{"id":4922,"date":"2024-10-31T16:19:00","date_gmt":"2024-10-31T16:19:00","guid":{"rendered":"https:\/\/laser.it\/?p=4922"},"modified":"2024-10-31T16:19:00","modified_gmt":"2024-10-31T16:19:00","slug":"regionali-da-rauti-a-berlusconi-passando-per-dalema-quando-le-urne-locali-sono-fatali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laser.it\/?p=4922","title":{"rendered":"Regionali, da Rauti a Berlusconi (passando per D&#8217;Alema): quando le urne locali sono fatali"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Cristo si \u00e8 fermato a Eboli. Berlusconi (con tutto il rispetto) a Catanzaro. E D&#039;Alema a Campobasso. Nei giorni in cui il voto in Liguria mette a dura prova il &#039;campo largo&#039; e Umbria e Emilia Romagna appaiono pi\u00f9 importanti degli &#039;swing State&#039; per le presidenziali Usa, \u00e8 facile tenere il conto di quante volte le urne locali si sono rivelate fatali per gli equilibri nazionali. Con memorabili effetti negativi. Qualche volta, per\u00f2, anche inaspettati e positivi.      \u00a0Il precedente pi\u00f9 celebre \u00e8 certamente quello del 2000, quando il battito di ali delle regionali di aprile provoc\u00f2 lo tsunami della caduta di un governo. Dopo l&#039;8 a 7 incassato dal centrodestra, il premier Massimo D&#039;Alema annunci\u00f2 infatti le sue dimissioni &quot;per un atto di sensibilit\u00e0 politica e non certo per dovere istituzionale&quot;, come disse lo stesso lider Maximo parlando di una &quot;sconfitta personale&quot;. Il centrosinistra perse regioni come Liguria, Lazio, Abruzzo e Calabria. Simbolico il caso Molise, dove il Tar annull\u00f2 la vittoria dell&#039;ulivista Giovanni Di Stasi. Alle nuove elezioni vinse il candidato di Forza Italia Michele Iorio. \u00a0Ma non \u00e8 questo l&#039;unico caso in cui i territori hanno disfatto ci\u00f2 che era stato costruito a Roma. Lo scopr\u00ec a sue spese Silvio Berlusconi, con effetti meno traumatici di quelli subiti da D&#039;Alema. Perch\u00e9 anche un governo Berlusconi \u00e8 caduto dopo un voto regionale, solo che a succedergli \u00e8 stato&#8230; un altro governo Berlusconi. Era il 2005, si votava in 14 Regioni. All&#039;alba della stagione dell&#039;Unione il centrosinistra si afferm\u00f2 nettamente con un 12 a 2, un record. La coalizione di governo riusc\u00ec a tenere solo nelle roccaforti del Veneto e della Lombardia, cedendo diverse regioni come la Calabria. Il Cavaliere, attingendo da quel bagaglio da politico smaliziato che sempre aveva disprezzato, tir\u00f2 fuori le dimissioni &#039;tecniche&#039;, liquidando il Berlusconi II per battezzare il Berlusconi III e ricomporre cos\u00ec la crisi politica della coalizione.\u00a0E il Pd? Il Pd ha pagato un caro prezzo alle elezioni regionali, il pi\u00f9 caro forse. Perch\u00e9, siamo nel 2009, Renato Soru, uscente, perse la sfida elettorale in Sardegna a favore di Ugo Cappellacci. La reazione di Veltroni spiazz\u00f2 tutti: &quot;Basta farsi del male, mi dimetto per salvare il progetto al quale ho sempre creduto&quot;. Dopo solo un anno e mezzo alla guida del neonato Pd, il segretario gett\u00f2 la spugna puntando il dito contro il correntismo.  \u00a0Ma il voto locale non ha &#039;solo&#039; stoppato o deviato il corso di progetti nazionali. Anzi. Basta bussare alla porta di Gianfranco Fini e chiedergli dell&#039;Euromercato di Casalecchio di Reno. Era il novembre del &#039;93, alla vigilia della storica tornata elettorale in cui per la prima volta si sarebbero scelti direttamente i sindaci. Silvio Berlusconi, allora imprenditore a tempo pieno, stava inaugurando un suo centro commerciale alle porte di Bologna quando gli chiesero cosa avrebbe votato se fosse stato a Roma. Il resto \u00e8 storia. Il Cavaliere indic\u00f2 Fini, l&#039;allora leader del Msi perse le comunali ma all&#039;Euromercato nacque il bipolarismo, il centrodestra come lo conosciamo oggi e la parabola politica di Fini leader. Per non parlare della discesa in campo di Berlusconi. \u00a0Eppure, per restare a destra, anche da queste parti il voto locale \u00e8 stato pugno prima ancora che carezza. Nel 1991, alle elezioni amministrative e regionali in Sicilia l&#039;Msi dimezz\u00f2 i voti. Pino Rauti convoc\u00f2 a stretto giro un Comitato centrale dove entr\u00f2 segretario e usc\u00ec dimissionario. Al suo posto venne eletto proprio Fini. &quot;C&#039;era la necessit\u00e0 di un dibattito approfondito sulla linea politica&quot;, raccont\u00f2 lo stesso ex presidente della Camera a Radio Radicale. \u00a0A sinistra, invece, basta pronunciare le parole &quot;prove generali&quot; per riportare la memoria alle elezioni amministrative e regionali del giugno del &#039;75. Il Pci arriv\u00f2 al 33,46%, ad una incollatura dalla Dc (35,27%). Su circa 30 milioni di elettori oltre 11 milioni votarono Pci. Il famoso &quot;un elettore su tre vota comunista&quot; pronunciato da Berlinguer dal balcone di Botteghe Oscure. \u00a0A diventare sindaci furono amministratori poi rimasti celebri come Luigi Petroselli a Roma, Renato Zangheri a Bologna e Diego Novelli a Torino. Il Pci si trov\u00f2 al comando in cinque regioni e nelle prime cinque citt\u00e0 italiane. La Dc accus\u00f2 il colpo e la legislatura si concluse anticipatamente un anno dopo, con il voto del giugno &#039;76. Nonostante le &quot;prove generali&quot; di un anno prima, per\u00f2, il sorpasso sulla Dc non arriv\u00f2. Ma il Pci sfond\u00f2 il tetto dei 12 milioni di voti e raggiunse il massimo storico del 34,3%. Da l\u00ec (e dalle regionali del &#039;75) la nascita dell&#039;Andreotti III sulla formula inedita della &quot;non sfiducia&quot; del Pci e la stagione del compromesso storico. Ma questa \u00e8 un&#039;altra storia. (di Giuseppe Greco) \u00a0&#8212;politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Cristo si \u00e8 fermato a Eboli. Berlusconi (con tutto il rispetto) a Catanzaro. E D&#039;Alema a Campobasso. 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