2019Osservatorio di Ivsi, un progetto dedicato al monitoraggio delle percezioni dei consumatori e delle conversazioni online sui salumi, con l\u2019obiettivo di promuovere una corretta informazione scientifica e contrastare eccessive semplificazioni e allarmismi, in un panorama informativo molto spesso impreciso e frammentato. \u00a0L\u2019Osservatorio &#8211; informa una nota &#8211; nasce da una doppia attivit\u00e0 di indagine realizzata con il supporto dell\u2019ente di ricerca AstraRicerche, che ha coinvolto oltre 1.200 italiani tra i 18 e i 70 anni nel mese di giugno, e di Extreme, societ\u00e0 specializzata nell&#039;analisi strategica delle conversazioni web e social e nella data intelligence, che ha analizzato oltre 10mila contenuti pubblicati online tra novembre 2025 e maggio 2026. Alla campagna Buoni a Sapersi sar\u00e0 inoltre dedicato un sito web \u2013 salumi-buoniasapersi.it \u2013 che ospiter\u00e0 i dati dell\u2019Osservatorio e offrir\u00e0 approfondimenti e informazioni utili su salumi e nutrizione, oltre a contenuti finalizzati a \u201csfatare falsi miti ed eccessive semplificazioni\u201d che ancora persistono sui prodotti di questo settore. La campagna coinvolger\u00e0 anche i social media e vedr\u00e0 il coinvolgimento di alcuni professionisti e creator specializzati in nutrizione e divulgazione scientifica.\u00a0Nel dettaglio i risultati evidenziano che oltre il 60% degli intervistati dichiara di consumare salumi almeno una volta alla settimana, mentre solo il 4,8% non li consuma mai. Il consumo quotidiano resta invece marginale (2,3%), confermando che questi prodotti rappresentano una presenza stabile, ma generalmente moderata, nelle abitudini alimentari del Paese. Nonostante ci\u00f2 &#8211; riferisce la nota &#8211; il 38,1% degli italiani afferma di sentirsi poco o per nulla informato sui valori nutrizionali dei salumi, mentre appena il 7,8% si considera molto informato. Vi sono poi diversi fattori che impensieriscono gli italiani: le principali preoccupazioni riguardano la presenza di conservanti e additivi (40,1%), l\u2019impatto sulla salute (37,3%) e la provenienza della carne (26,2%).\u00a0\u00a0\u201cLe principali preoccupazioni emerse dall\u2019indagine sono molto chiare: il consumatore vuole sapere non solo se un prodotto \u00e8 buono, ma anche se \u00e8 sicuro, da dove proviene, come \u00e8 stato prodotto e quale ruolo pu\u00f2 avere nella sua alimentazione &#8211; spiega Elisabetta Bernardi, specialista in Scienza dell\u2019alimentazione, biologa e nutrizionista &#8211; A queste domande non bisogna rispondere con semplificazioni, ma con trasparenza: spiegando le funzioni degli ingredienti, la regolamentazione dei processi, la qualit\u00e0 della filiera e soprattutto il concetto di porzione, frequenza e contesto alimentare\u201d. \u00a0Secondo l\u2019esperta, \u201cbisogna fornire risposte che spieghino che gli additivi presenti nella lista ingredienti hanno funzioni precise e che i processi produttivi sono sottoposti a norme e controlli. Sale, spezie, eventuali ulteriori conservanti o antiossidanti vanno letti come componenti che possono contribuire alla conservazione, alla sicurezza microbiologica, alla stabilit\u00e0 e alla qualit\u00e0 sensoriale del prodotto, sempre nel rispetto della normativa e con dichiarazione in etichetta. Allo stesso tempo &#8211; chiarisce &#8211; per una corretta informazione nutrizionale, \u00e8 essenziale parlare di porzione, frequenza e contesto: un salume consumato in quantit\u00e0 moderate, non quotidianamente, e inserito in un pasto ricco di verdure, frutta, cereali integrali o legumi ha un significato molto diverso da un consumo frequente, abbondante e isolato\u201d.