{"id":20413,"date":"2026-06-30T14:15:00","date_gmt":"2026-06-30T14:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/laser.it\/?p=20413"},"modified":"2026-06-30T14:15:00","modified_gmt":"2026-06-30T14:15:00","slug":"the-lumineers-finalmente-verona-lautenticita-non-si-misura-in-follower","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laser.it\/?p=20413","title":{"rendered":"The Lumineers, finalmente Verona: &#8220;L&#8217;autenticit\u00e0 non si misura in follower&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; I numeri raccontano solo una parte della storia. Perch\u00e9 i The Lumineers, due candidature ai Grammy Awards e milioni di dischi venduti grazie a brani diventati ormai classici come &#039;Ho Hey&#039;, hanno costruito il loro successo senza rincorrere algoritmi o momenti virali. Luned\u00ec 6 luglio la band guidata da Wesley Schultz e Jeremiah Fraites torner\u00e0 in Italia per l\u2019unica data del tour all\u2019Arena di Verona, uno dei palcoscenici pi\u00f9 iconici al mondo. In un&#039;intervista all&#039;AdnKronos il batterista e co-fondatore Jeremiah Fraites racconta cosa significa finalmente esibirsi in un luogo atteso per anni, riflette sul valore dell\u2019autenticit\u00e0 nell\u2019industria musicale di oggi, sul rapporto creativo con l&#039;altra met\u00e0 della band, Wesley Schultz, dopo oltre vent\u2019anni di carriera e su come l\u2019Italia, dove vive da sei anni ed \u00e8 ormai cittadino, abbia cambiato il suo modo di guardare il tempo, la musica e persino il caff\u00e8.<br \/>\n\u00a0<br \/>\nDopo aver suonato nei pi\u00f9 grandi festival e nelle arene di tutto il mondo, cosa significa per i The Lumineers esibirsi in un luogo storico e raccolto come l\u2019Arena di Verona?<br \/>\n\u00a0&quot;Penso sia difficile descrivere a parole quanto sia significativo e importante per i The Lumineers suonare all\u2019Arena di Verona. \u00c8 un luogo di cui sentiamo parlare da almeno dieci anni. Avevamo gi\u00e0 provato a esibirci l\u00ec circa cinque anni fa. I biglietti erano gi\u00e0 in vendita, era tutto pronto, poi \u00e8 arrivato il Covid e abbiamo dovuto cancellare tutto. Abbiamo riprogrammato un\u2019altra volta e anche quella \u00e8 saltata per altri motivi. Poi ci siamo fermati per un po\u2019 e finalmente suoneremo la prossima settimana. Io vivo in Italia ormai, sono cittadino italiano e vivo a Torino. Esibirmi in un luogo cos\u00ec storico sar\u00e0 qualcosa di davvero speciale&quot;.\u00a0<br \/>\nCosa speri che il pubblico italiano si porti a casa dopo questo concerto?<br \/>\n\u00a0Spero che porti con s\u00e9 il ricordo di una serata bellissima, un\u2019esperienza capace di far vivere emozioni intense e di stare insieme agli altri. Mi piacerebbe riuscire a far sembrare intimo uno spazio enorme come l\u2019Arena. Quando i The Lumineers hanno iniziato, vent\u2019anni fa, suonavamo in piccoli locali e il nostro obiettivo era cercare di farli sembrare il pi\u00f9 grandi possibile. Oggi che ci esibiamo in spazi enormi, l\u2019idea \u00e8 l\u2019esatto contrario: provare a far sentire un luogo immenso come se fosse molto piccolo. Spero quindi che l\u2019Arena di Verona riesca a essere allo stesso tempo intima e grandiosa&quot;.\u00a0<br \/>\nC\u2019\u00e8 una canzone del vostro repertorio che pensi assumer\u00e0 un significato diverso in un luogo come questo?