{"id":20733,"date":"2026-07-01T12:59:00","date_gmt":"2026-07-01T12:59:00","guid":{"rendered":"https:\/\/laser.it\/?p=20733"},"modified":"2026-07-01T12:59:00","modified_gmt":"2026-07-01T12:59:00","slug":"mafia-rapporto-eurispes-confiscati-oltre-47-000-beni-e-aziende-ma-solo-poco-piu-meta-destinati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laser.it\/?p=20733","title":{"rendered":"Mafia, rapporto Eurispes: &#8220;Confiscati oltre 47.000 beni e aziende, ma solo poco pi\u00f9 met\u00e0 destinati&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Il sistema dei beni confiscati comprende oltre 47mila beni immobili e aziende distribuiti sull&#039;intero territorio nazionale. Di questi, solo il 52,2% ha concluso l&#039;iter di destinazione. Nel periodo compreso tra gennaio e luglio 2024 sono stati destinati a finalit\u00e0 pubbliche o sociali 3.446 beni, di cui 3.126 immobili e 320 aziende. Tra il 2010 e il 2023 il numero complessivo dei beni destinati \u00e8 aumentato del 77,2%, raggiungendo quota 24.789. \u00c8 quanto emerge dal rapporto di ricerca &#039;Dal male al bene: come trasformare i beni sottratti alle mafie. Analisi, stime e prospettive&#039;, realizzato dalla Fondazione Eurispes e presentato nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, al Senato.\u00a0Il tema dei beni confiscati, spiega Eurispes, va ben oltre il contrasto alla criminalit\u00e0 organizzata e investe direttamente l&#039;economia, la qualit\u00e0 delle istituzioni e le prospettive di sviluppo del nostro Paese. Le mafie, infatti, vanno osservate non sono soltanto come organizzazioni criminali: esse sono diventate grandi operatori economici e finanziari che accumulano ricchezza, alterano i mercati, distorcono la concorrenza e condizionano interi territori. Partendo da questo presupposto, \u00e8 fondamentale andare oltre al numero dei beni che riusciamo a sequestrare o confiscare, ma quanto siamo realmente in grado di restituire alla collettivit\u00e0 trasformandoli in valore economico e sociale. \u00a0Il celebre &#039;follow the money&#039; non \u00e8 soltanto una tecnica investigativa, ma una strategia di contrasto economico alla criminalit\u00e0 organizzata. Seguendo questo approccio, la ricerca ricostruisce il valore economico del patrimonio confiscato, analizzandone la distribuzione territoriale, il costo delle inefficienze amministrative e le perdite di valore determinate dall\u2019eccessiva durata delle procedure di gestione e destinazione. Uno degli aspetti pi\u00f9 innovativi riguarda proprio la misurazione del valore economico dei beni confiscati.\u00a0Nella ricerca viene elaborata una metodologia che integra i dati dell&#039;Anbsc con le quotazioni dell&#039;Osservatorio del Mercato immobiliare dell&#039;Agenzia delle Entrate, ottenendo una prima valutazione economica dell\u2019intero patrimonio immobiliare confiscato. Al 9 novembre 2025, la banca dati dell&#039;Anbsc censiva 43.326 immobili e 4.836 aziende in stato di confisca. \u00a0Concentrando l&#039;analisi sugli immobili, la ricerca distingue due categorie: quelli ancora in amministrazione e quelli gi\u00e0 definitivamente destinati. Gli immobili ancora gestiti dall&#039;Agenzia sono 21.662, per un valore complessivo stimato di circa 1,96 miliardi di euro. A questi si aggiungono 21.664 immobili gi\u00e0 destinati, il cui valore complessivo \u00e8 stimato in circa 2,71 miliardi di euro. Nel complesso, la ricerca stima che i 43.287 immobili confiscati abbiano un valore di circa 4,66 miliardi di euro. Si tratta, tuttavia, soltanto della componente immobiliare per la quale \u00e8 stato possibile elaborare una valutazione economica sulla base dei dati disponibili. Allargando l&#039;analisi all&#039;intero patrimonio sequestrato e confiscato, comprendendo aziende, partecipazioni societarie, beni mobili registrati, disponibilit\u00e0 finanziarie e gli altri cespiti patrimoniali, il valore complessivo raggiunge una stima compresa tra 30 e 40 miliardi di euro. \u00a0Se il patrimonio immobiliare rappresenta la componente quantitativamente pi\u00f9 rilevante dei beni confiscati, le aziende costituiscono la sfida pi\u00f9 complessa. \u00c8 nella loro gestione che si misura la capacit\u00e0 dello Stato di trasformare la legalit\u00e0 in sviluppo economico. Attualmente risultano oltre 2.170 aziende definitivamente destinate, circa 2.800 ancora in gestione, mentre le imprese definitivamente confiscate superano le 3.400 unit\u00e0. Il dato pi\u00f9 significativo \u00e8 che circa il 95% delle aziende confiscate viene avviato alla liquidazione. Una percentuale