\u00a0Uno dei dati pi\u00f9 significativi emersi dalla survey riguarda la percezione della disinformazione: il 36,2% degli intervistati considera esagerata l\u2019affermazione secondo cui i salumi sarebbero tutti ricchi di conservanti, il 31,2% ritiene eccessiva l\u2019idea che possano provocare il cancro, mentre il 26,6% non condivide la convinzione che non possano far parte di una dieta sana ed equilibrata. Solo il 15,3% degli italiani ritiene che sul tema dei salumi in realt\u00e0 non esistano semplificazioni eccessive o fake news. Di fronte a una delle affermazioni pi\u00f9 radicali \u2013 \u2018i salumi sono cancerogeni e andrebbero evitati completamente\u2019, che estremizza l\u2019inserimento dei salumi nel Gruppo 1 della classificazione Oms\/Iarc \u2013 quasi il 60% degli intervistati &#8211; si legge nella nota &#8211; si dichiara in disaccordo, segnale di un approccio generalmente equilibrato e meno incline agli estremismi; d\u2019accordo con questa posizione \u00e8 il 31,9% degli intervistati. \u201cIl termine \u2018cancerogeno\u2019, spesso percepito dall&#039;opinione pubblica come sinonimo di pericolo assoluto &#8211; riporta la nota &#8211; in ambito scientifico indica semplicemente la presenza di evidenze che collegano un determinato fattore a un aumento del rischio di sviluppare alcune forme di tumore\u201d. Nel caso dei salumi e, pi\u00f9 in generale, delle carni lavorate, le evidenze scientifiche disponibili indicano che \u201cun consumo frequente ed elevato possa essere associato a un aumento del rischio relativo di alcune patologie oncologiche. Tuttavia, questo dato deve essere interpretato all&#039;interno di un quadro pi\u00f9 ampio che comprende quantit\u00e0 consumate, frequenza di assunzione, stile di vita, attivit\u00e0 fisica e qualit\u00e0 complessiva della dieta\u201d. Per questo motivo, \u201cle raccomandazioni nutrizionali non prevedono l\u2019eliminazione totale dei salumi, bens\u00ec un consumo moderato e coerente con una dieta varia ed equilibrata\u201d.\u00a0\u00a0L\u2019indagine mostra che il 65,5% degli italiani considera i salumi compatibili con una dieta sana ed equilibrata. Anche dalle conversazioni online analizzate da Extreme emerge una visione sempre pi\u00f9 orientata al concetto di equilibrio: gli utenti non si interrogano tanto sul singolo alimento, quanto sulle modalit\u00e0 e sulla frequenza di consumo. \u00a0\u201cNon tutti i salumi hanno le stesse caratteristiche e, quando presenti, conservanti e additivi sono regolamentati, dichiarati in etichetta e utilizzati con specifiche funzioni di sicurezza e conservazione &#8211; precisa Bernardi &#8211; I dati in tema di rischio oncologico riflettono una maggiore attenzione alle evidenze scientifiche, che associano l\u2019aumento del rischio soprattutto a consumi elevati e abituali di carni lavorate. La prevenzione nutrizionale, tuttavia, non consiste soltanto nel ridurre alcuni alimenti, ma nel costruire un modello alimentare complessivamente equilibrato. Nel caso del tumore del colon-retto, ad esempio, oltre a limitare gli eccessi \u00e8 importante garantire un adeguato apporto di fibra attraverso verdura, frutta, legumi e cereali integrali, alimenti che favoriscono la salute intestinale e contribuiscono alla qualit\u00e0 della dieta. Anche il consumo adeguato di latte, yogurt e derivati pu\u00f2 svolgere un ruolo favorevole grazie all\u2019apporto di calcio. Il messaggio pi\u00f9 corretto, quindi, non \u00e8 semplicemente ridurre, ma costruire meglio il piatto\u201d.\u00a0L\u2019analisi condotta da Extreme conferma che il rapporto tra salumi e salute rappresenta oggi uno dei principali driver della conversazione digitale sul tema. Se al primo posto &#8211; Contin la nota &#8211; si collocano i contenuti gastronomici \u2013 il 37,1% delle conversazioni \u2013 il tema \u2018salute e salumi\u2019 si posiziona al secondo posto con il 14,8% di Share of Voice e oltre 237 milioni di visualizzazioni potenziali. Nel dettaglio, i temi pi\u00f9 discussi riguardano frequenza di consumo, compatibilit\u00e0 con una dieta equilibrata, presenza di additivi, nitriti e nitrati, sicurezza alimentare e interpretazione della classificazione Oms\/Iarc delle carni lavorate. Tra i principali fattori \u201cnegativi\u201d, online emergono le preoccupazioni relative alla sicurezza alimentare e alle possibili contaminazioni (12,7%), insieme ai temi della cancerogenicit\u00e0 e del rischio tumori (11,9%), spesso per\u00f2 affrontati con semplificazioni o toni allarmistici. \u201cIl consumatore