<br \/>\n\u00a0&quot;S\u00ec, penso a &#039;Brightside&#039;, tratta dal nostro quarto album ominimo. Ultimamente la stiamo eseguendo in modo un po\u2019 diverso. Nel disco ci sono batterie molto potenti e una chitarra elettrica molto presente. Dal vivo, invece, io passo dalla batteria alla chitarra e Wesley canta, senza imbracciare la chitarra. Da musicista, \u00e8 un momento che mi permette di camminare sul palco, guardarmi intorno e assorbire tutto quello che mi circonda. Credo che suonare quel brano luned\u00ec sar\u00e0 qualcosa di surreale. Sar\u00e0 un\u2019esperienza bellissima poter osservare tutto intorno a me e respirare l\u2019atmosfera, perch\u00e9 ho la sensazione che quelle due ore passeranno in un solo istante, tanto sar\u00e0 magico quel momento&quot;.\u00a0<br \/>\nGuardando ai vostri oltre vent\u2019anni di carriera, qual \u00e8 il cambiamento pi\u00f9 grande che ha subito il vostro processo creativo e cosa invece \u00e8 rimasto identico al primo giorno?<br \/>\n\u00a0&quot;Credo che il fallimento, indipendentemente dal fatto che tu sia un artista, un imprenditore o un atleta, possa essere un grandissimo stimolo. Non so invece se il successo sia davvero un buon motivatore. Quando raggiungi il successo rischi di diventare troppo comodo. Non direi pigro, ma sicuramente pi\u00f9 rilassato. Per quanto ci riguarda, io mi sento ancora affamato come vent\u2019anni fa. Per noi la musica non \u00e8 mai stata un modo per fare soldi, diventare famosi o persino suonare davanti a grandi folle. Il mio unico obiettivo era riuscire a continuare a fare musica. Volevo trovare un modo per guadagnare abbastanza da poter continuare a scrivere musica. Questo \u00e8 rimasto identico. Anche se Wesley e io abbiamo fondato la band ventuno anni fa nel New Jersey, oggi lui vive a Denver, in Colorado, io vivo a Torino e tutti gli altri membri del gruppo sono sparsi in varie parti del mondo. Nessuno vive pi\u00f9 nello stesso posto. Eppure continuiamo a trovare il modo di incontrarci, di creare ottima musica, di suonare insieme e di volerci bene. Il processo creativo \u00e8 rimasto praticamente lo stesso. Io scrivo tantissimo materiale: melodie, testi, parti di pianoforte\u2026 poi mando tutto a Wes. Lui mi risponde con nuove idee e io lavoro su quelle. \u00c8 curioso pensare che dopo ventuno anni, e con me che vivo in Italia mentre lui \u00e8 ancora negli Stati Uniti, il nostro modo di scrivere canzoni sia rimasto praticamente identico. Credo sia stato molto salutare. Quando una band diventa famosa, il successo pu\u00f2 cambiare le persone e non sempre in meglio. Per questo sono grato che, nonostante siano cambiate tante cose \u2014 abbiamo famiglie, figli e viviamo in Paesi diversi \u2014 alcuni principi fondamentali della nostra scrittura siano rimasti esattamente gli stessi&quot;.\u00a0<br \/>\nOggi molti artisti sentono la pressione di seguire le tendenze o gli algoritmi delle piattaforme di streaming. Voi invece avete sempre seguito il vostro istinto. Pensi che oggi l\u2019autenticit\u00e0 venga ancora premiata nell\u2019industria musicale?<br \/>\n\u00a0&quot;Purtroppo viviamo in un mondo dominato dai social media. Su Instagram, TikTok o Facebook veniamo continuamente bombardati dal successo enorme di altri artisti, anche se non lo stiamo cercando. Ti ritrovi continuamente davanti contenuti su Taylor Swift, Sabrina Carpenter, film che battono ogni record o artisti diventati virali. \u00c8 una situazione molto strana e innaturale. Se oggi avessi diciotto o vent\u2019anni e fossi un cantautore, penso sarebbe davvero difficile limitarsi a scrivere la musica che si ritiene bella. Molti giovani finiscono per pensare che autenticit\u00e0 significhi avere milioni di follower o diventare virali su TikTok. Noi invece abbiamo sempre cercato di creare la musica che piaceva a noi, quella che ci emozionava davvero&quot;. \u00a0<br \/>\nE&#039; una scelta che paga?