{"id":7279,"date":"2024-11-11T11:35:09","date_gmt":"2024-11-11T11:35:09","guid":{"rendered":"https:\/\/laser.it\/?p=7279"},"modified":"2024-11-11T11:35:09","modified_gmt":"2024-11-11T11:35:09","slug":"cesvi-cresce-fame-con-eventi-climatici-estremi-e-guerre-1-persona-su-11-nel-mondo-la-soffre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/laser.it\/?p=7279","title":{"rendered":"Cesvi, cresce fame con eventi climatici estremi e guerre, 1 persona su 11 nel mondo la soffre"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Eventi climatici estremi e guerre hanno fatto crescere di oltre il 26% in appena quattro anni il numero di persone che soffrono la fame e i progressi mondiali per la lotta alla malnutrizione stanno rallentando in modo preoccupante, allontanando sempre pi\u00f9 l\u2019obiettivo Fame Zero entro il 2030: se si manterr\u00e0 questo ritmo, il mondo raggiunger\u00e0 un livello di fame basso solo nel 2160, tra pi\u00f9 di 130 anni. \u00c8 quanto emerge dall\u2019Indice Globale della Fame 2024 (Global Hunger Index &#8211; Ghi), tra i principali rapporti internazionali sulla misurazione della fame nel mondo, curato da Cesvi per l\u2019edizione italiana e redatto annualmente da Welthungerhilfe e Concern Wordlwide, organizzazioni umanitarie che fanno parte del network europeo Alliance2015 &#8211; di cui anche Cesvi \u00e8 parte &#8211; e, da quest\u2019anno, insieme anche a Ifhv &#8211; Institute for International Law of Peace and Armed Conflict. Nel 2023 sono state 733 milioni (oltre 152 milioni in pi\u00f9 rispetto al 2019) le persone che hanno sofferto la fame, una persona su 11 nel mondo e una su cinque in Africa. Sono, invece, quasi 3 miliardi quelle che non hanno potuto permettersi una dieta sana a causa dell&#039;aumento dei prezzi alimentari e della crisi del costo della vita.\u00a0&quot;L\u2019insicurezza alimentare acuta e il rischio di carestia sono in aumento e l&#039;uso della fame come arma di guerra sta dilagando &#8211; spiega Stefano Piziali, direttore generale di Cesvi &#8211; e alla base di questi dati allarmanti c&#039;\u00e8 uno stato di crisi permanente causato da conflitti diffusi, dal crescente impatto dei cambiamenti climatici, da problemi di ordine economico, dalle crisi del debito e dalle disuguaglianze. Intervenire \u00e8 ancora possibile, anche se diventa sempre pi\u00f9 urgente farlo in maniera rapida e strutturata. Alcuni Paesi hanno, infatti, dimostrato che il progresso \u00e8 un obiettivo realizzabile: in Somalia, Bangladesh, Mozambico, Nepal e Togo, per esempio, si sono registrate notevoli riduzioni dei punteggi di Ghi sulla malnutrizione, anche se la fame resta comunque un problema serio&quot;.\u00a0L\u2019Indice Globale della Fame (Ghi) misura la fame a livello globale, regionale e nazionale basandosi su quattro indicatori: denutrizione, deperimento infantile, arresto della crescita infantile e mortalit\u00e0 dei bambini sotto i cinque anni. Quest\u2019anno il punteggio Ghi del mondo \u00e8 di 18.3, ovvero fame a livello moderato. In 6 Paesi (Somalia, Burundi, Ciad, Madagascar, Sud Sudan e Yemen), nonostante i miglioramenti in alcuni di essi, \u00e8 stato riscontrato un livello di fame ancora allarmante e in ulteriori 362 un livello di fame grave. &quot;I progressi compiuti nella lotta contro la fame tra il 2000 e il 2016 dimostrano che un miglioramento sostanziale \u00e8 possibile, anche in tempi ragionevoli \u2013 sottolinea Piziali \u2013 ma purtroppo dal 2016, quando il punteggio Ghi globale era 18.8, per il mondo nel suo complesso e per molti Paesi, i progressi si sono arenati e in alcuni Paesi si sono registrate addirittura delle inversioni di tendenza&quot;.