{"id":29256,"date":"2026-11-03T05:58:06","date_gmt":"2026-11-03T05:58:06","guid":{"rendered":"https:\/\/laser.it\/?p=29256"},"modified":"2026-11-03T05:58:06","modified_gmt":"2026-11-03T05:58:06","slug":"pasolini-la-riapertura-del-caso-dopo-51-anni-di-misteri-dal-massacro-allidroscalo-alle-piste-mai-chiarite","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laser.it\/?p=29256","title":{"rendered":"Pasolini, la riapertura del caso dopo 51 anni di misteri: dal massacro all&#8217;Idroscalo alle piste mai chiarite"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; E&#8217; la mattina del 2 novembre 1975 quando una donna, che si trova a passare sul lungomare di Ostia, vede in via dell\u2019Idroscalo un cadavere disteso su una strada accidentata. E&#8217; un uomo completamente sfigurato. Si scoprir\u00e0 solo qualche ora dopo che si tratta di Pier Paolo Pasolini. L&#8217;intellettuale, 53 anni, nato a Bologna il 5 marzo 1922, ha fatto una fine atroce. Il riconoscimento della salma del poeta, scrittore e regista toccher\u00e0 a Ninetto\u00a0Davoli, giovane attore scoperto dallo stesso Pasolini.\u00a0<\/p>\n<p>Sul corpo gli investigatori trovano evidenti segni di pneumatici di un\u2019auto, con la quale qualcuno era passato sul corpo di Pasolini. Un\u2019auto che risulter\u00e0 poi essere quella dello scrittore. Il cadavere dell\u2019intellettuale presenta ferite alla testa e al torace. La faccia \u00e8 deformata dal gonfiore, nera di lividi. Le dita della mano sinistra fratturate e tagliate. La mascella sinistra fratturata. Il naso appiattito e deviato verso destra. Le orecchie tagliate a met\u00e0, e quella sinistra strappata via. Pasolini \u00e8 stato vittima di un\u2019aggressione, risulta subito evidente.\u00a0<\/p>\n<p>Secondo il referto del medico legale, la morte \u00e8 sopraggiunta per lo sfondamento del petto all\u2019altezza del cuore, dopo che era gi\u00e0 in atto un\u2019emorragia cerebrale provocata dalle percosse inferte alla vittima. Nell\u2019area circostante vengono trovati i resti di alcuni attrezzi usati per il pestaggio: un paletto ed una tavoletta di legno, macchiati di sangue, la camicia dello scrittore (anch\u2019essa imbrattata di sangue), ciocche di capelli e altro. Alcuni reperti vengono scoperti a 90 metri dal corpo. Nel corso della notte, la stessa in cui viene barbaramente assassinato il poeta delle &#8220;Ceneri di Gramsci&#8221;, i carabinieri fermano Giuseppe Pelosi, un giovane di 17 anni, detto \u2018Pino la rana\u2019, alla guida di un&#8217;Alfa 2000 Gt rubata, che poi risulter\u00e0 di propriet\u00e0 di Pasolini, la stessa con quale qualcuno aveva posto fine alla sua vita. Pelosi viene portato in caserma. Interrogato dai carabinieri, il giovane ammette il furto e fa cenno ad un anello di sua propriet\u00e0, che gli investigatori hanno trovato vicino al corpo di Pasolini. Arrestato il 2 novembre, Pelosi viene accusato di furto d\u2019auto, ma in carcere si vanta subito, con un compagno di cella, di essere stato in realt\u00e0 lui ad uccidere Pasolini.\u00a0<\/p>\n<p>Con il ritrovamento del cadavere e di fronte all\u2019evidenza dei fatti, Pelosi il giorno stesso confessa l\u2019omicidio. Il giovane dichiara di aver incontrato Pasolini la notte del 1\u00b0 novembre presso la stazione Termini. Di essere salito in auto con lo scrittore e dopo una cena in una trattoria vicino alla Basilica di San Paolo, passata la mezzanotte, di aver raggiunto il luogo dove poi era stato trovato il corpo. \u00a0<\/p>\n<p>L\u00ec Pelosi, come riferisce agli inquirenti, avrebbe sulle prime accettato e poi rifiutato di avere un rapporto