continua a vivere i salumi come alimenti di gusto, tradizione e convivialit\u00e0, ma chiede anche criteri chiari per inserirli correttamente nella dieta &#8211; osserva Bernardi &#8211; Le preoccupazioni per sicurezza alimentare e contaminazioni, pari al 12,7%, e quelle per cancerogenicit\u00e0 e rischio tumori, pari all\u201911,9%, vanno distinte e spiegate. Il messaggio nutrizionale pi\u00f9 corretto non \u00e8 isolare il singolo alimento, ma guardare al modello complessivo. La prevenzione non si costruisce solo riducendo alcuni consumi, ma anche aumentando alimenti protettivi, come fibra da verdura, frutta, legumi e cereali integrali, e un adeguato apporto di calcio da latte, yogurt e derivati\u201d.\u00a0\u00a0In un ecosistema informativo sempre pi\u00f9 frammentato, gli italiani continuano a riconoscere il valore delle fonti scientifiche qualificate. Per il 54,4% degli intervistati, medici e nutrizionisti rappresentano il principale punto di riferimento per informarsi correttamente sui temi dell\u2019alimentazione. Proprio per questo nasce l\u2019Osservatorio: uno strumento permanente di ascolto, monitoraggio e divulgazione, pensato per raccogliere dubbi e domande dei consumatori e offrire risposte fondate sui dati, favorendo un confronto trasparente tra cittadini, professionisti della salute, media e mondo produttivo.\u00a0Nel caso del prosciutto cotto, nonostante il ritorno nel dibattito pubblico di temi legati alla salute e alla gi\u00e0 citata classificazione Oms\/Iarc delle carni lavorate, le abitudini di consumo sono rimaste sostanzialmente stabili. \u201cIl 58,7% degli italiani &#8211; precisa la nota &#8211; dichiara infatti di non aver modificato il proprio consumo di prosciutto cotto nell&#039;ultimo anno, mentre il 17,8% lo ha aumentato. La percezione del prodotto rimane prevalentemente positiva\u201d. Tra gli aspetti maggiormente apprezzati emergono la sua adattabilit\u00e0 a tutta la famiglia (49,5%), la compatibilit\u00e0 con una dieta equilibrata (42,2%), la digeribilit\u00e0 (31,7%) e l\u2019apporto proteico (31,2%). L\u2019analisi delle conversazioni online conferma questa immagine. \u201cIl prosciutto cotto mantiene un forte valore non solo nutrizionale, ma anche affettivo e culturale per gli italiani &#8211; sottolinea la nutrizionista &#8211; Il 36,3% lo associa ai propri ricordi e il 59% lo consuma ancora oggi soprattutto in panini e toast, a conferma della sua familiarit\u00e0 nella quotidianit\u00e0. Questo aspetto \u00e8 rilevante perch\u00e9 le raccomandazioni nutrizionali devono tenere conto anche delle abitudini reali delle persone. Inserito in preparazioni equilibrate, insieme a cereali integrali, verdure e frutta, il prosciutto cotto pu\u00f2 contribuire a un modello alimentare coerente con la dieta mediterranea\u201d.\u00a0I dati rilevati \u201cdalle ricerche condotte &#8211; riassume Monica Malavasi, direttrice Ivsi &#8211; ci restituiscono l&#039;immagine di un consumatore attento, consapevole e desideroso di comprendere meglio il rapporto tra alimentazione e salute, ma mostrano chiaramente che sul tema dei salumi esistono ancora dubbi, percezioni distorte e informazioni spesso semplificate o decontestualizzate. Per questo abbiamo deciso di dare vita all&#039;Osservatorio di Ivsi: uno strumento permanente di ascolto e monitoraggio che ci consentir\u00e0 di intercettare le domande dei consumatori e contribuire a un dibattito pubblico fondato sui dati e sulle evidenze scientifiche. Il nostro obiettivo \u00e8 affrontare le questioni che vengono sollevate con trasparenza, rigore e responsabilit\u00e0, offrendo informazioni corrette e verificabili su prodotti che fanno parte della tradizione alimentare italiana e che, se consumati con equilibrio &#8211; conclude &#8211; trovano spazio all&#039;interno di uno stile di vita sano\u201d.\u00a0<br \/>\n&#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Gli italiani continuano a consumare i salumi, ma desiderano informazioni pi\u00f9 approfondite e verificabili sul loro profilo nutrizionale e sul loro impatto sulla salute. 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