{"id":25362,"date":"2026-07-18T07:02:43","date_gmt":"2026-07-18T07:02:43","guid":{"rendered":"https:\/\/laser.it\/?p=25362"},"modified":"2026-07-18T07:02:43","modified_gmt":"2026-07-18T07:02:43","slug":"bad-bunny-porto-rico-e-casita-la-notte-latina-che-milano-non-dimentichera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laser.it\/?p=25362","title":{"rendered":"Bad Bunny, Porto Rico e Casita: la notte &#8216;latina&#8217; che Milano non dimenticher\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211;<br \/>\nNon si diventa Bad Bunny dall&#039;oggi al domani. Prima posi in underwear per Calvin Klein. Diventi un meme mondiale quando scopri di aver vinto il pi\u00f9 importante dei Grammy Awards. Poi vieni criticato da Donald Trump, che definisce la tua esibizione al Super Bowl uno &quot;show disgustoso&quot;. Solo dopo puoi riempire gli stadi di mezzo mondo. E fare doppietta all\u2019Ippodromo Snai La Maura di Milano, entrando di diritto nella lista dei concerti pi\u00f9 attesi dell\u2019anno. Ma prima dei record, dei Grammy e dei riflettori, c&#039;era Benito Antonio Mart\u00ednez Ocasio. E forse, per raccontare la sua ascesa, bisogna partire proprio da l\u00ec. Da Vega Baja, Porto Rico. Un quartiere qualunque, una famiglia qualunque. Nessun artista in casa. Il padre camionista, la madre insegnante, oggi in pensione. La musica c&#039;\u00e8 sempre stata, le possibilit\u00e0 meno. \u00a0Nel 2016 Benito lavora come cassiere in un supermercato vicino casa. Mentre imbusta la spesa, registra canzoni e le carica su SoundCloud. Un po&#039; per gioco, un po&#039; perch\u00e9 quel sogno non ha mai smesso di tenerlo vivo. Poi succede quello che, visto da fuori, sembra solo fortuna. La sua musica inizia a girare tra le strade di Porto Rico. Arriva negli Stati Uniti. Poi, nel resto del mondo. Ma ridurre tutto a una serie di numeri sarebbe il modo pi\u00f9 sbagliato per raccontarlo. Perch\u00e9 il successo \u00e8 arrivato insieme a qualcosa di pi\u00f9 grande, riuscendo a trasformare la musica latina in un linguaggio universale, senza mai snaturarla. Non ha cambiato lingua per conquistare il mondo. \u00c8 stato il mondo a imparare la sua. Ed \u00e8 questo percorso che lo ha portato a partire con il \u2018DeB\u00cd TiRAR M\u00e1S FOToS World Tour\u2019, arrivato in Italia con due date sold out all&#039;Ippodromo Snai La Maura di Milano. La prima, quella di ieri. Dove \u00e8 andata in scena una festa, senza regole precise. Eccetto per il dress code. Dentro l&#039;Ippodromo c&#039;erano bandane e bandiere di Porto Rico ovunque, cappelli da cowboy, occhiali luccicanti, glitter. \u00a0C&#039;\u00e8 chi \u00e8 arrivato dall\u2019appartamento in affitto nel quartiere San Siro, e chi ha preso un volo dall\u2019America Latina. Tutto per vivere un sogno, per una notte. E magari per essere scelti di entrare nella Casita. La riproduzione di una tipica casa portoricana, diventata il simbolo di questo tour. Quella stessa Casita finita anche al centro di una causa legale intentata dal proprietario dell&#039;abitazione originale, che accusa l&#039;artista di averne utilizzato l&#039;immagine senza autorizzazione. Quella stessa Casita che a Madrid ha visto dentro anche Chiara Ferragni e Carlos Alcaraz. Ma stasera, almeno per il pubblico, rappresenta tutt&#039;altro. \u00c8 casa. \u00c8 Porto Rico. \u00c8 il centro dello show. Bad Bunny \u00e8 l&#039;amico che alla festa ti trascina in pista anche se gli dici che non sai ballare. Ma \u00e8 anche quello che, tra una canzone e l&#039;altra, riesce a parlarti di casa, identit\u00e0, appartenenza. Ti fa muovere il bacino e, senza che tu te ne accorga, ti ritrovi a riflettere. \u00c8 questa la forza del suo live e dei suoi album. \u00a0\u00a0Sotto i ritmi del reggaeton, della salsa, di musica che fa pensare all\u2019estate, alle vacanze, alla vida loca, Bad Bunny nasconde sempre qualcosa. Come con \u2018NUEVAYoL\u2019, che all&#039;apparenza sembra una dichiarazione d&#039;amore a New York, ma che in realt\u00e0 \u00e8 dedicata ai portoricani emigrati, a chi ha lasciato l&#039;isola senza mai smettere di sentirla casa. Del resto \u00e8 questo il concetto a cui ruota attorno \u2018DeB\u00cd TiRAR M\u00e1S FOToS\u2019. Una lunga lettera d&#039;amore a Porto Rico e al suo popolo. Un disco che parla della sua terra, dove Benito denuncia la gentrificazione, la speculazione immobiliare e un turismo sempre pi\u00f9 invasivo che rischia di cambiare il volto della sua Isola. Ma lo fa senza interrompere la festa. Anzi, trasforma temi pesanti in canzoni che fanno ballare tutti. Non predica, non giudica. Racconta. E il