sessuale con lo scrittore. Sceso dall\u2019auto, racconta durante l\u2019interrogatorio di essere stato inseguito da Pasolini, che vistosi respinto avrebbe reagito violentemente colpendolo con un bastone. A questo punto, secondo Pelosi, sarebbe scattata la sua reazione violenta. Il percorso processuale della vicenda \u00e8 relativamente veloce. La sentenza di primo grado \u00e8 datata 26 aprile 1976, quella d\u2019appello \u00e8 del 4 dicembre 1976. La Corte di Cassazione si esprimer\u00e0 in modo definitivo il 26 aprile 1979: Pelosi se la cava con una condanna a nove anni. Ne sconter\u00e0 soltanto sette, uscendo in semilibert\u00e0. \u00a0<\/p>\n<p>Poi, dopo 30 anni, Pelosi clamorosamente cambia versione dei fatti. E al programma Rai &#8216;Ombre sul giallo\u2019, andato in onda nel maggio 2005, Pino \u2018la rana\u2019 stavolta afferma: &#8220;Non fui io ad uccidere Pasolini&#8221;, rilanciando una pista investigativa mai battuta fino in fondo ma ipotizzata pi\u00f9 volte: la possibilit\u00e0 che Pasolini sia stato massacrato da un gruppo di picchiatori, che volevano &#8220;dargli una lezione&#8221;. Ma perch\u00e9 Pelosi lo fa con tanto ritardo? \u2018\u2019Perch\u00e8 -dir\u00e0 &#8211; sono solo, non ho pi\u00f9 famiglia, i miei sono morti. Ho 46 anni e pago per sempre quell\u2019omicidio. E poi perch\u00e9 queste persone saranno morte, probabilmente\u2019\u2019.\u00a0<\/p>\n<p>Il caso viene riaperto dalla Procura di Roma, ma dopo soli 5 mesi la magistratura scrive nuovamente la parola \u2018fine\u2019 sul delitto. A disporre l\u2019archiviazione \u00e8 il giudice dell\u2019udienza preliminare, che accoglie la richiesta fatta dal procuratore aggiunto Italo Ormanni al quale l\u2019indagine era stata affidata anche in seguito all\u2019esposto fatto sulla vicenda dall\u2019avvocato Nino Marazzita, che ha sempre rappresentato nelle inchieste scaturite dal delitto i familiari di Pier Paolo Pasolini. Prima di giungere alla richiesta di archiviazione il procuratore Ormanni aveva interrogato diverse persone indicate dallo stesso Marazzita nella denuncia, anche nel tentativo di dimostrare, come ha sostenuto Pelosi, che quello di Pasolini fosse stato un delitto di gruppo. Tesi peraltro gi\u00e0 prospettata all\u2019inizio della vicenda dalla scrittrice e giornalista Oriana Fallaci. \u00a0<\/p>\n<p>A rilanciare la richiesta di approfondire la vicenda \u00e8 stato poi l&#8217;avvocato Stefano Maccioni, che gi\u00e0 nel marzo 2009 aveva presentato una prima istanza per la riapertura delle indagini. Una battaglia portata avanti negli anni sia sul piano giudiziario sia su quello politico, con la richiesta di istituire una Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta per ricostruire quanto accaduto e verificare le numerose piste emerse nel corso del tempo. Il caso era stato archiviato nel 2015, dopo che le nuove indagini non avevano prodotto elementi sufficienti a modificare il quadro giudiziario. Tra gli elementi acquisiti erano emerse alcune tracce di Dna sugli abiti di Pasolini, ma la loro attribuzione era risultata impossibile, cos\u00ec come la possibilit\u00e0 di stabilire se fossero riconducibili alla sera dell&#8217;omicidio o a circostanze precedenti.