<br \/>\n\u00a0&quot;Credo che gli artisti autentici non vengano sempre premiati nell\u2019immediato. Ma nel lungo periodo penso sia la scelta migliore che si possa fare. Seguire le mode, cercare di battere record, arrivare al numero uno o inseguire il momento virale\u2026 se succede spontaneamente \u00e8 bellissimo, ma non dovrebbe mai essere qualcosa di costruito artificialmente. L\u2019autenticit\u00e0 e ci\u00f2 che \u00e8 senza tempo vengono premiati nel lungo periodo. A volte puoi avere l\u2019impressione di non stare facendo abbastanza o che ti serva qualcosa di eclatante. Poi per\u00f2 ti rendi conto che i grandi film, la buona musica, l\u2019arte, i libri ben scritti vengono sempre scoperti, prima o poi. Magari serve solo un po\u2019 pi\u00f9 di tempo. Credo che per i giovani artisti sia difficile accettarlo&quot;.\u00a0<br \/>\nLe vostre canzoni raccontano spesso persone comuni, famiglie, amore e vulnerabilit\u00e0. C\u2019\u00e8 ancora spazio oggi per questo tipo di narrazione?<br \/>\n\u00a0&quot;Penso proprio di s\u00ec. Quando un autore usa parole come &#039;io&#039;, &#039;tu&#039;, &#039;lui&#039;, &#039;lei&#039; o &#039;loro&#039;, sta parlando di qualcuno. Ma quando dai un nome preciso a un personaggio succede qualcosa di diverso. Ci sono tantissime canzoni che portano un nome nel titolo, penso a &#039;Gloria&#039; o ad altri brani e questo rende il personaggio immediatamente tridimensionale e reale. In una canzone hai soltanto tre o quattro minuti per raccontare una persona e convincere chi ascolta a interessarsi a lei. In un romanzo puoi dedicare centinaia di pagine al suo passato, all\u2019infanzia, ai traumi che l\u2019hanno formata. In una brano no. Per questo ci piace raccontare personaggi molto specifici e intimi. Credo che questo renda le persone delle nostre canzoni pi\u00f9 vere e dia loro una vita nuova&quot;.\u00a0<br \/>\nVivi ormai da diversi anni a Torino. Che rapporto hai con questa citt\u00e0 e cosa ti sta insegnando del modo di vivere italiano?<br \/>\n\u00a0&quot;Sono felicissimo di poter dire che ho appena preso la patente B. Credo sia stata una delle cose pi\u00f9 difficili che abbia mai fatto in tutta la mia vita. Ci sono circa 7.200 domande e le ho studiate in maniera quasi ossessiva, proprio come faccio con la musica. Alla fine ho superato l\u2019esame e ho ottenuto la patente. Vivo a Torino da sei anni. Ho il passaporto italiano e adesso il mio prossimo obiettivo \u00e8 imparare finalmente a parlare italiano. Trovo il vostro stile di vita davvero interessante. \u00c8 un cambiamento molto bello rispetto a quello americano&quot;. \u00a0<br \/>\nC&#039;\u00e8 un aspetto che apprezzi particolarmente dell&#039;Italian lifestyle?