{"id":427,"date":"2024-10-14T16:04:00","date_gmt":"2024-10-14T16:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/laser.it\/?p=427"},"modified":"2024-10-14T16:04:00","modified_gmt":"2024-10-14T16:04:00","slug":"ia-rapporto-4-manager-in-2024-boom-professionisti-che-la-usano-da-40mila-a-oltre-300mila","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laser.it\/?p=427","title":{"rendered":"Ia, Rapporto 4.Manager: in 2024 boom professionisti che la usano, da 40mila a oltre 300mila"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Dal 2019 le richieste di professionisti con competenze in AI sono aumentate del 157%, segnalando un&#039;espansione significativa della domanda in questo settore. Il 2024 si profila quindi come un anno di svolta, con una crescita esponenziale di professionisti alle prese con l\u2019AI, che passano da 40.000 a oltre 300.000. Questo sviluppo \u00e8 accompagnato da un significativo aumento della partecipazione femminile nel settore, che \u00e8 salita dal 30% a oltre il 40%, suggerendo un ruolo sempre pi\u00f9 centrale delle donne nelle professioni Stem. E&#039; lo scenario che emerge dal VI rapporto dell&#039;Osservatorio di 4.Manager &#039;Intelligenza Artificiale. Cambiamento culturale e organizzativo per imprese e manager: nuove traiettorie della managerialit\u00e0&#039;, presentato oggi in occasione dell&#039;apertura dell&#039;anno accademico della Pontificia Universit\u00e0 Antonianum. \u00a0I dati del Rapporto sono stati raccolti attraverso una combinazione di indagini campionarie e fonti istituzionali come Istat e Eurostat. \u00a0Tuttavia, la diffusione dell&#039;intelligenza artificiale nelle imprese italiane rivela una chiara disomogeneit\u00e0 tra le grandi aziende e le pmi. Le imprese di grandi dimensioni, grazie alle loro risorse e capacit\u00e0 di investimento, hanno un tasso di adozione dell&#039;AI del 24%, mentre solo il 5% delle piccole imprese \u00e8 riuscito a implementare queste tecnologie. Le citt\u00e0 che trainano questa crescita, come Milano, Roma, Torino, Bologna e Napoli, sono i principali centri di adozione nei settori IT, sviluppo software e servizi di ricerca.\u00a0&quot;L&#039;Italia possiede un patrimonio unico di intelligenze umane, filiere produttive e risorse culturali, ancora in gran parte da valorizzare attraverso l&#039;AI&quot;&quot;, commenta Giuseppe Torre, responsabile scientifico dell&#039;Osservatorio 4.Manager. \u201cSe sapremo potenziare le nostre industrie, combinando competenze umane di alto livello con l&#039;intelligenza artificiale, potremo incrementare enormemente la nostra capacit\u00e0 di generare valore, mantenendo quel DNA che ci rende competitivi e riconoscibili sui mercati globali&quot;, conclude. \u00a0Come consiglia Don Andrea Ciucci, segretario della Fondazione Vaticana RenAIssance: &quot;Due scelte strategiche per una buona AI? Una riflessione etica by design, capace di coinvolgere non solo gli utilizzatori finali ma anche progettisti e costruttori. \u00c8 fondamentale promuovere un approccio transdisciplinare al tema, che tenga insieme il punto di vista tecno-scientifico e quello umanistico, per garantire che l&#039;intelligenza artificiale sia al servizio del bene comune e dello sviluppo sostenibile&quot;. \u00a0\u201cIl mondo dei media e dell\u2019informazione \u00e8 uno dei settori pi\u00f9 impattati dall\u2019avvento dell\u2019Intelligenza Artificiale Generativa e ha scatenato grandi dibattiti sui rischi del deep fake e della misinformation. Per questo -ha spiegato l\u2019amministratrice delegata del Gruppo 24 Ore Mirja Cartia d\u2019Asero &#8211; nell\u2019avviare progetti che prevedono l\u2019implementazione dell\u2019IA sui nostri contenuti di qualit\u00e0 abbiamo prima di tutto condiviso al nostro interno un Codice di Autodisciplina per l\u2019applicazione etica delle intelligenze artificiali all&#039;interno delle nostre attivit\u00e0 editoriali, che punta in primo luogo sulla centralit\u00e0 del ruolo umano e professionale nel processo di sviluppo e adozione dell\u2019IA\u201d.