{"id":58,"date":"2024-10-12T00:06:10","date_gmt":"2024-10-12T00:06:10","guid":{"rendered":"https:\/\/laser.it\/?p=58"},"modified":"2024-10-12T00:06:10","modified_gmt":"2024-10-12T00:06:10","slug":"covid-piu-rischi-di-infarto-e-ictus-fino-a-3-anni-dopo-la-malattia-lo-studio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laser.it\/?p=58","title":{"rendered":"Covid, pi\u00f9 rischi di infarto e ictus fino a 3 anni dopo la malattia: lo studio"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211;<br \/>\nIl Covid ha aumentato significativamente il rischio di infarto, ictus e morte fino a 3 anni dopo l&#039;infezione. In particolare dopo una forma grave, tra le persone che hanno contratto il ceppo originale di Sars-CoV-2 durante la prima ondata, prima dell&#039;arrivo dei vaccini. E&#039; la conclusione di uno studio finanziato dai National Institutes of Health (Nih) americani e pubblicato sulla rivista &#039;Arteriosclerosis, Thrombosis, and Vascular Biology&#039;, dal quale emerge anche un&#039;altro dato: le persone con gruppo sanguigno 0 sembrerebbero pi\u00f9 protette dagli effetti gravi di Covid-19. \u00a0Ricerche precedenti hanno gi\u00e0 indicato una maggiore probabilit\u00e0 di eventi cardiovascolari dopo un&#039;infezione Covid, ricordano gli Nih. Ma i nuovi risultati, precisa l&#039;agenzia governativa, sono i primi a suggerire che questo rischio aumentato potrebbe durare fino a 3 anni dopo il contagio, almeno per le persone che si sono infettate nel corso della prima ondata. Il nuovo lavoro, aggiungono gli Nih, \u00e8 anche il primo a dimostrare che la maggiore probabilit\u00e0 di infarto e ictus dopo una forma grave di Covid-19 potrebbe avere una componente genetica relativa al gruppo sanguigno. Gli autori hanno infatti osservato che un ricovero per Covid ha pi\u00f9 che raddoppiato il rischio di infarto o ictus tra i pazienti con sangue dei gruppi A, B o AB, ma non in quelli di gruppo 0. Questo perch\u00e9 avere sangue di gruppo 0 sembra associarsi a un rischio inferiore di Covid grave.\u00a0Lo studio ha coinvolto 10mila pazienti della Uk Biobank, di et\u00e0 compresa fra 40 e 69 anni, di cui 8mila avevano avuto una positivit\u00e0 al coronavirus pandemico e 2mila erano stati ricoverati in ospedale per Covid-19 grave, tra il primo febbraio e il 31 dicembre 2020. Nessuno era stato vaccinato contro Covid, perch\u00e9 i vaccini allora non erano ancora disponibili. I due gruppi sono stati confrontati con un terzo, composto da quasi 218mila persone che in quel periodo non erano state contagiate da Sars-CoV-2. I ricercatori hanno quindi monitorato i pazienti dei primi due gruppi dal momento della diagnosi di Covid-19 fino allo sviluppo di infarto o ictus, o alla morte, per quasi 3 anni. Considerando le persone con cardiopatia preesistente, pari a circa l&#039;11% in entrambi i gruppi, gli scienziati hanno calcolato che &#8211; rispetto a chi non aveva mai avuto Covid &#8211; il rischio di infarto, ictus e morte era 2 volte pi\u00f9 alto tra chi era stato infettato e 4 volte maggiore tra chi aveva avuto una forma grave, da ricovero in ospedale. Per tutti i 3 anni di follow-up, inoltre, la probabilit\u00e0 di un evento cardiovascolare maggiore restava significativamente pi\u00f9 alta nelle persone che avevano avuto Covid, rispetto ai controlli. In alcuni casi, il pericolo di infarto o icuts era paragonabile a quello conferito da un fattore di rischio cardiovascolare noto, come il diabete di tipo 2, o addirittura superiore. \u00a0&quot;Questo studio getta nuova luce sui potenziali effetti cardiovascolari a lungo termine di Covid-19&quot;, che rappresenta &quot;una minaccia per la salute pubblica ancora incombente&quot;, afferma David Goff, direttore della Divisione di Scienze cardiovascolari del National Heart, Lung and Blood Institute, parte degli Nih &quot;Questi risultati, soprattutto se confermati da un follow-up a lungo termine &#8211; aggiunge &#8211; supportano gli sforzi per identificare strategie efficaci di prevenzione delle malattie cardiache per i pazienti che hanno avuto una forma grave di Covid-19. Ma serviranno altri studi per dimostrarne l&#039;efficacia&quot;.\u00a0&quot;Considerando che oltre 1 miliardo di persone in tutto il mondo hanno gi\u00e0 contratto l&#039;infezione&quot; da Sars-CoV-2, &quot;le implicazioni per la salute cardiaca globale sono significative&quot;, avverte Hooman Allayee, professore di Scienze della popolazione e della salute pubblica alla University of Southern California, Keck School of Medicine di Los Angeles, responsabile dello studio. &quot;La questione, ora &#8211; sottolinea &#8211; \u00e8 capire se Covid-19 grave debba essere considerato un altro fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, proprio come il diabete di tipo 2 o la malattia arteriosa periferica&quot;.\u00a0Gli autori puntualizzano che i risultati del lavoro si applicano principalmente alle persone che sono state infettate da Sars-CoV-2 all&#039;inizio della pandemia, mentre non \u00e8 chiaro se il rischio di malattie cardiovascolari persista o possa persistere in chi si \u00e8 ammalato gravemente di Covid dal 2021 a oggi. Gli scienziati spiegano anche che i risultati andranno confermati con ulteriori indagini su una popolazione etnicamente pi\u00f9 differenziata da quella della Uk Biobank. Infine, poich\u00e9 i partecipanti allo studio non erano vaccinati, saranno necessarie future ricerche per determinare se lo stato vaccinale influenza o meno il rischio cardiovascolare da Covid. Serviranno poi studi sul legame tra infezione e gruppo sanguigno, perch\u00e9 il meccanismo di interazione gene-virus resta poco chiaro.\u00a0&#8212;cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Il Covid ha aumentato significativamente il rischio di infarto, ictus e morte fino a 3 anni dopo l&#039;infezione. 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