{"id":21404,"date":"2026-07-03T10:21:57","date_gmt":"2026-07-03T10:21:57","guid":{"rendered":"https:\/\/laser.it\/?p=21404"},"modified":"2026-07-03T10:21:57","modified_gmt":"2026-07-03T10:21:57","slug":"migranti-save-the-children-circa-2mila-minori-arrivati-con-proprie-famiglie-nel-2025-via-mare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laser.it\/?p=21404","title":{"rendered":"Migranti, Save the Children: circa 2mila minori arrivati con proprie famiglie nel 2025 via mare"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Considerando solo i migranti in arrivo via mare in Italia, nel 2025 si stima che circa 2.000 siano stati i minori giunti nel Paese con la propria famiglia. I pochi dati esistenti, seppur incompleti e frammentari, riferisce Save the Children, restituiscono con chiarezza una presenza diffusa, lungo tutte le principali rotte migratorie, di famiglie con bambini e adolescenti , che arrivano in Italia, la attraversano e, a volte, vi ritornano perch\u00e9 respinti o di ritorno da altri Paesi. Ci\u00f2 fa di questi bambini e dei loro genitori un gruppo particolarmente fragile e invisibile nell\u2019ambito dei flussi migratori, che si ritrova a confrontarsi con meccanismi di tutela poco attenti alle loro esigenze e con un sistema complessivo di accoglienza e protezione inadeguato. Un sistema che rischia di essere ulteriormente compromesso dall\u2019attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l\u2019asilo, il cui decreto-legge di attuazione \u00e8 attualmente all\u2019esame del Parlamento. A questi bambini e bambine \u00e8 dedicata l\u2019ultima edizione di &#039;Nascosti in piena vista&#039; di Save the Children &#8211; l\u2019Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro \u2013 perch\u00e9 la loro condizione di vulnerabilit\u00e0 non pu\u00f2 essere considerata un &#039;effetto collaterale&#039; del fenomeno migratorio, una questione &#039;marginale&#039;, nella discussione politica nazionale relativa alle politiche di accoglienza e asilo, ma deve essere riconosciuta e messa al centro anche di questa fase di attuazione del Patto europeo. \u00a0Seppur poco analizzata a livello sistemico, la realt\u00e0 delle famiglie con figli minori emerge e si manifesta in tutta la sua complessit\u00e0 sui territori, sollecitando le istituzioni, le amministrazioni, gli attori umanitari e la societ\u00e0 civile che, in assenza di un quadro normativo e operativo specifico, si mobilitano a seconda delle diverse capacit\u00e0, possibilit\u00e0 e priorit\u00e0 definite a livello locale. Nella prima accoglienza i minorenni ospitati con la propria famiglia non sono ancora ufficialmente tracciabili, ma nel 2025 erano pi\u00f9 di 10.334 quelli inseriti nella seconda accoglienza garantita dal SAI (il 69,7% dei 14.829 minorenni accolti in Sai). \u201cSin dall\u2019avvio del nostro lavoro di ricerca \u00e8 emersa una realt\u00e0 chiara: i minorenni che migrano con le proprie famiglie non sono riconosciuti n\u00e9 dal punto di vista statistico n\u00e9 da quello dell\u2019individuazione di bisogni specifici, a partire da spazi di vita adeguati. Le interviste raccolte raccontano di mancanza di privacy, promiscuit\u00e0, isolamento all\u2019interno di un sistema di prima accoglienza, quello dei Centri di Accoglienza Straordinaria, pensato soprattutto per gli adulti soli. Lo spazio della stanza diventa spesso l\u2019unico rifugio e anche andare a scuola pu\u00f2 diventare difficile. Con l\u2019attuazione delle nuove regole del Patto europeo sulla migrazione e l\u2019asilo, poi, c\u2019\u00e8 addirittura il rischio di trattenimento, una forma di restrizione della libert\u00e0 personale, anche delle famiglie con bambini, sia all\u2019arrivo con il fermo amministrativo, che successivamente nel corso delle procedure di frontiera. In gioco c\u2019\u00e8 il rispetto dei diritti fondamentali dei minorenni nel nostro Paese\u201d, dichiara Antonella Inverno, Responsabile ricerca e analisi dati di Save the Children.