{"id":4575,"date":"2024-10-30T14:52:17","date_gmt":"2024-10-30T14:52:17","guid":{"rendered":"https:\/\/laser.it\/?p=4575"},"modified":"2024-10-30T14:52:17","modified_gmt":"2024-10-30T14:52:17","slug":"anche-gli-animali-si-sbronzano-dalle-scimmie-agli-uccelli-ecco-come-assumono-alcol","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laser.it\/?p=4575","title":{"rendered":"Anche gli animali si &#8216;sbronzano&#8217;, dalle scimmie agli uccelli ecco come assumono alcol"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Gli scienziati abituati a studiare creature alate, primati e mammiferi vari nel loro habitat naturale lo sanno: fra un albero e l&#039;altro della foresta pluviale, per esempio, pu\u00f2 capitare di vedere un uccello svolazzare a zig zag senza riuscire a tenere la rotta o una scimmia ondeggiare ebbra di felicit\u00e0, e non solo, a quanto pare. Gli aneddoti di animali selvatici che si comportano da &#039;ubriachi&#039; dopo aver mangiato frutta fermentata abbondano. In altre parole, anche loro si sbronzano. E &#039;darsi all&#039;alcol&#039; tra le creature non umane potrebbe non essere cos\u00ec raro come si pensava in precedenza, avvertono gli ecologi. Resta da capire se lo facciano deliberatamente e a che pro. \u00a0Nonostante i casi osservati non siano pochi, in genere si presume che il consumo non umano di etanolo sia raro e accidentale. Ma un team di esperti sfida questa ipotesi in una revisione pubblicata sulla rivista &#039;Trends in Ecology &amp; Evolution&#039;. Gli autori sostengono che, poich\u00e9 l&#039;etanolo \u00e8 naturalmente presente in quasi tutti gli ecosistemi, \u00e8 probabile che sia consumato regolarmente dalla maggior parte degli animali che mangiano frutta e nettare. &quot;Ci stiamo allontanando dalla visione antropocentrica secondo cui l&#039;etanolo \u00e8 qualcosa che solo gli esseri umani usano&quot;, afferma l&#039;ecologa comportamentale e autrice senior dell&#039;analisi, Kimberley Hockings dell&#039;Universit\u00e0 di Exeter. &quot;E&#039; molto pi\u00f9 abbondante nel mondo naturale di quanto pensassimo, e la maggior parte degli animali che mangiano frutta zuccherata saranno esposti a un certo livello di etanolo&quot;.\u00a0L&#039;etanolo, o alcol etilico, \u00e8 diventato abbondante per la prima volta circa 100 milioni di anni fa, quando le piante da fiore hanno iniziato a produrre nettare zuccherino e frutti che il lievito poteva fermentare. Oggi in ambienti tropicali a bassa latitudine e umidi le concentrazioni sono pi\u00f9 elevate rispetto alle regioni temperate e la produzione avviene tutto l&#039;anno. Il pi\u00f9 delle volte, i frutti fermentati naturalmente raggiungono solo l&#039;1-2% di alcol in volume, ma &#8211; fanno notare gli autori &#8211; a Panama, America Centrale, sono state trovate concentrazioni alte, del 10,2%, nella frutta di palma troppo matura. A far riflettere \u00e8 anche il Dna: gli animali, spiegano gli esperti, ospitavano gi\u00e0 geni che potevano degradare l&#039;etanolo prima che i lieviti iniziassero a produrlo, ma ci sono prove che l&#039;evoluzione abbia perfezionato questa capacit\u00e0 nei mammiferi e negli uccelli che consumano frutta e nettare. In particolare, i primati e le tupaie, piccoli mammiferi simili a scoiattoli, si sono adattati per metabolizzare in modo efficiente l&#039;etanolo.\u00a0Gli scienziati hanno provato ad analizzare l&#039;&#039;utilit\u00e0&#039; di assumere alcol per gli animali. &quot;Da un punto di vista ecologico, non \u00e8 vantaggioso essere ubriachi mentre ci si arrampica sugli alberi o si \u00e8 circondati da predatori di notte&quot;, ragiona l&#039;ecologo molecolare e autore senior Matthew Carrigan del College of Central Florida. E quindi cosa potrebbe muoverli verso il consumo di etanolo? &quot;E&#039; l&#039;opposto degli esseri umani, che vogliono intossicarsi, ma non vogliono davvero le calorie&quot; che derivano dall&#039;alcol. &quot;Dal punto di vista non umano, gli animali vogliono le calorie, ma non l&#039;ebbrezza&quot;.\u00a0Non \u00e8 chiaro se consumino intenzionalmente l&#039;etanolo in quanto tale, e sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere il suo impatto sulla fisiologia e l&#039;evoluzione degli animali. Tuttavia, i ricercatori fanno notare che il consumo di etanolo potrebbe portare diversi benefici per gli animali selvatici. Prima di tutto, \u00e8 una fonte di calorie e i composti odorosi prodotti durante la fermentazione potrebbero guidare gli animali alle fonti di cibo, anche se gli esperti dicono che \u00e8 improbabile che possano rilevare l&#039;etanolo stesso. E in pi\u00f9 l&#039;alcol potrebbe anche avere benefici medicinali: i moscerini della frutta ad esempio depongono intenzionalmente le uova in sostanze contenenti etanolo, che proteggono le loro uova dai parassiti, e le loro larve aumentano l&#039;assunzione di etanolo quando vengono parassitate dalle vespe.\u00a0&quot;Dal punto di vista cognitivo, sono state avanzate idee secondo cui l&#039;etanolo, che pu\u00f2 innescare il sistema di endorfine e dopamina, porta a sensazioni di rilassamento che potrebbero avere benefici in termini di socialit\u00e0&quot;, osserva l&#039;ecologa comportamentale e prima autrice Anna Bowland dell&#039;Universit\u00e0 di Exeter. Una sorta di &#039;effetto happy hour&#039;, cercato volutamente anche dagli animali con uno scopo preciso? &quot;Per testarlo, avremmo davvero bisogno di sapere se l&#039;etanolo sta producendo una risposta fisiologica in natura&quot;, conclude Bowland. Ci sono ancora molte domande senza risposta sull&#039;importanza del consumo di alcol per gli animali selvatici. In una ricerca futura, il team prevede di indagare le implicazioni comportamentali e sociali di questo consumo nei primati ed esaminare pi\u00f9 a fondo gli enzimi coinvolti nel metabolismo dell&#039;alcol. \u00a0&#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Gli scienziati abituati a studiare creature alate, primati e mammiferi vari nel loro habitat naturale lo sanno: fra un albero e l&#039;altro della foresta pluviale, per esempio, pu\u00f2 capitare di vedere un&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4576,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[2,3],"class_list":["post-4575","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria","tag-adnkronos","tag-ultimora"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4575","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4575"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4575\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4601,"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4575\/revisions\/4601"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/4576"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4575"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4575"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4575"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}