{"id":4130,"date":"2024-10-29T10:39:20","date_gmt":"2024-10-29T10:39:20","guid":{"rendered":"https:\/\/laser.it\/?p=4130"},"modified":"2024-10-29T10:39:20","modified_gmt":"2024-10-29T10:39:20","slug":"elezioni-usa-bezos-difende-il-no-allendorsement-e-scelta-di-principio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laser.it\/?p=4130","title":{"rendered":"Elezioni Usa, Bezos difende il no all&#8217;endorsement: &#8220;E&#8217; scelta di principio&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Rinunciare all&#039;endorsement \u00e8 una scelta di principio, ed \u00e8 quella giusta&quot;. Jeff Bezos rivendica in un editoriale pubblicato sul Washington Post la decisione di non fare esprimere il giornale di cui \u00e8 editore a favore di uno dei due candidati alle presidenziali americane, interrompendo una tradizione decennale.  \u00a0Il patron di Amazon dal 2013 \u00e8 proprietario della storica testata di Washington. Sia nel 2016 che nel 2018 il Post si era schierato contro Donald Trump, e il giornale, e anche il suo proprietario, era stati nel mirino delle esternazioni del tycoon per tutta la sua presidenza. E anche  per queste elezioni Trump non ha fatto mistero delle vendette e punizioni che infligger\u00e0 una volta tornato alla Casa Bianca.\u00a0Dal canto suo Bezos spiega che &quot;gli endorsement presidenziali non servono a far pendere l&#039;ago della bilancia di un&#039;elezione. Nessun elettore indeciso in Pennsylvania dir\u00e0: &quot;Scelgo in base all&#039;endorsement del giornale A&quot;. Nessuno. Ci\u00f2 che gli endorsement presidenziali fanno \u00e8 creare una percezione di parzialit\u00e0. Una percezione di mancata indipendenza&quot;. &quot;Eugene Meyer, editore del Washington Post dal 1933 al 1946, la pensava allo stesso modo e aveva ragione. Di per s\u00e9, il rifiuto di appoggiare i candidati presidenziali non \u00e8 sufficiente a farci avanzare di molto nella scala della fiducia, ma \u00e8 un passo significativo nella giusta direzione. Avrei preferito che il cambiamento fosse avvenuto prima, in un momento pi\u00f9 lontano dalle elezioni e dalle emozioni che le hanno accompagnate. Si \u00e8 trattato di una pianificazione inadeguata e non di una strategia intenzionale&quot;.\u00a0&quot;Vorrei anche chiarire &#8211; prosegue l&#039;editore del Washington Post &#8211; che non c&#039;\u00e8 alcun tipo di contropartita. Nessuna delle due campagne, nessuno dei due candidati sono stati consultati o informati a qualsiasi livello o in qualsiasi modo di questa decisione. \u00c8 stata presa interamente a livello interno. Dave Limp, l&#039;amministratore delegato di una delle mie societ\u00e0, Blue Origin, ha incontrato l&#039;ex presidente Donald Trump il giorno del nostro annuncio. Ho fatto un sospiro quando ne sono venuto a conoscenza, perch\u00e9 sapevo che avrebbe fomentato coloro che volevano inquadrare questa decisione in qualcosa di diverso da una scelta di principio. Ma il fatto \u00e8 che non sapevo dell&#039;incontro in anticipo. N\u00e9 lo sapeva Limp; la riunione \u00e8 stata fissata in tempi brevi quella mattina. Non c&#039;\u00e8 alcun collegamento con la nostra scelta sugli endorsement alle presidenziali, e qualsiasi suggerimento contrario \u00e8 falso&quot;.\u00a0&quot;Potete considerare la mia ricchezza e i miei interessi commerciali come un baluardo contro le intimidazioni, oppure potete vederli come una rete di interessi conflittuali. Solo i miei principi possono far pendere la bilancia da una parte all&#039;altra. Vi assicuro che le mie opinioni qui sono, in effetti, basate su principi, e credo che i miei precedenti come proprietario del Post dal 2013 lo confermino. Naturalmente siete liberi di fare la vostra scelta, ma vi sfido a trovare un solo caso in questi 11 anni in cui io abbia prevalso su qualcuno del Post a favore dei miei interessi. Non \u00e8 mai successo&quot;, prosegue Bezos. \u00a0\u00a0Ma dopo la decisione, annunciata a sorpresa dal suo editore William Lewis, che il giornale non avrebbe dato, interrompendo una tradizione decennale, il suo sostegno a uno dei due candidati alla Casa Bianca, il giornale \u00e8 stato investito da una vera e propria bufera sui social media, con i lettori che per protesta hanno pubblicato gli screenshot della cancellazione degli abbonamenti. E il movimento #BoycottWaPo comprende nomi illustri come gli attori Jeffrey Wright e Bradley Whitford. \u00a0<br \/>\nA protestare \u00e8 