{"id":21186,"date":"2026-07-02T14:14:07","date_gmt":"2026-07-02T14:14:07","guid":{"rendered":"https:\/\/laser.it\/?p=21186"},"modified":"2026-07-02T14:14:07","modified_gmt":"2026-07-02T14:14:07","slug":"pmi-quercioli-federmanager-paese-cresce-quando-piccole-imprese-diventano-medie-e-quando-le-medie-diventano-grandi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laser.it\/?p=21186","title":{"rendered":"Pmi, Quercioli (Federmanager): &#8220;Paese cresce quando piccole imprese diventano medie e quando le medie diventano grandi&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Per far fare al Paese un ulteriore salto competitivo, \u00e8 necessario promuovere un salto organizzativo delle sue piccole e medie imprese. Il Paese cresce quando le piccole imprese diventano medie e quando le medie diventano grandi. Questa \u00e8 una delle principali sfide dei nostri tempi: far crescere le imprese, renderle pi\u00f9 innovative, solide, sicure, sostenibili e capaci di affrontare le incognite e le incertezze del nostro tempo. Per questo il Manifesto Federmanager 2026 propone un grande Piano nazionale per la managerializzazione di 20 mila pmi industriali italiane, finalizzato a raddoppiare le imprese gi\u00e0 oggi managerializzate e che rappresentano la quasi totalit\u00e0 della capacit\u00e0 di esportazione del Paese, del Made in Italy conosciuto nel mondo. Perch\u00e9 la managerialit\u00e0 porta successo commerciale, produttivo, tecnologico&quot;. A dirlo oggi Valter Quercioli, presidente Federmanager, in occasione del Forum nazionale della Federazione.\u00a0&quot;Una managerializzazione &#8211; spiega &#8211; che passa da strumenti concreti: i contratti collettivi di lavoro del management, il temporary management, i manager di rete, i percorsi di mentoring finalizzati al passaggio generazionale, i programmi di formazione continua e sviluppo delle competenze manageriali tradizionali ed emergenti, e gli incentivi selettivi legati a obiettivi di crescita e internazionalizzazione misurabili. Tra le competenze emergenti da sviluppare rientrano, necessariamente, anche quelle interculturali, divenute decisive per accompagnare l&#039;internazionalizzazione delle pmi e rafforzare la cooperazione industriale in contesti multiculturali, ad esempio con i Paesi africani nell&#039;ambito del Piano Mattei&quot;.\u00a0&quot;E&#039; una sfida &#8211; assicura -che riguarda tutti. E&#039; una sfida che riguarda il Governo, le forze politiche, il mondo delle imprese, il sindacato, il sistema educativo e l\u2019Europa. Nessuna prospettiva di questa portata pu\u00f2 essere realizzata da un solo attore. Servono istituzioni, imprese, organizzazioni di rappresentanza e corpi intermedi capaci di dialogare stabilmente. Per questo proponiamo un tavolo di confronto e monitoraggio sulla managerialit\u00e0 nelle pmi italiane. E&#039; un progetto concreto, verificabile nei risultati e misurabile negli impatti&quot;.\u00a0Per il presidente di Federmanager, &quot;non basta introdurre tecnologia nelle imprese o acquistare macchinari e software avanzati. Serve la capacit\u00e0 di governarli. Servono organizzazione, competenze, leadership e visione. Serve managerialit\u00e0. Non basta parlare di Transizione 5.0, di coniugare digitalizzazione e sostenibilit\u00e0. Serve integrarle in quella cultura manageriale che trasforma gli investimenti in produttivit\u00e0 duratura&quot;.\u00a0&quot;E voglio essere &#8211; sottolinea &#8211; molto chiaro su un punto: non stiamo chiedendo bonus a pioggia per i manager o per le imprese che assumono manager. Chiediamo invece investimenti selettivi e misurabili per aumentare la qualit\u00e0 organizzativa del sistema produttivo italiano. Noi non crediamo a una competitivit\u00e0 costruita comprimendo il lavoro, impoverendo il capitale umano o scaricando i costi sociali sulle persone e sull\u2019ambiente&quot;. &quot;Crediamo invece &#8211; rimarca &#8211; in una competitivit\u00e0 fondata su qualit\u00e0, innovazione, competenze, organizzazione e responsabilit\u00e0. Siamo convinti che la managerialit\u00e0 nelle pmiI debba diventare a tutti gli effetti una leva di politica industriale nazionale&quot;.