{"id":26136,"date":"2026-07-21T20:22:34","date_gmt":"2026-07-21T20:22:34","guid":{"rendered":"https:\/\/laser.it\/?p=26136"},"modified":"2026-07-21T20:22:34","modified_gmt":"2026-07-21T20:22:34","slug":"biennale-arte-ue-revoca-2-milioni-di-fondi-fondazione-nessun-impatto-sul-bilancio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laser.it\/?p=26136","title":{"rendered":"Biennale Arte, Ue revoca 2 milioni di fondi. Fondazione: &#8220;Nessun impatto sul bilancio&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211;<br \/>\nLa Commissione europea passa dalle parole ai fatti e chiude, almeno sul piano amministrativo, il lungo braccio di ferro con la Biennale di Venezia. Dopo mesi di scambi di lettere, contestazioni e chiarimenti, l&#039;Agenzia esecutiva europea per l&#039;Istruzione e la Cultura (Eacea) ha deciso di interrompere il finanziamento europeo da due milioni di euro destinato alla Fondazione veneziana. Una decisione che arriva al termine della valutazione giuridica svolta dalla Commissione e che rappresenta il punto pi\u00f9 alto dello scontro istituzionale nato attorno alla riapertura del Padiglione russo alla Biennale Arte.\u00a0L&#039;annuncio \u00e8 arrivato direttamente da Bruxelles. &quot;Dopo la valutazione e la raccomandazione legale della Commissione europea, l&#039;Eacea ha deciso di interrompere il finanziamento da due milioni di euro concesso alla Fondazione La Biennale di Venezia&quot;, ha dichiarato il portavoce dell&#039;esecutivo europeo Thomas Regnier, spiegando che gli eventi culturali sostenuti con risorse dell&#039;Unione &quot;devono salvaguardare i valori democratici, promuovere il dialogo aperto, la diversit\u00e0 e la libert\u00e0 di espressione, valori che non sono rispettati nella Russia di oggi&quot;. Una presa di posizione che conferma come la vicenda abbia ormai assunto un significato che va ben oltre l&#039;aspetto economico. La Commissione ha infatti ricondotto la decisione non tanto a una questione contabile, quanto a una valutazione politica e valoriale sull&#039;utilizzo dei fondi europei in relazione ai rapporti con la Russia dopo l&#039;invasione dell&#039;Ucraina.\u00a0Il paradosso della vicenda \u00e8 che il contributo europeo revocato non finanziava affatto la Biennale Arte, cio\u00e8 la manifestazione da cui \u00e8 nata la controversia. I due milioni di euro erano destinati infatti a sostenere alcune attivit\u00e0 del Settore Cinema della Fondazione, in particolare il Biennale College Cinema e il Venice Production Bridge, due programmi dedicati rispettivamente alla formazione di giovani autori e allo sviluppo dell&#039;industria audiovisiva internazionale.\u00c8 proprio su questo aspetto che insiste la Biennale nella sua replica ufficiale. &quot;Tale sovvenzione co-finanziava le attivit\u00e0 del Settore Cinema relative a Biennale College e al Venice Production Bridge, attivit\u00e0 e Settore che nulla hanno a che vedere con la partecipazione della Russia alla Biennale Arte&quot;, sottolinea la Fondazione. Secondo Venezia, dunque, Bruxelles avrebbe deciso di colpire un settore completamente estraneo ai fatti contestati. La Fondazione aggiunge inoltre un elemento destinato a rassicurare operatori e partner internazionali: il provvedimento &quot;non ha alcun impatto significativo n\u00e9 sul budget, n\u00e9 sul bilancio, n\u00e9 sulle attivit\u00e0 programmate e in corso della Biennale di Venezia, che rimangono confermate&quot;. In termini finanziari, il contributo europeo rappresentava infatti una quota marginale del bilancio complessivo della Fondazione presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, che negli ultimi anni ha consolidato una situazione economica particolarmente solida grazie anche all&#039;aumento dei visitatori e delle entrate proprie.\u00a0La reazione della Fondazione non si \u00e8 fatta attendere. &quot;Prendiamo atto che si tratta di una decisione da tempo preannunciata da autorit\u00e0 politiche e che pertanto ci obbliga ai passi successivi che avevamo gi\u00e0 reso noti, ovvero far valere le nostre ragioni in tutte le sedi competenti&quot;, afferma la nota diffusa dopo la comunicazione dell&#039;Eacea. Tradotto: la Biennale porter\u00e0 la vicenda davanti ai giudici europei.