\u00a0In questo panorama, il rapporto Nascosti in piena vista 2026,  curato da Filippo Furri, ha cercato di fornire una visione d&#039;insieme, che pur non pretendendo di essere esaustiva, delinea un quadro di rischio per i minorenni. I minori in famiglia in Italia attraversano un sistema che non \u00e8 strutturato per rispondere adeguatamente alla loro presenza, a partire dall\u2019assenza di un monitoraggio degli ingressi alle frontiere, dei transiti e delle permanenze sui territori. Critica risulta inoltre la capacit\u00e0 di tutelare i nuclei e il diritto all\u2019unit\u00e0 familiare, le dinamiche e le tempistiche di inserimento delle famiglie in strutture di accoglienza idonee, i tempi e le logiche di trattamento delle domande di protezione internazionale e della gestione di eventuali dinieghi e ricorsi, nonch\u00e9 la capacit\u00e0 di intercettare, valutare e rispondere alla sommatoria di fragilit\u00e0 che un nucleo familiare incarna. I minori che arrivano nel nostro Paese con la propria famiglia hanno et\u00e0, vissuti ed esigenze diverse: tra loro ci sono neonati, bambine e bambini in et\u00e0 prescolare e scolare, adolescenti e neomaggiorenni, minori nati in Italia, arrivati tramite rotte migratorie ad alto rischio (via mare o terra), ma anche attraverso canali sicuri (visti turistici, sanitari o umanitari), cos\u00ec come minori con percorsi di &quot;rientro&quot; o migrazioni secondarie. \u00a0\u00a0La ricerca sul campo, condotta in territori di frontiera e transito come Oulx, Ventimiglia, Trieste, Agrigento, Milano, Roma e Torino, da giugno 2025 ad aprile 2026, ha mappato fasi, tipologie di accoglienza e aree critiche dei percorsi dei nuclei familiari, integrando analisi quantitativa e qualitativa attraverso interviste a 48 famiglie e 20 stakeholder. L\u2019analisi individua passaggi chiave, dall\u2019arrivo all\u2019integrazione, e mette in evidenza un divario significativo tra diritti formalmente garantiti ed effettiva tutela, spesso discontinua, soprattutto per i minori. L\u2019accesso a istruzione, salute e protezione resta condizionato da ostacoli amministrativi e carenze strutturali, lasciando molti minori &#039;nascosti in piena vista&#039;. Il sistema della prima accoglienza italiano, costituito dai Cas e dagli altri centri di emergenza nati negli ultimi anni, non \u00e8 progettato per i nuclei familiari. Chi arriva \u00e8 spesso collocato nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas), nei Cara o in altri centri analoghi, con servizi limitati e inadeguati ai bisogni educativi e psicologici dei minori. L&#039;accoglienza diffusa \u2013 che garantisce percorsi pi\u00f9 idonei per i nuclei familiari e una migliore capacit\u00e0 di sostegno ai percorsi di autonomia \u2013 rimane una realt\u00e0 minoritaria. L\u2019analisi del sistema ha messo infatti in evidenza una limitata capienza del sistema ordinario di seconda accoglienza in capo ai Comuni (Sai) e una forte dipendenza dal modello emergenziale, con una netta prevalenza dei Cas, strutture che dovrebbero essere di prima accoglienza, ma dove spesso le famiglie rimangono bloccate per anni a causa della lentezza amministrativa e degli intoppi burocratici. Ne derivano condizioni di vita difficili tra sovraffollamento, scarsa privacy, accesso limitato ai servizi, isolamento, con la scuola come unico spazio di normalit\u00e0, tuttavia fragile per via dei trasferimenti da un centro all\u2019altro, anche in territori molto lontani tra loro. Inoltre, spesso bambine e ragazze percepiscono il grande centro d&#039;accoglienza in cui vivono come un ambiente ostile e poco sicuro, per la promiscuit\u00e0 e la presenza di persone adulte sconosciute: una sensazione che limita fortemente la loro libert\u00e0 di movimento e le spinge a un confinamento protettivo all&#039;interno della propria camera. In questo quadro anche il rischio di subire molestie pu\u00f2 diventare una paura reale. Inoltre, la coabitazione forzata