\u00a0In ben due terzi dei 130 Paesi esaminati nell\u2019edizione 2024 del Ghi, la denutrizione non ha registrato miglioramenti o \u00e8 addirittura aumentata. In particolare, in 22 Paesi con punteggi di Ghi 2024 moderati, gravi o allarmanti, \u00e8 stato rilevato un peggioramento rispetto al 2016 e in 5 Paesi (Venezuela, Siria, Libia, Giordania e Figi) addirittura anche rispetto al 2000. In base alle attuali proiezioni del Ghi, al ritmo attuale, sono almeno 64 i Paesi che non raggiungeranno livelli di fame bassi, tanto meno l\u2019obiettivo Fame Zero, entro il 2030. Si stima infatti che, con il ritmo attuale, nel 2030, 582 milioni di persone saranno ancora cronicamente denutrite, la met\u00e0 delle quali in Africa; un numero paragonabile alla popolazione denutrita nel 2015, anno in cui il mondo si \u00e8 impegnato a eliminare la fame entro il 2030.\u00a0Dal Ghi emerge, inoltre, che l&#039;insicurezza alimentare acuta si sta rapidamente aggravando, con condizioni di carestia in crescita, in diversi Stati e territori, tra cui Gaza, Sudan, Haiti, Burkina Faso, Mali e Sud Sudan e che solo in un numero ridotto di Paesi (Bangladesh, Mongolia, Mozambico, Nepal, Somalia e Togo) sono stati registrati miglioramenti significativi, sebbene continuino ad essere presenti livelli di fame troppo elevati. In America Latina e Caraibi il rallentamento della crescita \u00e8 aumentato anche tra il 2016 e il 2023, con situazioni critiche nei territori di Haiti, Brasile e Argentina. Haiti, in particolare, \u00e8 tra i paesi con i maggiori aumenti nei punteggi Ghi tra il 2016 e il 2023, principalmente a causa dell&#039;aumento della malnutrizione: i livelli di fame stanno aumentando drasticamente, mentre il Paese affronta una serie di shock concomitanti, tra cui piogge irregolari, inflazione e turbolenze politiche che hanno generato violenze delle bande e sfollamenti interni.\u00a0Oltre a valutare le tendenze e ad analizzare i livelli della fame, il report Ghi di quest&#039;anno approfondisce l&#039;importanza di affrontare la disuguaglianza di genere per raggiungere la resilienza climatica e l&#039;obiettivo Fame Zero. &quot;La disuguaglianza di genere \u00e8 una delle minacce pi\u00f9 pervasive allo sviluppo sostenibile e alla realizzazione del diritto al cibo \u2013 spiega Piziali \u2013 le donne sono infatti protagoniste di un vero e proprio paradosso: sono oltre il 60% delle persone che soffrono la fame pur essendo un pilastro della sicurezza alimentare delle loro famiglie. Oltre il 43% della forza lavoro agricola nei Paesi in via di sviluppo \u00e8 infatti femminile, anche se le donne possiedono una minima percentuale delle terre agricole e hanno accesso limitato a risorse come sementi, fertilizzanti e credito&quot;. L&#039;insicurezza alimentare delle donne si ripercuote sui bambini. La malnutrizione infantile \u00e8 infatti strettamente correlata a quella materna, perpetuando un ciclo intergenerazionale di fame e povert\u00e0 che colpisce i bambini gi\u00e0 nei primi giorni di vita o ancor prima della nascita: oltre 94 milioni di donne e ragazze soffrono di malnutrizione acuta in gravidanza e durante l\u2019allattamento. La situazione peggiora ulteriormente con la crescita: sono oltre 36 mln i bambini sotto i 5 anni malnutriti e tra questi oltre 9 mln soffrono di malnutrizione grave e hanno quindi bisogno di cure urgenti.\u00a0&quot;Secondo le stime della Fao, colmare i divari di genere nei sistemi agroalimentari potrebbe aumentare il PIL globale di quasi 1.000 miliardi di dollari, riducendo di 45 milioni il numero di persone afflitte dall\u2019insicurezza alimentare.