\u00a0I progressi quindi ci sono ma accompagnati da importanti ostacoli: nonostante la crescita esponenziale del numero dei professionisti impegnati con l\u2019AI, la mancanza di competenze digitali rimane il principale freno, identificato dal 55% delle aziende. Inoltre, nel 2023, solo il 46% della popolazione italiana possedeva competenze digitali di base, un dato inferiore alla media UE del 56%. \u00a0I costi elevati, in particolare per le pmi e per le aziende del Centro-Sud, rappresentano un&#039;altra barriera significativa, segnalata dal 50% delle imprese. Anche la disponibilit\u00e0 e qualit\u00e0 dei dati per l&#039;addestramento dei modelli di AI \u00e8 un problema per il 46% delle imprese. Particolare attenzione merita l&#039;ostacolo rappresentato dalle considerazioni etiche, che sono indicate come una difficolt\u00e0 da 1 impresa su 4. Ostacoli culturali, come la scarsa chiarezza normativa e le preoccupazioni sulla privacy, completano il quadro delle difficolt\u00e0 che frenano lo sviluppo dell&#039;AI in Italia.\u00a0Secondo Andrea Ricci, dirigente di ricerca in economia applicata all&#039;Inapp &quot;rimuovere gli ostacoli alla diffusione inclusiva della AI chiama in causa serie di fattori, tra questi: competenze manageriali, infrastrutture tecnologiche e sociale, nuove forme di organizzazione del lavoro. Questi fattori per\u00f2 vanno coordinati dentro una visione strategica e condivisa&quot;.\u00a0Per affrontare le trasformazioni imposte dall&#039;intelligenza artificiale, 4.Manager evidenzia la necessit\u00e0 di un nuovo paradigma che mette al centro la formazione continua, una leadership forte e una cultura aziendale orientata all&#039;innovazione. Questi fattori sono cruciali per sbloccare il potenziale dell&#039;IA, che oggi mostra un panorama frammentato: il 45,7% dei dirigenti e manager e il 55,2% degli altri lavoratori non hanno mai seguito alcun corso di formazione specifica sull&#039;IA nell\u2019ultimo anno, evidenziando un significativo divario di competenze a tutti i livelli aziendali.\u00a0Non si tratta solo di quantit\u00e0, ma anche di qualit\u00e0: la formazione attuale non risponde pienamente alle sfide poste dall&#039;IA. Con una valutazione media di efficacia di appena 3,3 su 5, i percorsi attuali sono percepiti come insufficienti. Questo scenario evidenzia l&#039;urgenza di sviluppare programmi pi\u00f9 mirati e di qualit\u00e0, in grado di soddisfare le esigenze delle aziende italiane, alla ricerca di professionisti che uniscano competenze tecniche a leadership e gestione del cambiamento.\u00a0Tra i profili pi\u00f9 richiesti spiccano l&#039;ai integration specialist (18,6%), il chief data officer (9,3%) e l&#039;ai strategy director (8,9%). Oltre alle competenze tecniche specifiche \u2013 come la padronanza di IA, analisi dei dati, machine learning e deep learning \u2013 le aziende attribuiscono grande valore alle soft skills. Flessibilit\u00e0 al cambiamento, pensiero critico, capacit\u00e0 di problem solving e lavoro di squadra sono qualit\u00e0 indispensabili per affrontare le sfide della trasformazione\u00a0Per colmare questi gap, 4.Manager metter\u00e0 a disposizione delle parti sociali un sistema di Skill Intelligence , basato sull&#039;analisi di quasi mezzo milione di offerte di lavoro e dati provenienti da INPS, Sviluppo Lavoro Italia e dal sistema europeo ESCO. Questo strumento consentir\u00e0 alle aziende di identificare i bisogni formativi e progettare percorsi mirati per affrontare l&#039;evoluzione tecnologica.\u00a0In questo contesto il rettore della Pontificia Universit\u00e0 Antonianum, Agust\u00edn Hern\u00e1ndez Vidales, ha presentato una nuova proposta della Facolt\u00e0 di Filosofia: un percorso di alta specializzazione in etica e intelligenza artificiale. Questo innovativo programma si ispira alla necessit\u00e0 di sviluppare un\u2019etica non semplicemente &quot;dell&#039;IA&quot;, ma &quot;per l&#039;IA&quot;. \u00a0\u201cIn tale direzione, \u00e8 importante allargare lo sguardo formando l\u2019AI Ethics Officer nella prospettiva dell\u2019intelligenza integrale. L\u2019 AI Ethics Officer rappresenta una figura imprescindibile per il futuro prossimo poich\u00e9 garantisce un uso etico, trasparente e responsabile dell&#039;Intelligenza Artificiale. In un&#039;epoca caratterizzata da disuguaglianze crescenti e sfide globali, l&#039;intelligenza integrale si propone come un modello di interoperabilit\u00e0 per promuovere un&#039;innovazione tecnologica equa e inclusiva. Combinando competenze tecniche con una profonda consapevolezza etica e culturale, l&#039;intelligenza integrale pu\u00f2 contribuire a colmare il divario globale dell&#039;AI e garantire che il progresso tecnologico sia al servizio dell&#039;umanit\u00e0 e del pianeta\u201d, ha concluso. \u00a0&#8212;lavorowebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Dal 2019 le richieste di professionisti con competenze in AI sono aumentate del 157%, segnalando un&#039;espansione significativa della domanda in questo settore. 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