ad alta densit\u00e0 espone i minori a contesti potenzialmente traumatizzanti, fino ad arrivare a casi limite come manifestazioni di grave disagio psichico o aggressioni da parte di altri ospiti. \u00a0Infine, la precariet\u00e0 e la lentezza burocratica generano forte incertezza e incidono sulle dinamiche familiari, portando spesso a un\u2019inversione dei ruoli, con i figli che molto presto assumono responsabilit\u00e0 da adulti, essendo i primi a imparare la lingua e svolgendo il ruolo di mediatori legali e amministrativi dei loro genitori, con impatti significativi sul loro sviluppo. &quot;Ero l\u2019eroe, praticamente, che dovevo tradurre, devo leggere queste cose qua, spiegare ai miei genitori. Era bello, per\u00f2 era pure importante\u201d, ricorda un bambino di 13 anni. \u201cSenza dati e informazioni accessibili non si possono delineare politiche efficaci, che appaiono invece urgenti per i bambini e le bambine e le loro famiglie, &#8211; dichiara Giorgia D\u2019Errico, direttrice relazioni Istituzionali di Save the Children &#8211; anche alla luce dell\u2019entrata in vigore del Patto europeo sulla migrazione e l\u2019asilo e dell\u2019esigenza di mettere al centro le persone pi\u00f9 vulnerabili. Per colmare questo profondo vuoto di conoscenze \u00e8 necessario avviare al pi\u00f9 presto una raccolta sistematica e continuativa di dati disaggregati e accessibili. Sarebbe inoltre opportuno l\u2019avvio di un\u2019indagine parlamentare conoscitiva per colmare anni di carenza informativa e ricostruire pi\u00f9 ampiamente e in prospettiva storica le traiettorie e le altre caratteristiche di questa parte cos\u00ec vulnerabile delle migrazioni verso l\u2019Italia, composta da bambini spesso molto piccoli, non di rado neonati, per lo pi\u00f9 coinvolti in viaggi a cui i loro genitori sono costretti ma che loro non hanno potuto scegliere. Proprio in questi giorni il Senato \u00e8 impegnato nell&#039;esame del decreto-legge che d\u00e0 attuazione al Patto europeo sulla migrazione e l&#039;asilo. Ci aspettiamo che il testo definitivo della legge di conversione ponga esplicitamente il superiore interesse del minore al centro dell&#039;impianto normativo e introduca garanzie di tutela effettive per tutti i bambini, le bambine e gli adolescenti, accompagnati e non accompagnati, assicurando un&#039;accoglienza adeguata, l&#039;esclusione del trattenimento per motivi migratori e procedure di asilo pienamente rispettose dei loro diritti, senza il ricorso alle procedure di frontiera o accelerate&quot;.\u00a0Per garantire una tutela effettiva dei minori e delle famiglie lungo l&#039;intero percorso migratorio, Save the Children ribadisce inoltre la necessit\u00e0 di superare il ricorso ai Cas come risposta emergenziale, puntando su un\u2019accoglienza adeguata \u2013 sicura, dignitosa e inclusiva \u2013 rafforzando il sistema Sai e i modelli diffusi orientati all\u2019autonomia. \u00c8 inoltre fondamentale garantire percorsi di accoglienza stabili e coerenti, evitando interruzioni o uscite premature che rischiano di compromettere il benessere e lo sviluppo dei minori. Parallelamente, fin dalle prime fasi dell\u2019arrivo, \u00e8 necessario rafforzare la formazione degli operatori impegnati nelle attivit\u00e0 di controllo e gestione alle frontiere sui diritti dell\u2019infanzia e dell\u2019adolescenza nonch\u00e8 la loro capacit\u00e0 di riconoscere tempestivamente la presenza di minori e di individuarne bisogni e vulnerabilit\u00e0, di rendere pi\u00f9 rapide e accessibili le procedure di ricongiungimento familiare e di ampliare i canali di ingresso regolari, assicurando continuit\u00e0 e stabilit\u00e0 nei percorsi di presa in carico.\u00a0<br \/>\n&#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Considerando solo i migranti in arrivo via mare in Italia, nel 2025 si stima che circa 2.000 siano stati i minori giunti nel Paese con la propria famiglia. 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