{"id":3960,"date":"2024-10-28T13:27:00","date_gmt":"2024-10-28T13:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/laser.it\/?p=3960"},"modified":"2024-10-28T13:27:00","modified_gmt":"2024-10-28T13:27:00","slug":"giornata-ictus-meno-del-30-riconosce-i-segni-verso-nuove-linee-guida","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laser.it\/?p=3960","title":{"rendered":"Giornata ictus, meno del 30% riconosce i segni, verso nuove linee guida"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Nel nostro Paese l&#039;ictus colpisce ogni anno 120mila persone, ma meno del 30% degli italiani \u00e8 in grado di riconoscerne i segni per intervenire rapidamente, avvertono gli esperti. Per contribuire alla sensibilizzazione riguardo alla prevenzione e al miglioramento di presa in carico e cura dei pazienti, sulle orme del precursore europeo, Isa-Aii (Italian Stroke Association &#8211; Associazione italiana ictus) ha redatto lo Stroke Action Plan for Italy (Sap-I). Lo scopo \u00e8 il raggiungimento entro il 2030 degli obiettivi di prevenzione, consapevolezza, ottimizzazione della fase preospedaliera e intraospedaliera, riabilitazione e monitoraggio. Nelle prossime settimane la societ\u00e0 scientifica consegner\u00e0 il documento alle istituzioni e ne chieder\u00e0 la firma al ministro della Salute, Orazio Schillaci. Le diverse problematiche relative alla gestione dell&#039;ictus nel nostro Paese e le azioni necessarie sono state presentate in conferenza stampa in occasione del World Stroke Day 2024 che si celebra marted\u00ec 29 ottobre.\u00a0&quot;Il numero di persone colpite ogni anno da ictus \u00e8 molto alto, sia a livello italiano che europeo &#8211; spiega Mauro Silvestrini, presidente Isa-Aii &#8211; Le stime dicono che nel prossimo futuro sar\u00e0 possibile un aumento di incidenza della patologia del 26%, con un rilevante incremento dei costi sanitari legati alla gestione della malattia, che in Europa sono gi\u00e0 altissimi, intorno ai 60 miliardi di euro. E&#039; quindi fondamentale intervenire sull&#039;ottimizzazione dei servizi di presa in carico e trattamento dei pazienti, che oggi vedono grandi discrepanze tra Nord, Centro e Sud Italia. Infatti, solo il 24% delle Unit\u00e0 ictus (Stroke Unit) si trova nel Sud del Paese, con 51 strutture, mentre il Centro ne ospita il 26% (per 56 reparti). Al Nord, invece, si concentra il 50%, con 106 unit\u00e0. Ai pazienti devono essere garantite una presa in carico rapida e una riabilitazione completa su tutto il territorio italiano. Per questo \u00e8 necessario un impegno soprattutto a livello istituzionale&quot;.\u00a0&quot;Come Isa-Aii, in questi mesi stiamo lavorando allo Stroke Action Plan, una versione nazionale del precursore europeo, lo Stroke Action Plan for Europe (Sap-E) &#8211; sottolinea Paola Santalucia, presidente eletta Isa-Aii &#8211; Un primo documento \u00e8 gi\u00e0 stato condiviso con tutta la societ\u00e0 scientifica e verr\u00e0 presto presentato alle istituzioni italiane perch\u00e9 possa ricevere il patrocinio del ministero della Salute. Una volta ufficializzato, rappresenter\u00e0 le linee guida di riferimento della societ\u00e0 e indirizzer\u00e0 le azioni dei professionisti sanitari che si occupano di ictus. Il nostro interesse \u00e8 in primis verso una maggiore informazione al cittadino riguardo i rischi della malattia, con controlli capillari ai pazienti ipertesi; una sensibilizzazione all&#039;importanza del rapido riconoscimento dei segni e il coinvolgimento di scuole e Regioni; l&#039;incremento delle centrali operative, la riduzione dei tempi di trattamento, oggi ancora eccessivamente dilatati, la revisione di percorsi e modalit\u00e0 di intervento&quot;. \u00a0&quot;Altri obiettivi &#8211; prosegue Santalucia &#8211; riguardano il recupero post ictus, che prevede che pazienti e parenti ricevano informazioni approfondite riguardo le possibilit\u00e0 riabilitative, la definizione di protocolli regionali e il trattamento di almeno il 40% dei pazienti. Infine, un monitoraggio di qualit\u00e0 in ospedali e strutture, anche fino a 3 mesi post evento. Intanto chiediamo che il ministero della Salute italiano firmi, come gesto simbolico di impegno istituzionale, la Dichiarazione di azione dello Stroke Action Plan for Europe, un primo passo per garantire che entro il 2030 tutti i 53 Paesi europei possano condividere piani nazionali condivisi sul trattamento dell&#039;ictus&quot;.\u00a0&quot;Nonostante non sia possibile evitare al 100% il verificarsi di un ictus, \u00e8 per\u00f2 possibile diminuirne le probabilit\u00e0 con la prevenzione primaria, prestando cio\u00e8 attenzione agli stili di vita &#8211; aggiunge Danilo Toni, past president Isa-Aii &#8211; Fumo, consumo di alcol, obesit\u00e0, sedentariet\u00e0, ipertensione e diabete sono fattori di rischio riconosciuti di questa patologia, su cui spesso \u00e8 possibile intervenire con piccoli accorgimenti quotidiani. Come societ\u00e0 scientifica stiamo lavorando con un vero e proprio &#039;misuratore&#039; dell&#039;ictus, lo Stroke Barometer, in uno studio osservazionale che ci ha permesso di quantificare la percezione dell\u00ecimpatto della malattia sulla popolazione italiana. Dalla ricerca \u00e8 emerso che meno del 10% degli italiani pensa di poter subire un ictus nel corso della sua vita, nonostante colpisca 120mila persone all&#039;anno e sia una delle tre cause di morte pi\u00f9 diffuse, insieme al cancro e alle malattie cardiovascolari. Inoltre, meno del 30% degli italiani sarebbe in grado di riconoscerne segni e sintomi per poter intervenire in tempi rapidi. Una situazione che \u00e8 importante indagare per studiare interventi mirati a sensibilizzare all\u2019importanza della prevenzione e della diagnosi precoce&quot;. \u00a0&#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Nel nostro Paese l&#039;ictus colpisce ogni anno 120mila persone, ma meno del 30% degli italiani \u00e8 in grado di riconoscerne i segni per intervenire rapidamente, avvertono gli esperti. 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