concerto segue questa stessa filosofia. \u00a0Non c&#039;\u00e8 un momento in cui il palco diventa davvero il centro della scena. Perch\u00e9 Bad Bunny non ci resta quasi mai. Corre. Lascia spazio ai musicisti, ballerini e performer. Sale sul tetto della Casita, entra dentro, ne esce pochi minuti dopo. Ogni settore dell&#039;Ippodromo ha l&#039;impressione che, prima o poi, Benito passer\u00e0 proprio l\u00ec davanti. E succede davvero. \u00c8 uno show pensato per accorciare le distanze. Perch\u00e9 per Bad Bunny \u00e8 fondamentale sentirsi tutti appartenenti a qualcosa. Tutti una sola famiglia. Tutti, per una notte, portoricani. Anche la scenografia racconta questa idea. C&#039;\u00e8 il lungo palco principale. Due super pit ai lati. Una piccola tribuna dietro il palco che sembra uscita dal Royal Box di Wimbledon, per intenderci. E poi lei, la Casita, enorme, colorata, viva. Una casa che diventa palco, un vero simbolo.\u00a0Niente \u00e8 lasciato al caso, ma niente d\u00e0 l&#039;impressione di essere costruito a tavolino. Lo show \u00e8 imperfetto. Ed \u00e8 proprio per questo che funziona. Lui sembra divertirsi quanto le persone sotto il palco. Sul maxi schermo, un ledwall gigante formato orizzontale, iniziano a comparire le bandiere di tutti i Paesi arrivati in Italia per quella data. Per due ore Milano smette davvero di essere Milano. In quel momento le differenze sembrano sparire. Per una notte si parla la stessa lingua. Quella della musica. Quella del ballo. E dell\u2019appartenenza.  Potrebbe essere definito uno dei concerti pi\u00f9 interattivi di sempre. Non perch\u00e9 faccia salire i fan sulla Casita. Ma perch\u00e9 la sensazione \u00e8 che quello spettacolo non esiste senza chi gli sta attorno. Il centro non \u00e8 Bad Bunny. Il centro \u00e8 la sua gente. Quella che Benito non smette mai di ringraziare e a cui, pi\u00f9 volte nel corso della serata, chiede se riesce a resistere al caldo asfissiante di Milano. Si scusa persino: \u201cNon sono stato io a portarlo, vero?\u201d, dice sorridendo, rigorosamente in spagnolo.\u00a0\u00a0Non esistono telefoni alzati solo per immortalare il ritornello pi\u00f9 bello. C&#039;\u00e8 soprattutto voglia di stringere l&#039;amica, il fidanzato, la madre con cui si \u00e8 arrivati fin l\u00ec. Guardarsi negli occhi e cantare a squarciagola. Senza preoccuparsi di chi sta guardando. Si canta anche quando lo spagnolo non lo si parla. Che bello spettacolo che hai messo in piedi, Benito, verrebbe da dirgli. La nostalgia post concerto inizia presto. Quando pi\u00f9 di 78mila persone si incamminano verso la fermata della metropolitana rossa pi\u00f9 vicina. Aspettavano questa data da un anno. E adesso che \u00e8 finita, c&#039;\u00e8 chi sta gi\u00e0 immaginando il prossimo tour, chi continua a cantare mentre lascia l&#039;Ippodromo e chi, scherzando ma forse nemmeno troppo, sta gi\u00e0 programmando un viaggio a Porto Rico.\u00a0Ed \u00e8 proprio l\u00ec che capisci cosa ha costruito Bad Bunny. Non in un giorno. Ma l&#039;ha fatto. Non ha semplicemente portato la musica latina negli stadi. Ha portato Porto Rico. Con la sua storia, la sua cultura, le sue lotte. E non ha avuto bisogno di tradurle per renderle pi\u00f9 semplici. Per anni la musica latina \u00e8 stata considerata un genere da tormentone estivo. Bad Bunny le ha dato un altro peso. L&#039;ha resa politica e universale.\u00a0E mentre gli ultimi fuochi d&#039;artificio illuminano il cielo sopra Milano, Bad Bunny sorride, ringrazia e si allontana. Il senso di questa serata sta tutto in \u2018BAILE INoLVIDABLE\u2019, uno dei brani pi\u00f9 attesi, che significa letteralmente &quot;ballo indimenticabile&quot;. Ma dentro quelle parole la vita viene raccontata come una festa destinata, prima o poi, a finire. E proprio perch\u00e9 finisce, ogni momento vissuto diventa ancora pi\u00f9 prezioso. Potrebbe raccontare la storia di ognuno. E potrebbe essere la metafora perfetta di quello che \u00e8 successo a Milano. Per qualche ora, quasi 80mila persone hanno lasciato fuori i propri problemi, le preoccupazioni, le angosce. Hanno ballato insieme a sconosciuti, cantato parole che pensavano fossero altre, trasformando il concerto in un momento da portarsi dentro come un pezzo di cuore. Come un baile inolvidable. (di Marica Di Giovanni)\u00a0<br \/>\n&#8212;spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Non si diventa Bad Bunny dall&#039;oggi al domani. Prima posi in underwear per Calvin Klein. Diventi un meme mondiale quando scopri di aver vinto il pi\u00f9 importante dei Grammy Awards. 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