Scontri ai cortei, Gabrielli: “Va capito il ruolo di Youssef Siher, farsi domande è legittimo” – laser.it

Scontri ai cortei, Gabrielli: “Va capito il ruolo di Youssef Siher, farsi domande è legittimo”

(Adnkronos) – “Credo che sia una domanda legittima sapere se questa persona, che peraltro aveva manifestato in maniera chiara le sue posizioni certamente non moderate, era oggetto di osservazione o meno quindi se era possibile intercettare”. Lo ha affermato all’Adnkronos Franco Gabrielli, ex capo della Polizia ed ex autorità delegata alla Sicurezza della Repubblica, oggi fondatore, insieme a Ernesto Ruffini, del nuovo soggetto politico ‘Più uno’, dopo il fermo di Youssef Siher, parlando del ‘Movimento 17 ottobre’ e del disagio esploso con i disordini ai cortei in diverse città. 

Che idea si è fatto del ‘Movimento 17 ottobre’ e dei disordini avvenuti nelle città?
 

“Sul sedicente Movimento 17 ottobre la magistratura farà gli accertamenti; stiamo parlando di un presunto responsabile, sicuramente sono state fatte attività di polizia di grande rilievo e adesso c’è da capire effettivamente qual è stato il ruolo dopo e forse prima di queste manifestazioni. C’è un’inchiesta in atto, bisogna aspettare. Credo sia importante capire l’effettivo ruolo di questa persona non solo per ascrivergli delle responsabilità, ma anche per capire se è un fatto isolato o si inserisce in un contesto più ampio: credo ci siano in ballo cose molto importanti anche per la sicurezza del Paese”. 

E cosa ne pensa riguardo al profilo di Youssef Siher, il ricercatore fermato e ritenuto dagli investigatori amministratore della pagina social e della chat Telegram?
 

“Non conosco le cose specifiche. Credo che sia una domanda legittima sapere se questa persona, che peraltro aveva manifestato in maniera chiara le sue posizioni certamente non moderate, era oggetto di osservazione o meno quindi se era possibile intercettare. Io posso fare una domanda. Ma credo che questa risposta devono darla al Paese i responsabili della sicurezza, sono loro nella condizione di poterla dare. Credo che il tema non sia quello di screditare le istituzioni in questo momento, è l’ultima cosa che ci possiamo permettere. Il tema è quello di fare delle domande e di dare delle risposte: credo che questa sia una dinamica democratica”. 

Come evitare che, nonostante l’indagine in corso, si riproponga la violenza durante le prossime manifestazioni nelle città?
 

“L’individuazione di un presunto incendiario non ci mette al riparo dal fatto che ci possa essere ancora e, anzi, c’è ancora tanto materiale infiammabile. Sulle devastazioni, gli espropri, i danneggiamenti non ci può essere nessun tipo di indulgenza. Credo che però non ci si possa limitare soltanto al momento repressivo o continueremo in una sorta di militarizzazione delle città che non è nell’interesse dei commercianti né nell’interesse dei cittadini”. 

Come intervenire allora?
 

“Allora bisogna lavorare molto sulle cause che riguardano il disagio, il tema dell’integrazione nella quale questo Paese è veramente deficitario e non è un problema di questo governo. Stiamo parlando di una questione molto complessa alla quale non si è mai prestata la dovuta attenzione; siccome c’è sempre un momento di ripartenza, io credo che questi fatti dovrebbero indurci a prendere le misure per il contenimento degli effetti, ma se non si metterà subito mano alla risoluzione delle cause il contenimento degli effetti sarà sempre la rincorsa, sarà sempre affannato e sarà sempre di breve periodo”.  

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