{"id":26458,"date":"2026-10-20T19:28:49","date_gmt":"2026-10-20T19:28:49","guid":{"rendered":"https:\/\/laser.it\/?p=26458"},"modified":"2026-10-20T19:28:49","modified_gmt":"2026-10-20T19:28:49","slug":"17-ottobre-la-disinformazione-corre-con-le-proteste-arcadia-guerra-cognitiva-anche-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laser.it\/?p=26458","title":{"rendered":"17 ottobre, la disinformazione corre con le proteste. Arcadia: \u201cGuerra cognitiva anche in Italia\u201d"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; Non sono i bot il principale pericolo della disinformazione durante le proteste di piazza. A preoccupare \u00e8 soprattutto la velocit\u00e0 con cui notizie false, immagini decontestualizzate e accuse non verificate riescono a diffondersi tra utenti reali, sovrapponendosi alle informazioni utilizzate dai manifestanti per organizzarsi. \u00c8 quanto emerge da una ricerca di Cyabra e Arcadia, presentata in anteprima all&#8217;Adnkronos, che ha analizzato le conversazioni sui social network durante la grande giornata di mobilitazione nazionale del 17 ottobre in Francia.\u00a0<\/p>\n<p>Lo studio, condotto su X, TikTok, Facebook e Instagram, fotografa un ecosistema informativo nel quale contenuti autentici e manipolati si mescolano in tempo reale, rendendo sempre pi\u00f9 difficile distinguere ci\u00f2 che accade effettivamente nelle piazze dalle narrazioni costruite per alimentare tensioni e indignazione.\u00a0<\/p>\n<p>I numeri restituiscono la dimensione del fenomeno: 290 milioni di visualizzazioni per 4.497 post che mostravano scontri, saccheggi o episodi di violenza. Il 17 ottobre sono stati rilevati 8.977 post e commenti, circa dieci volte il volume di una giornata ordinaria, con un picco di 1.562 pubblicazioni alle 19.\u00a0<\/p>\n<p>Tra le narrazioni pi\u00f9 diffuse, una delle pi\u00f9 virali accusava la polizia francese di avere deliberatamente provocato i manifestanti. Un account falso su X, creato soltanto nel luglio 2026 e con 571 follower, sosteneva che alcuni agenti avessero appiccato un incendio a un cassonetto per poi riaccendere le fiamme.\u00a0<\/p>\n<p>Il messaggio, pubblicato proprio nelle ore pi\u00f9 calde della mobilitazione, ha totalizzato 1,29 milioni di visualizzazioni e oltre 20mila interazioni. Secondo l&#8217;analisi, si trattava di una falsa ricostruzione, capace per\u00f2 di raggiungere un pubblico enormemente superiore a quello abituale dell&#8217;account.\u00a0<\/p>\n<p>Un secondo caso riguardava un presunto ordine di \u201csparare per uccidere\u201d impartito all&#8217;Eliseo. Anche in questo caso la notizia era falsa, ma ha comunque raccolto circa 483mila visualizzazioni ed \u00e8 stata segnalata attraverso una nota della comunit\u00e0 di X.\u00a0<\/p>\n<p>\u00c8 proprio qui che emerge uno degli aspetti pi\u00f9 significativi dello studio: la disinformazione non arriva necessariamente da profili automatizzati o falsi. Sette contenuti segnalati per informazioni ingannevoli, tra cui il presunto ordine di sparare e diversi video riciclati degli scontri del 2023, provenivano da account autentici. Complessivamente hanno ottenuto 4,83 milioni di visualizzazioni.\u00a0<\/p>\n<p>Un&#8217;altra tecnica individuata dagli analisti consiste nel ripubblicare filmati autentici modificandone il contesto geografico o temporale. Immagini di scontri avvenuti nel luglio 2023 sono state presentate come riprese delle manifestazioni di ottobre, mentre video girati a Madrid sono stati attribuiti alla Francia.\u00a0<\/p>\n<p>Particolarmente significativo il caso dei saccheggi di Lione, i cui filmati sono stati riproposti come immagini provenienti da Bordeaux. I ricercatori hanno individuato 78 copie degli stessi contenuti, pubblicate in alcuni casi ad appena sei secondi di distanza l&#8217;una dall&#8217;altra.\u00a0<\/p>\n<p>A queste operazioni si aggiungono le cosiddette esche emotive: messaggi costruiti per provocare paura o indignazione e spingere gli utenti a interagire. Una presunta notizia su un ragazzo che avrebbe perso una mano a Saint-\u00c9tienne, accompagnata dall&#8217;invito a guardare un video nei commenti, \u00e8 stata pubblicata 33 volte da 20 account differenti, 12 dei quali identificati come falsi.\u00a0<\/p>\n<p>La tecnica consiste nel fare circolare contenuti ingannevoli proprio attraverso gli hashtag utilizzati da chi partecipa alle manifestazioni, sfruttando la necessit\u00e0 di ricevere aggiornamenti immediati.