principalmente &quot;la sinistra americana, infuriata per la notizia che gli editorialisti del giornale aveva gi\u00e0 preparato l&#039;articolo di endorsement per Kamala Harris&quot;, si legge nel testo, che registra anche che continuano le proteste in redazione. Dopo Robert Kagan, un&#039;altra editorialista Michele Norris ha annunciato la &quot;difficile decisione&quot; di non collaborare pi\u00f9 con il giornale. E sono diventati 19 gli editorialisti che hanno firmato una colonna in cui si condanna la decisione come &quot;un tradimento delle convinzioni del giornale che amiamo&quot;, parlando di una scelta in queste elezioni tra &quot;valori democratici&quot; e &quot;la minaccia che Trump costituisce per loro&quot;. \u00a0Dopo l&#039;annuncio di venerd\u00ec, e l&#039;ondata di polemiche e proteste, Lewis, editore della testata dallo scorso novembre, ha cercato di giustificare la scelta come un modo per tornare &quot;alle radici&quot; del giornale, che ha cominciato a dare gli endorsement nel 1976, e ieri ha diffuso una dichiarazioni per smentire le voci che la decisione di Bezos sia tesa a favorire Trump: &quot;La decisione di mettere fine agli endorsement \u00e8 stata totalmente interna, senza avvisare o consultare e campagne o i candidati a nessun livello. Qualsiasi notizia di senso contrario \u00e8 incorretta&quot;. \u00a0Da parte loro, i giornalisti del Post esprimono preoccupazione per il fatto che questa vicenda stia facendo scendere, dopo un ripresa nei mesi scorsi, il numero delle sottoscrizioni, cosa colpisce il lavoro dei giornalisti e non i vertici. &quot;Non posso parlare delle decisioni prese dal nostro proprietario e dall&#039;editore, ne capisco poco come voi &#8211; ha scritto ai lettori su X Sarah Kaplan, una delle rappresentanti sindacali del Post &#8211; ma vi posso promettere che la redazione del Washington Post rimane impegnata nel nostro lavoro, nel dire la verit\u00e0 con chiarezza e umanit\u00e0. Per tenervi informati, a tutti i costi&quot;. \u00a0Dalla politica arrivano attacchi a Bezos, con Bernie Sanders che l&#039;accusa di avere &quot;paura di inimicarsi Trump e perdere i contratti federali per Amazon&quot;. Anche per la repubblicana anti-Trump, Liz Cheney, ora alleata di Kamala Harris, il fatto che Bezos abbi evitato &quot;di pubblicare l&#039;endorsement per l&#039;unica candidata che \u00e8 un&#039;adulta stabile e responsabile perch\u00e9 ha paura di Trump. ci dice perch\u00e9 dobbiamo lavorare cos\u00ec sodo per non far eleggere Trump&quot;. \u00a0\u00a0Sono comunque in aumento il numero dei miliardari e Ceo, anche quelli che in passato hanno criticato l&#039;ex presidente, che adottano un profilo basso, evitando di prendere posizioni. I consiglieri di Trump rivelano che in queste ultime settimane sono stati contattati da imprenditori e manager. &quot;Ho detto loro di impegnarsi il pi\u00f9 velocemente possibile perch\u00e9 il tempo sta scadendo, se sei qualcuno che ha sostenuto Harris, che non si \u00e8 fatto sentire, avrai la strada in salita&quot;, ha detto esplicitamente uno di loro, spiegando che sono stati messi al lavoro anche &quot;lobbisti nel tentativo di mettersi in contattato con noi&quot;. \u00a0Gi\u00e0 nel primo mandato, Trump ha sfruttato il potere federale per punire una serie di nemici nel mondo del business, e durante questa campagna ha pi\u00f9 volte esortato Ceo a donare generosamente per ottenere poi politiche loro favorevoli. &quot;Trump non ha problemi a fare i nomi dei nemici politici e minacciare di usare la forza del governo per vendicarsi e sembra che stia intimidendo molti, \u00e8 un segnale molto inquietante su come l&#039;intimidazione del governo funziona&quot;, ha detto Brian Riedi, del Manhattan Institute.\u00a0&quot;Le elite e i ricchi sentono che Trump vincer\u00e0, non pensate che Jeff Bezos segue Polymarket?&quot;, dice un finanziatore di Trump, Bill White, riferendosi ad un sito di scommesse politiche che d\u00e0 le quotazioni dei candidati ed ultimamente favorisce Trump. &quot;Bezos che non sostiene Kamala Harris, penso che sia un endorsement da 50 milioni di dollari per Trump, non scegliere un cavallo \u00e8 di fatto sceglierlo&quot;. \u00a0\u00a0&#8212;internazionale\/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; &quot;Rinunciare all&#039;endorsement \u00e8 una scelta di principio, ed \u00e8 quella giusta&quot;. 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