\u2013 spiega Piziali \u2013 Se ci\u00f2 non dovesse accadere entro il 2030 quasi un quarto delle donne e delle ragazze di tutto il mondo (23,5%) sar\u00e0 in condizioni di moderata o grave insicurezza alimentare&quot;. Dal Ghi emerge che la giustizia di genere, essenziale per un futuro equo e sostenibile, si basa su riconoscimento (modifica delle norme di genere discriminatorie), ridistribuzione (assegnazione di risorse e opportunit\u00e0 per correggere le disuguaglianze di genere) e rappresentanza (ridurre il divario di genere nella partecipazione delle donne alla politica e nei processi decisionali): per ottenere un cambiamento reale, \u00e8 cruciale garantire alle donne l\u2019accesso alle risorse e affrontare le disuguaglianze strutturali come le dinamiche di classe e il controllo delle imprese sui sistemi produttivi.\u00a0Mentre a Baku (Azerbaigian) \u00e8 in corso la Cop29 (Conferenza Onu sui cambiamenti climatici), il GHI denuncia che la fame nel mondo si sta rapidamente aggravando anche a causa delle crisi climatiche sempre pi\u00f9 frequenti ed estreme. Nel solo 2023 si sono verificate 399 catastrofi naturali, pi\u00f9 di 1 al giorno. Questi eventi hanno provocato 86.473 morti e colpito 93,1 mln di persone, causando 202,7 mld di perdite economiche. Gli eventi meteorologici estremi, in particolare, nell\u2019ultimo anno hanno peggiorato i livelli di fame in 18 Paesi, facendo precipitare in condizioni di insicurezza alimentare acuta oltre 72 mln di persone, 15 mln in pi\u00f9 rispetto al 20229 Nel mondo milioni di persone sopravvivono grazie all\u2019agricoltura e sono quindi particolarmente sensibili alle variazioni climatiche. Se non ci saranno cambiamenti di rotta, i raccolti di grano, riso e mais potrebbero ulteriormente diminuire, colpendo in particolare le comunit\u00e0 rurali, le famiglie a basso reddito e i gruppi gi\u00e0 marginalizzati che sono fra i pi\u00f9 vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici. Tra le regioni pi\u00f9 colpite l&#039;Africa Sub-Sahariana, il Sud-Est Asiatico e l&#039;America Latina.\u00a0La situazione \u00e8 particolarmente critica nell\u2019area del Corno d\u2019Africa, alle prese con una crisi climatica estrema, segnata dall\u2019alternarsi di lunghissimi periodi di siccit\u00e0 e devastanti inondazioni. In Somalia, il livello di malnutrizione \u00e8 ormai gravissimo e stagioni consecutive di scarse precipitazioni, problemi di sicurezza, effetti della guerra in Ucraina e conseguenze dei cambiamenti climatici hanno spinto le comunit\u00e0 pi\u00f9 vulnerabili al limite; per questo Cesvi opera da molti anni nel Paese per rispondere ai bisogni nutrizionali dei pi\u00f9 vulnerabili, attraverso 3 centri di salute nei quali si occupa di cura e nutrizione per neonati e mamme, attraverso la somministrazione di terapie nutrizionali salvavita oltre che del monitoraggio continuo delle condizioni dei pazienti. Le condizioni sono molto complesse anche in Etiopia a causa di una siccit\u00e0 gravissima. Dal 2021 l\u2019area ha saltato cinque stagioni di piogge consecutive, causando la perdita di bestiame, principale fonte di sostentamento per le comunit\u00e0, e portando cos\u00ec ad un aumento della malnutrizione. Qui Cesvi sostiene la popolazione attraverso progetti di assistenza in denaro, riabilitazione e restauro di bacini per il raccoglimento dell\u2019acqua, preparazione dei terreni al pascolo e attivit\u00e0 di peacebuilding per aiutare le comunit\u00e0 a condividere le risorse in un\u2019ottica di aiuto reciproco.