\u00a0&quot;La nostra tesi centrale, che portiamo all\u2019attenzione delle istituzioni e delle forze politiche, \u00e8 questa: la competitivit\u00e0 italiana non dipende soltanto dalla tecnologia, dalla finanza o dagli incentivi. Sempre pi\u00f9 dipender\u00e0 dalla qualit\u00e0 delle organizzazioni e delle leadership chiamate a governare la complessit\u00e0 del nostro tempo. Ci si sta accorgendo, finalmente, che nell\u2019industria il vero gap competitivo dell&#039;Italia \u00e8 riconducibile a un marcato divario di qualit\u00e0 organizzativa e manageriale. Le imprese &#8211; sostiene &#8211; non si trasformano da sole. Si trasformano quando sono ben governate. Si trasformano quando si dotano delle competenze manageriali necessarie. E questo \u00e8 il contributo che il management industriale italiano offre al Paese&quot;.\u00a0&quot;L\u2019Europa &#8211; spiega &#8211; sta cercando faticosamente un nuovo ruolo nel mondo. Per questo sosteniamo l&#039;ambizione del Rapporto Draghi di un&#039;Europa che torni a investire in industria, innovazione e autonomia strategica, non intenta soltanto a regolamentare. Noi desideriamo un\u2019Europa che si veda non solo come grande mercato ma anzitutto come una comunit\u00e0 industriale e sociale. La sfida italiana si gioca, da protagonista, dentro quella europea: seconda manifattura per dimensione dopo la Germania, terzo Paese al mondo per surplus commerciale e quarto esportatore mondiale. Un Paese che continua ad avere, nonostante tutte le Cassandre nostrane, straordinarie capacit\u00e0 industriali, tecnologiche e creative. Non siamo assolutamente una nazione destinata al declino. Tutt\u2019altro, siamo una grande potenza industriale. Ma talvolta diamo l\u2019impressione di avere meno fiducia in noi stessi di quanta ne abbiano i mercati internazionali nei confronti dei nostri prodotti, delle nostre tecnologie, delle nostre competenze, della qualit\u00e0 del nostro lavoro&quot;.\u00a0&quot;Due settimane fa &#8211; ricorda &#8211; abbiamo tenuto il nostro Consiglio nazionale presso Acciaierie d\u2019Italia, a Taranto. Una scelta non casuale. Perch\u00e9 pochi luoghi raccontano meglio di quel sito industriale le sfide, le contraddizioni e le potenzialit\u00e0 dell\u2019industria italiana, la sua resilienza alle avversit\u00e0. Taranto ci ricorda che non esiste una scelta tra industria, lavoro, salute e ambiente: la vera sfida \u00e8 tenere insieme questi obiettivi con competenza, investimenti, innovazione e buona governance. E&#039; questa la strada che dobbiamo percorrere come Paese. Ma in Puglia abbiamo visto e toccato con mano anche un\u2019altra Italia industriale: l\u2019Italia delle pmi. Abbiamo incontrato e visitato realt\u00e0 imprenditoriali come Cog heat exchange solutions e Quarta Caff\u00e8 di Lecce e PDT Cosmetici di Putignano: imprese che rappresentano filiere diverse ma tutte accomunate dalla stessa ambizione di crescita, capacit\u00e0 d\u2019innovazione, focus sulla sostenibilit\u00e0 ambientale e sociale e apertura ai mercati internazionali; tutte accomunate dalla stessa voglia di eccellere e primeggiare&quot;.