{"id":30188,"date":"2026-11-06T14:38:55","date_gmt":"2026-11-06T14:38:55","guid":{"rendered":"https:\/\/laser.it\/?p=30188"},"modified":"2026-11-06T14:38:55","modified_gmt":"2026-11-06T14:38:55","slug":"radiologi-sirm-futuro-passa-dalle-immagini-per-migliori-diagnosi-e-cure","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laser.it\/?p=30188","title":{"rendered":"Radiologi Sirm: &#8220;Futuro passa dalle immagini per migliori diagnosi e cure&#8221;"},"content":{"rendered":"<p> (Adnkronos) &#8211; \u00c8 in atto una vera e propria trasformazione della figura del medico radiologo. &#8220;Da specialista impegnato principalmente nell\u2019interpretazione delle immagini diagnostiche a protagonista del percorso clinico e terapeutico del paziente. Oggi il radiologo non si limita pi\u00f9 a individuare una malattia attraverso un esame, ma partecipa alle decisioni terapeutiche, esegue trattamenti mininvasivi e segue il paziente anche durante il ricovero. \u00c8 parte integrante dei team multidisciplinari e lavora a stretto contatto con chirurghi, oncologi, internisti e anestesisti. Una metamorfosi che sta cambiando profondamente la medicina moderna e che pone sempre pi\u00f9 il paziente al centro delle scelte cliniche&#8221;. \u00c8 questo il messaggio della seconda giornata del 52.simo Congresso nazionale della Societ\u00e0 italiana di radiologia medica e Interventistica (Sirm), in corso a Milano, che vede anche la partecipazione del ministro della Salute Orazio Schillaci.\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Il futuro della medicina passa sempre pi\u00f9 dalle immagini \u2013 sottolineano Nicoletta Gandolfo, presidente Sirm e Roberto Grassi, presidente del Congresso \u2013 Dalla diagnosi precoce dei tumori alle malattie cardiovascolari e neurologiche, fino alla gestione delle patologie croniche, la radiologia assume un ruolo sempre pi\u00f9 centrale. Il medico radiologo \u00e8 oggi uno specialista clinico che contribuisce a definire il percorso pi\u00f9 appropriato per ogni paziente. Questa evoluzione rappresenta una grande opportunit\u00e0 anche per il Servizio sanitario nazionale, perch\u00e9 consente di migliorare la qualit\u00e0 dell\u2019assistenza e utilizzare in modo pi\u00f9 efficiente le risorse disponibili. Appropriatezza e innovazione devono procedere insieme: prescrivere l\u2019esame giusto, al momento giusto e alla persona giusta significa evitare prestazioni inutili, ridurre i ritardi diagnostici e favorire interventi tempestivi&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>In un sistema sanitario chiamato ad affrontare l\u2019invecchiamento della popolazione, l\u2019aumento delle malattie croniche e la crescente pressione sulla spesa pubblica, la diagnostica per immagini &#8211; informa una nota &#8211; rappresenta una risorsa strategica. Una diagnosi tempestiva e accurata permette di individuare precocemente numerose patologie, orientare le decisioni cliniche e limitare il ricorso a trattamenti non necessari. A questa evoluzione contribuisce in maniera determinante anche l\u2019intelligenza artificiale. &#8220;Rappresenta uno degli strumenti pi\u00f9 importanti di questa trasformazione&#8221;, spiega Andrea Laghi, direttore del dipartimento di Diagnostica per immagini Irccs Istituto clinico Humanitas, professore ordinario di Radiologia, Humanitas University. &#8220;Pensiamo innanzitutto alla durata degli esami, che pu\u00f2 costituire una fonte di stress per i pazienti, soprattutto per quelli pi\u00f9 fragili &#8211; continua &#8211; Dieci anni fa una risonanza magnetica poteva richiedere 20-30 minuti, mentre oggi, grazie alle nuove tecnologie, alcune acquisizioni possono essere completate anche in circa 10 minuti. Gli algoritmi, sviluppati attraverso l\u2019analisi di enormi quantit\u00e0 di dati, consentono di accelerare l\u2019esame senza rinunciare alla qualit\u00e0 diagnostica. Nella tomografia computerizzata, inoltre, l\u2019intelligenza