Chiesa, il vice ct dell’Ecuador: “Italia nel mio sangue, ai Mondiali vogliamo fare la storia”
(Adnkronos) – Nel miracolo Ecuador c’è qualche pennellata d’azzurro sullo sfondo. "Vivere un Mondiale è qualcosa di unico, speciale. Non esiste niente di più importante. A quattordici anni, durante Usa ‘94, masterizzavo le videocassette con le partite dell’Argentina. Ero innamorato di Maradona e oggi è un sogno essere in Coppa del Mondo”. Nicolas Hernan Chiesa è il vice ct dell’Ecuador e risponde all’Adnkronos da Città del Messico, dove stanotte affronterà i padroni di casa ai sedicesimi, con l’obiettivo di una storica qualificazione agli ottavi. La curiosità è che ha origini italiane e ha giocato nella penisola per una decina d’anni, conquistando cinque promozioni dalla Serie D alla Serie C prima di iniziare una nuova vita in panchina. “Ci tengo molto a vincere – racconta al telefono – e faccio di tutto per primeggiare. Era così da calciatore, è e sarà così da allenatore. Ho avuto la fortuna di vincere cinque campionati in Italia per poi andare a Malta e chiudere la carriera al Floriana. Poi c’è stata la possibilità di allenare la prima squadra. Avevo 37 anni, lì è cominciata la mia nuova carriera”. Quindi l’esperienza al Boca Juniors, accanto all’ex Inter Nicolas Burdisso. Proprio lì, la sua carriera ha imboccato la strada dei Mondiali: “In quei mesi ho conosciuto Alfaro, l’attuale ct del Paraguay. Lo chiamarono a guidare la nazionale dell’Ecuador nel 2020 e mi propose di fare l’allenatore in seconda”. Per lui si tratta dunque della seconda esperienza iridata, dopo Qatar 2022. Stavolta, però, il sapore è diverso. Oggi Chiesa è il vice di Sebastian Beccacece e il rapporto tra i due si è consolidato presto, con una grande intesa: "Lavoriamo insieme da un paio d’anni, ci troviamo bene e stiamo facendo belle cose. Qui in America stiamo vivendo un’esperienza incredibile, dopo vent’anni siamo tornati nella fase a eliminazione diretta. Per il nostro Paese è un pezzo di storia, ma noi vogliamo continuare a scriverla. Speriamo di non fermarci”. A rendere ancora più speciale il percorso della Tricolor nel torneo è il sostegno della sua gente, arrivata in massa a seguire la squadra. “I tifosi ci stanno mostrando un supporto grandioso. Stanotte, a Città del Messico, gran parte dello stadio sarà per i padroni di casa e i nostri saranno in minoranza, ma fin qui sono stati incredibili. In tutte le partite c’erano almeno 30-40mila ecuadoriani. È un popolo magnifico”. Nicolas è nato a Buenos Aires il 26 maggio 1980, ma dietro al suo accento argentino e alla carriera internazionale c’è un legame profondo con l’Italia, nato ben prima del calcio: “Il mio bisnonno era di Carrega Ligure, un piccolo paese in provincia di Alessandria. Conterà forse 150 abitanti. Grazie a lui, ma anche a mio nonno, l'Italia è nel mio sangue”. Un rapporto alimentato dalla passione per il Napoli e, soprattutto, per Maradona. “Quando avevo 5 anni lo guardavo e restavo imbambolato. La domenica mattina mi svegliavo solo per vedere le sue giocate. Il mio rapporto con l'Italia è nato lì. Nel 2006, ho avuto la fortuna di venire a giocare da voi e sono rimasto undici anni, per tornare poi dopo la pandemia. Mia figlia Milagros, di 21 anni, abita a Milano da tempo. E mio figlio Thiago è nato lì nel 2020. Per me, ma anche per mia moglie Sabrina, è una seconda casa. Quando diventerò allenatore in prima, un domani, sogno di allenare una squadra italiana”. Prima, però, c’è un Mondiale da vivere fino in fondo. E Chiesa è convinto che questa generazione dell’Ecuador abbia le carte in regola per divertirsi: “In questo gruppo ci sono tanti giocatori validi. Abbiamo fatto esordire Piero Hincapié, ma anche Moises Caicedo (acquistato dal Chelsea nel 2023 per la cifra record di 116 milioni) e tanti altri ragazzi da non sottovalutare”. Come John Yeboah, che quest’anno ha vinto il campionato di Serie B con il Venezia. “Fa cose meravigliose con la palla al piede, penso sia pronto per una squadra top”. Un discorso diverso, invece, per Estupinan, reduce da una stagione al di sotto delle aspettative. “Al Milan ha incontrato difficoltà, ma è uno che ha fatto bene ovunque. Tornerà ai suoi livelli”. Per centrare l’obiettivo degli ottavi, l’ostacolo è il Messico. In una sfida che, per lui, riporta al ricordo del calciatore che lo ha fatto innamorare del pallone. “Sono cresciuto nel mito di Maradona e il collegamento mi viene naturale. Per me è stato un supereroe, io e la mia famiglia tifavamo Napoli per lui e qui ha vinto i Mondiali nel 1986. Se ci penso, mi sembra di vivere un sogno”. Perché il destino, a volte, regala incroci così. E oggi, quel bambino che consumava videocassette dell’Albiceleste sul divano di casa, in tv ci è finito. (di Michele Antonelli)
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