\u00a0&quot;Queste aziende &#8211; fa notare il presidente &#8211; ci dimostrano come il talento imprenditoriale italiano sia vivo e diffuso e che potrebbero accelerare ulteriormente il proprio percorso di sviluppo grazie a un maggiore apporto di competenze manageriali, compiendo quel salto dimensionale e organizzativo necessario a competere su scala globale. E&#039; anche da esperienze come queste che nasce la nostra proposta di un grande Piano nazionale per la managerializzazione delle pmi. Il problema dell&#039;Italia, quindi, non \u00e8 la mancanza di potenziale. E&#039; la sua incapacit\u00e0 di liberarlo pienamente. E&#039; la sua scarsa fiducia in s\u00e9 stessa. Ed \u00e8 anche per questo che da troppo tempo il Paese cresce troppo poco. Con una produttivit\u00e0 debole. Con imprese sotto-dimensionate. Con difficolt\u00e0 nel trasformare l\u2019innovazione in competitivit\u00e0 delle piccole e medie imprese. Ed \u00e8 qui che si colloca il cuore del messaggio che il nostro Manifesto intende lanciare: la managerialit\u00e0 \u00e8 un\u2019infrastruttura strategica&quot;.\u00a0&quot;In questo XXI secolo &#8211; dice &#8211; la competitivit\u00e0 di un Paese dipender\u00e0 sempre meno dalla disponibilit\u00e0 di fattori produttivi tangibili e sempre di pi\u00f9 dalla qualit\u00e0 delle persone chiamate a organizzarli, coordinarli e guidarli. Per questo la managerialit\u00e0 \u00e8 una risorsa preziosa, che va tutelata, valorizzata, accompagnata lungo tutto l\u2019arco della vita professionale. Se per decenni abbiamo considerato strategiche le infrastrutture materiali &#8211; energia, trasporti, telecomunicazioni &#8211; \u00e8 adesso giunto il tempo di riconoscere che anche il management, quella speciale forma di capitale umano capace di interpretare la complessit\u00e0 e di guidare il cambiamento, \u00e8 una vera infrastruttura nazionale intangibile&quot;.\u00a0&quot;La coesione sociale nasce dalla percezione di equit\u00e0. Nessuna societ\u00e0 pu\u00f2 restare unita se lavoro, merito, responsabilit\u00e0 e contributo al bene comune non vengono riconosciuti e valorizzati. Senza equit\u00e0 fiscale e coesione sociale non esiste crescita duratura. Senza industria non esiste uno Stato sociale sostenibile. Questo \u00e8 un punto centrale. Difendere l\u2019industria oggi significa difendere la capacit\u00e0 futura del Paese di sostenere sanit\u00e0, scuola, pensioni, ricerca e qualit\u00e0 della vita. Significa difendere i diritti di cittadinanza e la tenuta democratica e sociale dell\u2019Italia. Ecco perch\u00e9 il Manifesto che oggi consegniamo non \u00e8 un documento corporativo, ma un documento per un\u2019Italia pi\u00f9 consapevole dei propri punti di forza e delle proprie possibilit\u00e0 di miglioramento&quot;, dice il  presidente Federmanager.\u00a0&quot;Un documento &#8211; afferma &#8211; che \u00e8 una proposta di politica industriale e sociale per il Paese. Una proposta che prova a tenere insieme crescita economica e centralit\u00e0 della persona. Innovazione e dignit\u00e0 del lavoro. In tre parole: competitivit\u00e0 responsabile, solidariet\u00e0 e fiducia sociale. Se questa \u00e8 la diagnosi, ecco allora le nostre proposte al Governo, con una necessaria precisazione: noi non chiediamo bonus a pioggia per la nostra categoria, ma tre riforme strutturali per sbloccare l&#039;economia della Nazione. Primo: strumenti di incentivazione e una fiscalit\u00e0 d\u2019impresa premiale e selettiva per le pmi, finalizzati alla crescita dimensionale e alla managerializzazione, accompagnati da una politica industriale &#039;contemporanea&#039; volta a tutelare e rilanciare gli asset produttivi strategici del Paese. Lo Stato deve essere l\u2019alleato fiscale di chi decide di smettere di essere piccolo e vuole competere su scala nazionale e internazionale, ma deve anche saper difendere e valorizzare quelle grandi realt\u00e0 industriali che sviluppano e custodiscono competenze, tecnologie e capacit\u00e0 produttive indispensabili per l\u2019autonomia strategica e la sovranit\u00e0 industriale del Paese&quot;.