<br \/>\n\u00a0&quot;Mi piace che i negozi non siano sempre aperti. Mi piace il fatto che quando gli italiani mangiano, quel momento sia davvero dedicato a godersi il cibo e la compagnia, senza avere sempre fretta. Io sono cresciuto sulla costa est degli Stati Uniti, tra New York e il New Jersey, dove tutto \u00e8 sempre: vai, vai, vai. Bevi il caff\u00e8, corri al lavoro, mangia in fretta e torna subito a lavorare. Quel modo di vivere mi ha sicuramente aiutato a impegnarmi tantissimo nella musica. Ma adesso ho appena compiuto quarant\u2019anni e sto cercando di rallentare un po\u2019 e godermi di pi\u00f9 queste cose. L\u2019Italia mi ha insegnato proprio questo: rallentare. Il cibo non \u00e8 soltanto carburante per tornare subito al lavoro, ma qualcosa da assaporare davvero. E poi ci sono ancora tantissimi luoghi italiani che devo visitare. Non vedo l\u2019ora di fare qualche viaggio durante la pausa estiva. E naturalmente adoro anche gli storici caff\u00e8 italiani. \u00c8 davvero difficile trovare un cattivo caff\u00e8 macchiato in Italia. Anzi, credo di non aver mai bevuto un caff\u00e8 cattivo da quando vivo qui&quot;.\u00a0<br \/>\nDi recente hai parlato del legame che hai sentito con Bruce Springsteen lavorando alla musica del progetto &#039;Deliver Me From Nowhere&#039;. Bruce Springsteen non ha mai avuto paura di esporsi su temi sociali e politici. Pensi che gli artisti abbiano la responsabilit\u00e0 di prendere posizione oppure debbano sentirsi liberi di scegliere se farlo o meno?<br \/>\n\u00a0&quot;Credo che ogni artista debba decidere autonomamente. Penso sia una pressione difficile quella di pretendere che un artista debba necessariamente prendere posizione su ogni argomento. E non credo nemmeno che tutti debbano avere un\u2019opinione su qualsiasi tema. Non \u00e8 sano restare sempre neutrali, ma esistono cos\u00ec tante questioni \u2014 guerre, povert\u00e0, senzatetto, sanit\u00e0 negli Stati Uniti, diritti civili e molto altro \u2014 che \u00e8 impossibile essere sempre perfettamente informati su tutto. Per questo trovo innaturale aspettarsi che un artista abbia un\u2019opinione su ogni singolo tema. Bruce Springsteen \u00e8 una persona molto impegnata politicamente e ha convinzioni fortissime. \u00c8 giusto che ne parli. Anche noi, come Lumineers, in passato ci siamo espressi su alcune questioni negli Stati Uniti e abbiamo sostenuto economicamente organizzazioni che riflettevano i nostri valori. Ma credo che ogni artista debba scegliere da s\u00e9 quale sia la cosa giusta da fare&quot;.\u00a0<br \/>\nDopo oltre vent\u2019anni di collaborazione con Wesley, cosa continua a entusiasmarti di pi\u00f9 della musica che create insieme?<br \/>\n\u00a0&quot;La cosa che mi entusiasma di pi\u00f9 \u00e8 proprio la musica che continuiamo a fare insieme. Andare in tour \u00e8 meraviglioso. Possiamo visitare il mondo, viaggiare ovunque. A volte \u00e8 stancante ma \u00e8 anche un privilegio incredibile. Credo per\u00f2 che, sia per me sia per Wesley, il tour sia qualcosa che facciamo con piacere ma che ci tiene lontani da casa e soprattutto dalla scrittura. Un tour pu\u00f2 durare diciotto mesi o anche due anni. Il momento che ci emoziona di pi\u00f9 arriva quando iniziamo a lavorare a un nuovo album. Io gli mando un\u2019idea, lui me ne manda una sua, la sviluppo e gliela rimando. Ogni volta \u00e8 come la mattina di Natale: non vediamo l\u2019ora di scoprire cosa abbia fatto l\u2019altro. Dopo tutti questi anni mi sento davvero fortunato. Alla fine \u00e8 proprio la musica la cosa che continua a rendere questo rapporto cos\u00ec bello e ancora cos\u00ec entusiasmante&quot;. (di Federica Mochi)\u00a0<br \/>\n&#8212;spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; I numeri raccontano solo una parte della storia. 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