\u00a0La strategia legale sarebbe stata definita gi\u00e0 nei giorni scorsi dal consiglio di amministrazione riunito a Ca&#039; Giustinian, sede della Fondazione. Sarebbero state illustrate ai consiglieri le possibili strade processuali, tutte davanti alla giustizia dell&#039;Unione europea. La Fondazione potrebbe presentare un ricorso di annullamento ai sensi dell&#039;articolo 263 del Trattato sul funzionamento dell&#039;Unione europea, contestando la legittimit\u00e0 della decisione amministrativa adottata dall&#039;Eacea. In alternativa potrebbe percorrere la via dell&#039;azione contrattuale prevista dall&#039;articolo 272 dello stesso Trattato, trattandosi di un rapporto regolato da un accordo di finanziamento. Non sarebbe esclusa neppure una richiesta cautelare per sospendere gli effetti del provvedimento fino alla decisione definitiva del Tribunale dell&#039;Unione europea.\u00a0Per comprendere lo scontro tra Bruxelles e Venezia occorre tornare all&#039;inizio della Biennale Arte 2026. Dopo l&#039;assenza registrata nelle precedenti edizioni in seguito allo scoppio della guerra in Ucraina (2022 e 2024), il Padiglione russo &#8211; di propriet\u00e0 di Mosca dal 1914 &#8211; \u00e8 tornato ad aprire i battenti ai Giardini della Biennale, ma solo su invito e solo per tre giorni (6-8 maggio). Dal 9 maggio, giorno di apertura della 61\/a Esposizione Internazionale d&#039;Arte &#8211; dal titolo &quot;In Minor Keys&quot; di Koyo Kouoh &#8211; il Padiglione russo \u00e8 chiuso a pubblico e chi si avvicina alla palazzina in stile Liberty con l&#039;aquila dei Romanov sulla sommit\u00e0 pu\u00f2 scorgere solo tre monitor che trasmesso dei video di registrazioni di happening con musiche folk russe. Una scelta che tuttavia, secondo la Commissione europea, sarebbe incompatibile con gli obblighi previsti dagli accordi di finanziamento sottoscritti dalla Fondazione con l&#039;Unione europea. La Biennale ha per\u00f2 sempre respinto questa interpretazione.\u00a0<br \/>\nSecondo la ricostruzione della Fondazione, la riapertura del Padiglione sarebbe stata una decisione assunta autonomamente dalla Federazione Russa, proprietaria dello spazio espositivo, senza alcun sostegno diretto o indiretto da parte della Biennale. Venezia ha sempre ribadito, inoltre, di non avere violato in alcun modo il regime sanzionatorio europeo nei confronti della Russia. &quot;Nessuna violazione delle sanzioni europee inflitte alla Russia dopo l&#039;aggressione all&#039;Ucraina&quot;, \u00e8 la posizione sostenuta dalla Fondazione fin dall&#039;inizio della vicenda. Anzi, la Biennale ha evidenziato che la partecipazione russa non \u00e8 stata inserita nemmeno nel catalogo ufficiale della manifestazione internazionale.\u00a0Lo scontro si \u00e8 sviluppato attraverso un lungo confronto epistolare tra Eacea e Fondazione. La prima comunicazione \u00e8 arrivata nel mese di aprile. Bruxelles chiedeva spiegazioni sulla riapertura del Padiglione russo, ipotizzando un possibile contrasto con le condizioni previste dal finanziamento europeo. La Biennale ha replicato sostenendo la piena legittimit\u00e0 del proprio operato. Successivamente \u00e8 arrivata una seconda contestazione, nella quale l&#039;Eacea ipotizzava che la Fondazione avesse fornito un supporto organizzativo alla partecipazione della Russia. Anche questa ricostruzione \u00e8 stata respinta. Infine, nella terza comunicazione inviata tra maggio e giugno, la Commissione ha esteso il proprio esame anche alla Biennale Architettura 2025, richiamando l&#039;utilizzo del Padiglione russo per iniziative educative. Secondo Bruxelles, l&#039;insieme di questi elementi configurerebbe una violazione delle clausole previste dal contratto di finanziamento europeo. Per la Biennale, invece, nessuno dei fatti contestati integra una violazione del diritto europeo o delle sanzioni contro Mosca.\u00a0Lo scontro con Bruxelles ha alimentato anche un acceso confronto politico in Italia, concentratosi soprattutto sul ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ha disposto anche un&#039;ispezione a Ca&#039; Giustinian, che \u00e8 finita senza rilievi. Per protesta contro la riapertura del Padiglione russo, Giuli ha disertato la cerimonia di inaugurazione del 9 maggio, che stata poi annullata. Il 21 maggio Giuli si \u00e8 poi recato a Venezia in visita al Padiglione Italia e per riallacciare i rapporti con il presidente Pietrangelo Buttafuoco e la Biennale. di Paolo Martini<br \/>\n\u00a0<br \/>\n&#8212;culturawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; La Commissione europea passa dalle parole ai fatti e chiude, almeno sul piano amministrativo, il lungo braccio di ferro con la Biennale di Venezia. 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