\u00a0A peggiorare la situazione alimentare mondiale anche le guerre e i conflitti armati, come dimostra il caso emblematico della Striscia di Gaza, che in meno di un anno ha visto il 96% della popolazione (2,15 milioni di persone) precipitare nell\u2019insicurezza alimentare catastrofica o acuta. Le operazioni militari hanno rapidamente devastato le infrastrutture agricole e di pesca del territorio e inferto un duro colpo anche all\u2019allevamento. Quasi il 68% dei terreni agricoli di Gaza \u00e8 stato danneggiato, riducendo drasticamente la produzione di cibo. Il 52,5% dei pozzi agricoli (1.188) e 44% delle serre sono stati gravemente compromessi, le attivit\u00e0 agricole sono quasi totalmente interrotte e molte aree sono contaminate da ordigni inesplosi: si stima che ci potrebbero volerci fino 14 anni per eliminare tutte le minacce esplosive. Le attivit\u00e0 di pesca sono state gravemente compromesse a causa del blocco navale e degli attacchi alle imbarcazioni, riducendo notevolmente la disponibilit\u00e0 di pesce, una risorsa alimentare cruciale per Gaza. Gravissima anche la situazione degli allevamenti con il 95% del bestiame andato perduto. La distruzione di infrastrutture vitali come le riserve idriche e le strutture di trattamento dell&#039;acqua ha ulteriormente aggravato la crisi: l&#039;accesso limitato all&#039;acqua potabile ha aumentato il rischio di malattie legate alla malnutrizione e alle condizioni igieniche carenti.\u00a0Nonostante le enormi difficolt\u00e0 di accesso degli operatori umanitari, Cesvi sta sostenendo la popolazione da oltre un anno attraverso la distribuzione di acqua e cibo e con interventi, anche strutturali, per il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie nei rifugi. Oltre a distribuire acqua potabile a oltre 100mila persone, l\u2019organizzazione umanitaria in questi mesi ha dotato 7 accampamenti di cisterne da 1.500 litri e attivato interventi per ripristinare sistema fognari e latrine; l\u2019obiettivo per i prossimi mesi \u00e8 sostenere altre 35mila persone, tra cui 16mila bambini. Parallelamente sono state distribuite oltre 18 tonnellate di Plumpy\u2019Nut, cibo terapeutico per la cura della malnutrizione acuta ed \u00e8 in corso la consegna di pacchi alimentari alle famiglie sfollate nel nord della Striscia di Gaza, dando priorit\u00e0 a bambini, donne incinte, anziani e malati.\u00a0Nell\u2019ultimo anno i conflitti armati hanno peggiorato i livelli di fame in ben 20 Paesi, trascinando quasi 135 milioni di persone nell\u2019insicurezza alimentare acuta a causa della combinazione di scontri prolungati, blocchi economici e distruzione di terreni agricoli. La situazione \u00e8 poi particolarmente critica in Sudan, Paese che sta affrontando un\u2019emergenza fame di dimensioni mai viste dai tempi della crisi del Darfur dei primi anni 2000: l&#039;escalation del conflitto, la distruzione deliberata del sistema alimentare del Paese, la perturbazione dei meccanismi di adattamento della popolazione e la difficolt\u00e0 di accesso degli aiuti umanitari hanno portato il Paese sull&#039;orlo della carestia. Attualmente sono oltre 20,3 milioni le persone che affrontano alti livelli di insicurezza alimentare acuta, con un aumento di 8,6 milioni in un solo anno. Qui Cesvi sta intervenendo con l&#039;obiettivo di fornire assistenza salvavita alle popolazioni vulnerabili colpite dal conflitto attivo garantendo sicurezza alimentare, nutrizione, acqua e servizi igienico-sanitari, oltre a fornire una programmazione integrata multisettoriale a lungo termine. Il devastante effetto dei conflitti sulla malnutrizione non risparmia l\u2019Europa: anche l\u2019Ucraina a causa della guerra nell\u2019ultimo anno ha visto peggiorare il proprio punteggio Ghi sulla malnutrizione. Sebbene i punteggi Ghi siano migliorati significativamente negli ultimi due decenni, l\u2019Africa a sud del Sahara e l\u2019Asia meridionale restano le regioni con i livelli di fame pi\u00f9 alti del mondo, con punteggi GHI rispettivamente di 26,8 e 26,2 (livello grave).