che dimostra come il sistema sia molto efficace nella fase ablativa, ma ancora poco efficace nella valorizzazione economica delle imprese. \u00a0Non tutte le aziende confiscate alle mafie sono recuperabili. Molte sono state create esclusivamente per riciclare denaro, emettere fatture false o svolgere attivit\u00e0 strumentali alle organizzazioni criminali e, in questi casi, la liquidazione rappresenta spesso l&#039;esito naturale della procedura. Accanto a queste realt\u00e0, tuttavia, esistono imprese pienamente operative, in grado di produrre beni e servizi, con lavoratori qualificati, clienti, marchi e competenze che meritano di essere salvaguardati. Le elaborazioni e le stime effettuate sulle aziende per le quali sono disponibili dati economici evidenziano un fatturato complessivo superiore a 123 milioni di euro l&#039;anno.\u00a0L&#039;analisi dei bilanci disponibili, spiega Eurispes, mostra che 300 imprese impiegano complessivamente circa 3.000 lavoratori. Se le aziende attualmente in amministrazione fossero adeguatamente accompagnate nel percorso di rilancio, potrebbero arrivare a occupare circa 31.000 addetti. La ricerca propone anche un&#039;ulteriore simulazione: se il sistema riuscisse a reinserire stabilmente sul mercato anche solo un ulteriore 20% delle imprese oggi amministrate, il recupero economico potrebbe superare i 45 milioni di euro di fatturato annuo. \u00a0La ricerca non si limita a evidenziare le criticit\u00e0 del sistema, ma propone un modello di governance pi\u00f9 moderno, capace di trasformare il patrimonio confiscato in una vera risorsa strategica per il Paese. La prima proposta riguarda il rafforzamento dell&#039;Anbsc. L&#039;obiettivo non \u00e8 modificarne la missione istituzionale, bens\u00ec dotarla degli strumenti necessari per svolgerla con maggiore efficacia. Per questo, aggiunge l&#039;istituto di ricerca, proponiamo di valutarne la trasformazione in ente pubblico economico, mantenendo inalterate le garanzie di legalit\u00e0 e di controllo, ma riconoscendole una maggiore autonomia organizzativa, gestionale e finanziaria. \u00a0Una struttura di questo tipo potrebbe operare con maggiore flessibilit\u00e0, attrarre professionalit\u00e0 altamente specializzate e amministrare un patrimonio di straordinaria complessit\u00e0 con strumenti pi\u00f9 adeguati. Tuttavia, una riforma organizzativa da sola non basta. \u00c8 necessario ripensare anche il modello di gestione del patrimonio confiscato. Da qui la ricerca muove per riprende una proposta gi\u00e0 avanzata anni fa dall&#039;Eurispes: la costituzione di una holding nazionale dei beni confiscati. Oggi migliaia di beni vengono amministrati come realt\u00e0 isolate, spesso prive di collegamenti tra loro. La ricerca propone invece una gestione unitaria, organizzata per filiere produttive e capace di generare economie di scala, attrarre investimenti e valorizzare le competenze presenti sui territori. Una struttura di questo tipo consentirebbe di superare l\u2019attuale frammentazione, trasformando un insieme di beni dispersi in un autentico patrimonio strategico nazionale. \u00a0Un&#039;altra proposta \u00e8 l\u2019istituzione di un Fondo nazionale per il costo della legalit\u00e0, destinato esclusivamente alle imprese che presentino concrete prospettive di continuit\u00e0 aziendale. L&#039;obiettivo non \u00e8 sostenere artificialmente attivit\u00e0 prive di futuro, ma evitare che aziende economicamente sane vengano espulse dal mercato proprio nel momento in cui entrano nella legalit\u00e0. Accanto al Fondo vengono proposti strumenti complementari: linee di credito dedicate, garanzie pubbliche, incentivi fiscali e programmi di accompagnamento manageriale, cos\u00ec da favorire il consolidamento delle imprese recuperabili. \u00a0Per molti anni il dibattito pubblico si \u00e8 concentrato soprattutto sulla sottrazione dei beni alla criminalit\u00e0 organizzata. La proposta dell&#039;Eurispes \u00e8 di spostare l\u2019attenzione sulla fase successiva: la valorizzazione. Riuscire a compiere questo passaggio, significa raggiungere un obiettivo ancora pi\u00f9 ambizioso della stessa confisca: trasformare ci\u00f2 che era strumento di potere criminale in una risorsa stabile per la crescita del Paese.\u00a0<br \/>\n&#8212;economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Il sistema dei beni confiscati comprende oltre 47mila beni immobili e aziende distribuiti sull&#039;intero territorio nazionale. Di questi, solo il 52,2% ha concluso l&#039;iter di destinazione. 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