{"id":4849,"date":"2024-10-31T13:54:17","date_gmt":"2024-10-31T13:54:17","guid":{"rendered":"https:\/\/laser.it\/?p=4849"},"modified":"2024-10-31T13:54:17","modified_gmt":"2024-10-31T13:54:17","slug":"melanoma-immunoterapia-si-o-no-batteri-intestinali-spia-per-prevedere-lefficacia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laser.it\/?p=4849","title":{"rendered":"Melanoma, immunoterapia s\u00ec o no? Batteri intestinali spia per prevedere l&#8217;efficacia"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211;<br \/>\nNei batteri intestinali che formano il microbiota si nascondono dei fattori &#039;spia&#039; capaci di predire l&#039;efficacia dell&#039;immunoterapia anti-melanoma, e con un semplice test del sangue \u00e8 possibile capire quali pazienti con tumore avanzato risponderanno al trattamento e quali no. La scoperta apre &quot;una nuova strada per lo sviluppo di un vaccino terapeutico&quot;, spiega l&#039;Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano annunciando i risultati di uno studio coordinato da Luigi Nezi dell&#039;Ieo, pubblicato su &#039;Cell Host and Microbe&#039;.\u00a0All&#039;Irccs fondato da Umberto Veronesi e all&#039;Istituto nazionale tumori &#039;Fondazione Pascale&#039; di Napoli sono stati arruolati 23 pazienti con melanoma inoperabile e candidati a ricevere la terapia che, bloccando la proteina linfocitaria PD-1, riattiva la risposta immunitaria anticancro. Da ognuno sono stati raccolti dati clinici e diversi campioni biologici, sia prima dell&#039;inizio della terapia sia mensilmente durante il periodo di trattamento (fino a 13 mesi), permettendo cos\u00ec ai ricercatori di associare variazioni del microbiota intestinale con altri marcatori infiammatori ematici. Bench\u00e9 il legame fra microbiota intestinale e immunoterapia sia noto da tempo, sottolineano dall&#039;Ieo, il nuovo studio spiega perch\u00e9 e come avviene l&#039;interazione. &quot;I nuovi risultati dimostrano che i pazienti con una risposta clinica completa hanno una composizione del microbiota intestinale unica, che varia poco durante l&#039;immunoterapia e stabilizza alcuni batteri &#8211; riassume Angeli D.G. Macandog, ricercatrice Ieo e primo autore del lavoro &#8211; Questi batteri, che appartengono principalmente alla classe dei Clostridia, sono noti per essere tra i principali artefici del metabolismo delle fibre alimentari, che favoriscono sia la salute intestinale che le funzioni linfocitarie. Se da un lato questa osservazione conferma quanto gi\u00e0 scoperto dal dottor Nezi e da altri gruppi sui benefici per l&#039;immunoterapia di un&#039;alimentazione ricca di fibre, dall&#039;altro apre nuovi scenari nella comprensione di come il microbiota intestinale modula la risposta al trattamento&quot;. \u00a0Da un&#039;analisi approfondita dei geni batterici (metagenomica) &#8211; riporta in dettaglio l&#039;Ieo &#8211; emerge che il microbiota intestinale dei pazienti responsivi all&#039;immunoterapia \u00e8 arricchito di alcuni geni che portano alla sintesi di peptidi (frammenti di proteine) i quali mimano esattamente la struttura di alcuni dei principali antigeni tumorali espressi dalle cellule di melanoma. Poich\u00e9 la somiglianza consente a linfociti diretti contro i peptidi batterici di riconoscere anche i loro analoghi tumorali, l&#039;immunit\u00e0 antitumorale ne esce rafforzata.\u00a0&quot;La maturazione dei linfociti &#8211; chiarisce Nezi &#8211; prevede l&#039;eliminazione a livello centrale, nel timo, di quelli che riconoscono proteine prodotte dal nostro stesso organismo (endogene). Se da un lato questo meccanismo ci protegge da potenziali fenomeni autoimmuni, dall&#039;altro rende il nostro sistema immunitario cieco agli antigeni tumorali che, non dimentichiamolo, sono in gran parte espressi anche dalle cellule normali del nostro corpo. A livello dei tessuti periferici, e soprattutto dell&#039;intestino, entrano invece in gioco meccanismi differenti che ci consentono soprattutto di tollerare la presenza dei batteri cosiddetti &#039;commensali&#039;, fondamentali per la salute del nostro organismo. Scoprire che alcuni di questi batteri esprimono antigeni dall&#039;aspetto identico a quelli tumorali ci fa pensare che nel nostro intestino esista una vera e propria &#039;biblioteca&#039; di peptidi che, all&#039;occorrenza, potrebbe favorire il nostro sistema immunitario nel combattere il tumore in modo mirato ed efficace&quot;.\u00a0&quot;Questa scoperta consentir\u00e0 in breve tempo di condurre uno screening dei pazienti candidati a immunoterapia grazie a un test ematico per ricercare linfociti che riconoscono i peptidi batterici analoghi a quelli del melanoma&quot;, prospettano gli autori. &quot;La possibilit\u00e0 di avere a disposizione marcatori che predicono la risposta ad un trattamento o meno &#8211; afferma Paolo Ascierto, direttore del Dipartimento Melanoma e Immunoterapia del Pascale &#8211; rappresenta un aspetto importantissimo della ricerca oncologica. In questo modo si selezionano i pazienti che possono realmente avere un beneficio da una terapia, evitando inutili costi e possibili effetti collaterali a coloro che non ne avranno beneficio. Inoltre consente di focalizzare la ricerca su quei pazienti resistenti &#039;ab initio&#039; ad un trattamento&quot;.\u00a0&quot;I nostri risultati &#8211; conclude Nezi &#8211; hanno un forte potenziale terapeutico, se si considera che l&#039;azione favorevole del microbiota potrebbe essere indotta somministrando al paziente semplici mix di peptidi. Gli stessi che, in un futuro non lontano, potrebbero essere utilizzati sia per migliorare l&#039;attuale limitata applicabilit\u00e0 delle terapie cellulari, sia come vaccino che educhi il sistema immunitario a riconoscere il tumore e, in combinazione con l&#039;immunoterapia, a combatterlo&quot;.\u00a0&#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Nei batteri intestinali che formano il microbiota si nascondono dei fattori &#039;spia&#039; capaci di predire l&#039;efficacia dell&#039;immunoterapia anti-melanoma, e con un semplice test del sangue \u00e8 possibile capire quali pazienti con tumore&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4850,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[2,3],"class_list":["post-4849","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria","tag-adnkronos","tag-ultimora"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4849","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4849"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4849\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4876,"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4849\/revisions\/4876"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/4850"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4849"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4849"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4849"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}