\u00a0&quot;Secondo &#8211; precisa &#8211; inserire managerialit\u00e0 nel Piano Mattei, perch\u00e9 se la geopolitica si fa con i trattati, l\u2019economia reale si fa sul campo con i giocatori giusti. Lo Stato deve co-finanziare tramite voucher dei manager professionisti capaci di affiancare le nostre piccole e medie imprese e i nostri distretti industriali per guidarli nei complessi mercati africani. Terzo: una fiscalit\u00e0 competitiva per i giovani altamente qualificati per frenarne la fuga verso l\u2019estero. Riteniamo necessaria l\u2019introduzione di un regime fiscale ad hoc per questi giovani, e in particolare per i manager under 40. Se crei valore in Italia, devi poter correre al passo con i parametri europei&quot;.\u00a0&quot;Su queste tre proposte concrete &#8211; insiste il presidente &#8211; vogliamo collaborare con le istituzioni, passando dalla politica dei sussidi a quella delle competenze. Questo \u00e8 il momento di osare. Con questo Manifesto e con queste proposte Federmanager si proietta oltre l\u2019attenzione per s\u00e9 o per le sue iscritte e i suoi iscritti: la managerialit\u00e0 non \u00e8 un tema di categoria, \u00e8 un tema di futuro nazionale. Per questo Federmanager chiede al Paese di investire sulla qualit\u00e0 della propria leadership industriale, delle proprie organizzazioni e della propria capacit\u00e0 produttiva. Chiede al Paese di tornare ad apprezzare ed essere orgogliosi delle proprie fabbriche, laboratori, officine, impianti, centri di ricerca, uffici direzionali e distretti industriali, tutti luoghi di cui conosciamo molto bene le luci accese gi\u00e0 alle sei del mattino, quando il Paese si sta cominciando a svegliare; cos\u00ec come conosciamo molto bene quelle decisioni difficili da prendere nei consigli di amministrazione quando bisogna salvare occupazione, investire, innovare, restare sul mercato&quot;.\u00a0&quot;Dietro ogni realt\u00e0 industriale &#8211; osserva &#8211; non ci sono soltanto macchine, tecnologie e capitali. Ci sono persone. Troppo spesso questo Paese dimentica quanto valore, quanta competenza e quanta dedizione esistano dentro questi luoghi. Per troppo temo abbiamo raccontato l&#039;industria soprattutto attraverso le sue difficolt\u00e0. Dobbiamo invece tornare a raccontarla per ci\u00f2 che \u00e8: una grande infrastruttura sociale oltre che economica, il luogo in cui ogni giorno si generano valore, innovazione, competenze, occupazione qualificata e opportunit\u00e0 per milioni di persone e famiglie. Dobbiamo tornare a valorizzare lavoratrici, lavoratori, imprenditori e manager, persone che il mondo ci invidia per competenza, creativit\u00e0 e capacit\u00e0 di trovare soluzioni concrete&quot;.\u00a0&quot;Chiedo al Paese &#8211; chiarisce &#8211; un pensiero di grande riconoscenza per tanti nostri dirigenti e quadri senior i quali, dopo avere dedicato una vita al lavoro, alla crescita delle imprese e alla costruzione della ricchezza del Paese, hanno sopportato sacrifici importanti, anche molto pesanti, e talvolta decisioni che hanno inciso profondamente sulle loro condizioni economiche, affrontandole senza mai venir meno al proprio senso delle istituzioni. Anche questo \u00e8 un esempio di responsabilit\u00e0 civile che merita riconoscenza e rispetto da parte del Paese tutto. Ma, ancor pi\u00f9 importante, i nostri senior rappresentano un patrimonio vivente di esperienza e possono ancora offrire un contributo prezioso alla societ\u00e0, ai giovani, alle piccole imprese. Dobbiamo valorizzarli di pi\u00f9, attraverso nuove iniziative sociali ed economiche. E&#039; una sfida sulla quale chiediamo a istituzioni, imprese e parti sociali un impegno condiviso. E&#039; questo il tempo giusto. Il futuro non si eredita, si costruisce. Si