artificiale pu\u00f2 contribuire a ridurre la dose di radiazioni necessaria per ottenere immagini di qualit\u00e0. Un vantaggio particolarmente importante per i pazienti oncologici, che spesso devono sottoporsi a esami ripetuti nel tempo per monitorare l\u2019andamento della malattia e la risposta ai trattamenti&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>La trasformazione della radiologia non riguarda per\u00f2 soltanto la tecnologia. Il cambiamento pi\u00f9 profondo \u00e8 rappresentato dal passaggio dalla diagnosi al trattamento diretto delle malattie. La radiologia interventistica consente infatti di eseguire procedure mirate e mininvasive, spesso guidate dalle immagini, spesso alternativa alla chirurgia tradizionale. In pazienti selezionati, questi approcci possono contribuire a ridurre le complicanze, abbreviare i tempi di ricovero e favorire un recupero pi\u00f9 rapido.\u00a0<\/p>\n<p>&#8220;Si tratta di un\u2019evoluzione iniziata quasi sessant\u2019anni fa. Gi\u00e0 nel 1967 Alexander Margulis aveva delineato il concetto di radiologia interventistica, anticipando una visione nella quale il radiologo non avrebbe dovuto limitarsi a formulare diagnosi, ma avrebbe assunto anche un ruolo clinico e terapeutico&#8221;, sottolinea Gianpaolo Carrafiello, direttore del dipartimento Area dei Servizi policlinico di Milano e professore ordinario di Diagnostica per immagini Universit\u00e0 degli Studi di Milano. &#8220;Oggi quella prospettiva \u00e8 diventata una realt\u00e0 consolidata in numerosi ambiti della medicina. Uno degli esempi pi\u00f9 significativi arriva dall\u2019oncologia. Queste procedure trovano applicazione soprattutto in alcune neoplasie del fegato, del rene e in determinate localizzazioni metastatiche. Nell\u2019epatocarcinoma, in particolare, l\u2019ablazione rappresenta gi\u00e0 un\u2019opzione terapeutica consolidata per pazienti accuratamente selezionati &#8211; chiarisce l\u2019esperto &#8211; Le evidenze scientifiche pi\u00f9 recenti ne confermano il valore e, in specifiche condizioni cliniche, documentano risultati confrontabili con quelli della chirurgia. Risultati importanti emergono anche nel trattamento di alcuni tumori renali di piccole dimensioni, per i quali le tecniche ablative possono raggiungere percentuali di successo clinico nell\u2019ordine del 94-96%, Rimangono tuttavia alcuni limiti, legati soprattutto alle dimensioni, alla posizione e alla complessit\u00e0 del tumore. La scelta della strategia pi\u00f9 appropriata deve quindi essere sempre condivisa all\u2019interno di un\u2019\u00e9quipe multidisciplinare. Un ulteriore fronte di ricerca &#8211; puntualizza Carrafiello &#8211; riguarda la possibile integrazione tra radiologia interventistica e immunoterapia. Alcuni trattamenti ablativi, oltre a distruggere direttamente il tessuto tumorale, possono determinare modificazioni della risposta immunitaria. Si studia quindi la possibilit\u00e0 che queste procedure favoriscano l\u2019azione dei farmaci immunoterapici, attraverso un effetto sinergico&#8221;.\u00a0<\/p>\n<p>Il Congresso Sirm &#8211; conclude la nota &#8211; rilancia cos\u00ec un messaggio alle Istituzioni: la radiologia deve essere considerata un investimento strategico per il Servizio sanitario nazionale. Il suo contributo non si misura esclusivamente nel numero di esami eseguiti, ma nella capacit\u00e0 di migliorare le diagnosi, orientare le scelte terapeutiche, evitare prestazioni inappropriate e offrire trattamenti sempre meno invasivi.\u00a0<\/p>\n<p>&#8212;<\/p>\n<p>cronaca<\/p>\n<p>webinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; \u00c8 in atto una vera e propria trasformazione della figura del medico radiologo. &#8220;Da specialista impegnato principalmente nell\u2019interpretazione delle immagini diagnostiche a protagonista del percorso clinico e terapeutico del paziente. 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