\u00a0<\/p>\n<p>L&#8217;analisi degli hashtag mostra una presenza significativa di profili non autentici. Su X, il 30,2% degli account individuati nella conversazione #Manifestationdu17 \u00e8 stato classificato come falso. La percentuale raggiunge il 25% nell&#8217;hashtag #GiletsJaunes. Circa il 27% dei contenuti analizzati nei due filoni \u00e8 stato inoltre segnalato come contenuto d&#8217;odio, con una distribuzione che coinvolge sia account autentici sia profili falsi.\u00a0<\/p>\n<p>Eppure, proprio la distinzione tra autenticit\u00e0 degli account e diffusione dei contenuti rappresenta il punto centrale della ricerca. Le immagini che hanno ottenuto la maggiore visibilit\u00e0 provenivano infatti da utenti reali: 28,5 milioni di visualizzazioni per i filmati da Marsiglia, 15,3 milioni per quelli relativi al municipio di Limoges e 9,9 milioni per i mezzi della polizia a Parigi.\u00a0<\/p>\n<p>Anche l&#8217;Italia \u00e8 entrata nel flusso della conversazione: i post sugli scontri in piazza Duomo a Milano hanno raggiunto 12,8 milioni di visualizzazioni, mostrando come le narrazioni della protesta potessero estendersi rapidamente oltre i confini francesi.\u00a0<\/p>\n<p>Per Domenico Giordano di Arcadia, i risultati dell&#8217;analisi francese rappresentano un segnale d&#8217;allarme che riguarda direttamente anche il nostro Paese. \u201cAnche in Italia siamo oramai nel pieno di una guerra ibrida e cognitiva, una strategia coordinata e pulviscolare che punta a destabilizzare l\u2019ordine pubblico ingannando e manipolando le percezioni e l\u2019opinione pubblica online\u201d, afferma all&#8217;Adnkronos.\u00a0<\/p>\n<p>Una minaccia che, secondo Giordano, non pu\u00f2 essere contrastata affidandosi esclusivamente agli strumenti di verifica messi a disposizione dei singoli utenti o alle iniziative spontanee delle comunit\u00e0 digitali.\u00a0<\/p>\n<p>\u201cQuesta sfida non pu\u00f2 essere fronteggiata efficacemente lasciandola all\u2019auto-regolamentazione delle comunit\u00e0, alla capacit\u00e0 degli utenti di distinguere il vero dal verosimile, ma richiede uno sforzo pi\u00f9 deciso e congiunto da parte dei governi e delle piattaforme per definire regole che nel rispetto della libert\u00e0 di espressione e della privacy dei cittadini possano ridurre la portata dei contenuti inquinanti\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>Il nodo, dunque, non \u00e8 soltanto tecnologico, ma anche politico e regolatorio: individuare strumenti capaci di limitare la circolazione dei contenuti manipolatori senza comprimere i diritti fondamentali e la libert\u00e0 di espressione.\u00a0<\/p>\n<p>Per Cyabra e Arcadia, il problema non riguarda soltanto la disinformazione in quanto tale, ma le sue possibili conseguenze sulla sicurezza pubblica. Un&#8217;accusa infondata contro la polizia, la notizia falsa di un manifestante ferito gravemente o un presunto ordine di aprire il fuoco possono circolare tra persone gi\u00e0 coinvolte in situazioni di forte tensione, prima che intervenga qualsiasi smentita.\u00a0<\/p>\n<p>La ricerca individua quindi nella tempestivit\u00e0 della verifica uno degli strumenti fondamentali per contrastare questi fenomeni. Monitorare gli hashtag durante le mobilitazioni, controllare rapidamente l&#8217;origine dei filmati e individuare gli account appena creati sono alcune delle misure indicate dagli analisti.\u00a0<\/p>\n<p>Il rischio, spiegano nel rapporto, \u00e8 che \u201cun ordine falso o una presunta provocazione scatenino uno scontro prima che qualsiasi rettifica raggiunga la folla\u201d.\u00a0<\/p>\n<p>La conclusione \u00e8 che la manipolazione delle conversazioni online non richiede necessariamente grandi eserciti di bot. Bastano pochi contenuti costruiti per suscitare indignazione, inseriti al momento giusto in una conversazione autentica e rilanciati da migliaia di utenti reali, perch\u00e9 una notizia falsa riesca a condizionare il racconto di ci\u00f2 che sta accadendo nelle piazze. E, potenzialmente, a influenzare anche quanto accade fuori dagli schermi.\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>internazionale\/esteri<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Non sono i bot il principale pericolo della disinformazione durante le proteste di piazza. 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