\u00a0L&#039;Africa subsahariana registra le percentuali pi\u00f9 elevate di denutrizione e mortalit\u00e0 infantile. Tra il 2016 e il 2023, la denutrizione \u00e8 aumentata soprattutto in Africa occidentale e centrale, a causa di conflitti e crisi economiche. Nel 2022, il 72% della popolazione non poteva permettersi una dieta sana, il tasso pi\u00f9 alto al mondo. Inoltre, in cinque Paesi della regione, oltre 1 bambino su 10 muore prima dei cinque anni, ed \u00e8 l\u2019area che detiene il pi\u00f9 alto tasso di mortalit\u00e0 neonatale globale (40%). A questo si aggiungono le conseguenze dei cambiamenti climatici che hanno ridotto la produttivit\u00e0 agricola del 34% dal 1961 nella regione. In Zimbabwe e Zambia una delle peggiori siccit\u00e0 mai registrate ha devastato le colture di sussistenza. Analogamente, molti paesi dell\u2019Africa orientale hanno sperimentato la siccit\u00e0 pi\u00f9 grave degli ultimi 40 anni, che ha portato a mancati raccolti, perdite di bestiame, riduzione della disponibilit\u00e0 d&#039;acqua e un aumento dei conflitti.\u00a0L\u2019alto livello regionale di fame dell\u2019Asia meridionale \u00e8 determinato in gran parte dall\u2019aumento della denutrizione e sottonutrizione infantile a livelli costantemente alti, provocata alla scarsa qualit\u00e0 della dieta, dalle difficolt\u00e0 economiche e dal crescente impatto delle calamit\u00e0 naturali. La regione detiene il tasso pi\u00f9 alto di deperimento infantile di tutte le regioni del mondo. In Afghanistan, la sicurezza alimentare \u00e8 peggiorata dal 2016 a causa del conflitto, dell&#039;instabilit\u00e0 economica e dei disastri che hanno colpito l&#039;agricoltura e gli aiuti. Il Paese ha registrato un aumento significativo della denutrizione e uno dei pi\u00f9 alti tassi di arresto della crescita infantile, pari solo al Niger. Il Pakistan \u00e8 colpito da un\u2019alta inflazione, deficit fiscali e calamit\u00e0 naturali. Le inondazioni estreme del 2022, legate ai cambiamenti climatici, hanno ulteriormente aggravato la crisi alimentare.\u00a0&quot;Dal Ghi emerge con forza che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 tempo \u2013 conclude Piziali \u2013 \u00e8 improcrastinabile agire in maniera concreta e incisiva sul problema della fame, mettendo i diritti umani in primo piano nell\u2019attuazione delle politiche sul clima, la nutrizione e i sistemi alimentari. In particolare, come emerge dalle raccomandazioni strategiche contenute del rapporto \u00e8 fondamentale rafforzare il senso di responsabilit\u00e0 nei confronti del diritto internazionale e l&#039;applicabilit\u00e0 del diritto a un&#039;alimentazione adeguata, promuovere approcci trasformativi di genere ai sistemi alimentari e alle politiche e programmi climatici e fare investimenti che integrino e promuovano la giustizia di genere, climatica e alimentare, ridistribuendo le risorse pubbliche in modo da correggere le disuguaglianze strutturali&quot;.\u00a0&#8212;sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Eventi climatici estremi e guerre hanno fatto crescere di oltre il 26% in appena quattro anni il numero di persone che soffrono la fame e i progressi mondiali per la lotta alla&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":7280,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[2,3],"class_list":["post-7279","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-senza-categoria","tag-adnkronos","tag-ultimora"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7279","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=7279"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7279\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7287,"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/7279\/revisions\/7287"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/7280"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=7279"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=7279"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/laser.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=7279"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}