costruisce con la qualit\u00e0 delle persone, delle organizzazioni e delle istituzioni. Si costruisce con l&#039;industria, con il lavoro e con la responsabilit\u00e0. Per questo continuiamo a scommettere sulla managerialit\u00e0. Per questo continuiamo a credere nell&#039;industria italiana. Per questo continuiamo a credere nell&#039;Italia&quot;. \u00a0&quot;L&#039;Intelligenza artificiale aumenter\u00e0 enormemente capacit\u00e0 di analisi, velocit\u00e0 decisionale, automazione dei processi aziendali ed efficienza organizzativa. Ma visione industriale, responsabilit\u00e0, giudizio ed etica resteranno, e dovranno restare, profondamente umane. Ce lo ricorda anche Papa Leone XIV nella sua prima enciclica, Magnifica humanitas, dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell&#039;intelligenza artificiale. La sfida non \u00e8, dunque, costruire manager di silicio, meri agenti IA capaci di semplici compiti ripetitivi&quot;. &quot;La sfida &#8211; avverte &#8211; \u00e8 costruire una managerialit\u00e0 capace di governare queste tecnologie sempre pi\u00f9 potenti proprio perch\u00e9 i contesti in cui vengono impiegate sono sempre pi\u00f9 complessi, ambigui e controversi. Ed \u00e8 qui il punto: la tecnologia, da sola, non genera competitivit\u00e0. La genera quando incontra organizzazioni capaci di governarla. Per anni abbiamo discusso quasi esclusivamente di costo del lavoro, incentivi e finanza. Troppo poco della qualit\u00e0 delle organizzazioni. Eppure \u00e8 proprio l\u00ec che nasce una parte decisiva della produttivit\u00e0: dalla governance, dalla capacit\u00e0 di innovare, dalla gestione inclusiva e multiculturale del personale, dalla cultura industriale&quot;. &quot;E nasce &#8211; rimarca &#8211; in luoghi di lavoro salubri e sicuri. Forse soprattutto l\u00ec. Salute e sicurezza sono condizioni imprescindibili e premesse necessarie del lavoro, in ogni sua forma e declinazione&quot;.\u00a0&quot;C&#039;\u00e8 un legame profondo tra il futuro dell&#039;industria italiana e il futuro dei nostri giovani. Un sistema produttivo moderno, innovativo e ben governato non \u00e8 soltanto pi\u00f9 competitivo: \u00e8 anche pi\u00f9 attrattivo per i talenti. Anche per questo il compito di un manager non \u00e8 soltanto governare il presente, ma preparare chi guider\u00e0 le organizzazioni di domani. Nessuno di noi vuole consegnare ai propri figli un Paese pi\u00f9 fragile, impaurito e sfiduciato di quello che ha ricevuto. Nessuno di noi vuole spiegare ai propri nipoti perch\u00e9 non siamo stati capaci di governare il cambiamento quando ne avevamo la possibilit\u00e0&quot;, dice Quercioli. \u00a0&quot;Fiducia ai govani &#8211; afferma &#8211; nella possibilit\u00e0 di trovare, nel nostro Paese, luoghi inclusivi e rispettosi in cui crescere professionalmente e umanamente, assumersi responsabilit\u00e0 e contribuire al cambiamento. Fiducia alle imprese nell\u2019investire. Fiducia alle lavoratrici e ai lavoratori nel vedere riconosciuti merito, competenze e responsabilit\u00e0. Questa preziosa opera di costruzione della fiducia \u00e8 il compito principale che abbiamo assegnato al nostro Gruppo Giovani e al nostro Gruppo Donne \u2013 Minerva, con risultati molto soddisfacenti&quot;. &quot;Per questo &#8211; sottolinea &#8211; sappiamo che non \u00e8 un\u2019utopia confidare in un\u2019Italia capace di cambiare passo. Un\u2019Italia equa in cui, finalmente, il merito prevalga sulle logiche dell\u2019appartenenza e della convenienza&quot;.\u00a0<br \/>\n&#8212;economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Per far fare al Paese un ulteriore salto competitivo, \u00e8 necessario promuovere un salto organizzativo delle sue piccole e medie imprese. 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