\u00a0<\/p>\n<p>A riaprire interrogativi sulla ricostruzione ufficiale era stata soprattutto la ritrattazione\u00a0di\u00a0Giuseppe\u00a0Pelosi. Nel 2008 aveva riferito anche di una presunta aggressione compiuta da tre uomini, arrivati a bordo di un&#8217;automobile e caratterizzati, secondo il suo racconto, da un accento calabrese o siciliano. Un&#8217;altra circostanza rimasta senza adeguato approfondimento riguarda una lettera anonima arrivata alle autorit\u00e0, nella quale si segnalava che l&#8217;automobile di Pasolini sarebbe stata seguita, la sera del delitto, da una Fiat 1300 con targa di Catania. Nonostante fossero state indicate alcune cifre della targa, non sarebbe mai stata effettuata una verifica presso il Pubblico registro automobilistico. Ulteriori elementi erano emersi dalle testimonianze dei proprietari della trattoria &#8216;Biondo Tevere&#8217;, dove Pasolini aveva cenato prima di recarsi all&#8217;Idroscalo. I due avevano descritto il giovane che accompagnava il poeta come una persona alta almeno un metro e settanta, con capelli lunghi e biondi pettinati all&#8217;indietro. Una descrizione che non corrispondeva alle caratteristiche fisiche di Pelosi, pi\u00f9 basso e con capelli neri e ricci. Gli elementi erano stati ripresi da Maccioni e dalla criminologa Simona Ruffini nell&#8217;ambito delle iniziative per ottenere nuovi accertamenti.\u00a0<\/p>\n<p>Tra le piste investigative figurava anche quella legata alla scomparsa di alcune pellicole originali di &#8216;Sal\u00f2 o le 120 giornate di Sodoma&#8217;, l&#8217;ultimo film di Pasolini. L&#8217;ipotesi \u00e8 che il regista si fosse recato all&#8217;Idroscalo proprio per recuperare il materiale cinematografico sottratto. Una possibilit\u00e0 richiamata anche in una relazione della Commissione parlamentare Antimafia della XVIII legislatura, pur in assenza di prove definitive.\u00a0<\/p>\n<p>Non meno controversa \u00e8 la pista che collega l&#8217;omicidio ai contenuti di &#8216;Petrolio&#8217;, il romanzo-inchiesta al quale Pasolini stava lavorando prima di morire e pubblicato postumo nel 1992. Nell&#8217;opera lo scrittore si occupava dei rapporti di potere nel settore petrolifero italiano, delle vicende legate alla morte di Enrico Mattei, presidente di Eni, ed Eugenio Cefis, presidente di Eni e poi di Montedison, e di possibili intrecci tra economia, politica e strategie internazionali. Secondo alcune ricostruzioni, proprio le ricerche e le rivelazioni alle quali Pasolini stava lavorando potrebbero averlo esposto a interessi e ambienti particolarmente pericolosi. Si tratta, tuttavia, di ipotesi mai dimostrate in sede giudiziaria.\u00a0<\/p>\n<p>Nel corso degli anni non sono mancati gli interventi istituzionali. Nel 2010 Walter \ufeffVeltroni aveva scritto all&#8217;allora ministro della Giustizia Angelino Alfano chiedendo la riapertura del caso e sottolineando il contesto storico in cui era maturato l&#8217;omicidio, segnato dalle stragi e dalle trame della strategia della tensione. Nel 2016 i parlamentari Serena Pellegrino e Paolo Bolognesi avevano presentato due proposte di legge per istituire una Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta, sostenute anche da una petizione che aveva raccolto circa 11mila firme. L&#8217;iniziativa aveva ottenuto l&#8217;adesione di esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo, tra cui Dario Fo, Dacia Maraini e Massimo Ranieri, interprete di Pasolini nel film &#8216;La macchinazione&#8217;. Nel 2023 anche la senatrice Ilaria Cucchi aveva avanzato una nuova richiesta al Senato, senza per\u00f2 riuscire a ottenere l&#8217;istituzione della Commissione.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>cronaca<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; E&#8217; la mattina del 2 novembre 1975 quando una donna, che si trova a passare sul lungomare di Ostia, vede in via dell\u2019Idroscalo un cadavere disteso su una strada accidentata. 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