Elezioni in Israele, duello Netanyahu-Eisenkot: sfida all’ultimo voto – laser.it

Elezioni in Israele, duello Netanyahu-Eisenkot: sfida all’ultimo voto

(Adnkronos) –
Israele va alle urne oggi 27 ottobre per le elezioni in un clima di fortissima tensione, con il primo ministro, Benjamin Netanyahu, impegnato in una difficile battaglia per la sopravvivenza politica e la Cisgiordania nuovamente al centro di una violenta escalation. Il paese va al voto per rinnovare i 120 seggi della Knesset, con la sfida serrata tra il Likud del primo ministro e Yashar, la formazione guidata dall’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot, mentre l’opposizione cerca di costruire un’alternativa alla coalizione di destra e ultradestra al potere. Urne aperte dalle 7 ora locale, le 6 in Italia, e chiusura alle 22, le 21 in Italia. Alle urne chiamati oltre 7,3 milioni di elettori. 

 

A irrompere nella fase finale della campagna elettorale è stata soprattutto la crisi di Hebron, dove l’esercito israeliano ha avviato una vasta operazione militare dopo l’attacco a un checkpoint costato la vita a due soldati. La risposta di Tel Aviv è stata durissima: chiusura di Hebron e della vicina Halhul, blocco dell’intera Cisgiordania, perquisizioni, arresti e demolizioni nei quartieri da cui provenivano gli attentatori. L’esercito sostiene di voler smantellare infrastrutture terroristiche e individuare armi e militanti, ma le autorità palestinesi denunciano una punizione collettiva contro la popolazione civile. La nuova offensiva si inserisce in un contesto già segnato dall’espansione degli insediamenti israeliani e dall’aumento delle aggressioni dei coloni contro i palestinesi, in particolare durante la raccolta delle olive. 

A rendere ancora più incerto il voto israeliano è il quadro emerso dagli ultimi sondaggi, raccolti anche dal tracker elettorale di Haaretz. Le rilevazioni confermano una competizione aperta, con Yashar in vantaggio sul Likud e nessuno dei due schieramenti in grado, da solo, di raggiungere la soglia dei 61 seggi necessaria per governare. Nell’ultimo sondaggio Maariv, realizzato da Lazar Research, il blocco del premier si ferma a 48 seggi, contro i 54 delle opposizioni e i 14 attribuiti ai partiti arabi. Yashar è accreditato di 21 deputati, contro i 19 del Likud, mentre la formazione dell’ex premier Naftali Bennett raggiunge quota 15. 

Il principale ostacolo per Eisenkot resta la costruzione di una maggioranza alternativa, anche per la riluttanza di una parte dell’opposizione a governare con il sostegno delle formazioni arabe. Netanyahu punta invece sulla sicurezza nazionale e sulla capacità di presentarsi come garante della protezione di Israele. Il capo del governo ha promesso una risposta senza precedenti all’attacco contro i militari israeliani, mentre il ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha rilanciato la richiesta di assumere il pieno controllo della Cisgiordania e smantellare l’Autorità nazionale palestinese (Anp). 

 

Tecnicamente, il voto espresso è per un partito. Il leader del partito che ottiene il maggior numero di voti ha maggiori probabilità di diventare primo ministro, a condizione che riesca a formare un governo. Ma questo non avviene immediatamente. I risultati ufficiali delle elezioni si limitano ad avviare il processo di formazione del governo e di nomina del primo ministro. Circa 7.331.981 israeliani hanno diritto di voto, pari al 71,15% della popolazione totale di 10.305.000 abitanti. Alle ultime elezioni del 2022 gli aventi diritto al voto erano 6.788.804, ovvero il 70,31% della popolazione di 9.656.000 abitanti. La partecipazione elettorale in Israele è generalmente elevata e nel 2022 il 70,63% degli aventi diritto al voto, pari a 4.794.593 persone, si è recato alle urne. 

 

Per entrare alla Knesset c’è una soglia di sbarramento e un partito ha bisogno del sostegno del 3,25% dei voti per essere rappresentato in Parlamento. Questa cifra equivale a quattro seggi. Secondo diversi sondaggi recenti, su 37 partiti registrati, solo 10 dovrebbero raggiungere questa soglia. Il leader del partito che riesce a ottenere un numero sufficiente di alleati per formare una coalizione diventa primo ministro. 

Di solito questa coalizione ha la maggioranza dei seggi, 61 su 120, ma non è un requisito indispensabile. I governi di minoranza guidati da Yitzhak Rabin e Shimon Peres tra il 1993 e il 1996, ad esempio, non avevano la maggioranza assoluta e riuscirono a governare con il sostegno di partiti esterni alla coalizione. I partiti scelgono i potenziali deputati prima delle elezioni, tramite primarie o decisioni unilaterali del leader di partito. Maggiore è la percentuale di voti ottenuta, maggiore sarà il numero di rappresentanti che quel partito potrà inviare in Parlamento. 

 

Entro sette giorni dalla pubblicazione dei risultati ufficiali delle elezioni, il presidente Isaac Herzog deciderà chi avrà più opportunità di formare un governo, basandosi sul leader di partito alla Knesset che, a suo giudizio, ha le migliori possibilità di raccogliere un numero sufficiente di alleanze per mettere in piedi una coalizione. Il candidato deve essere un membro della Knesset, ma il suo partito non deve necessariamente aver ottenuto il maggior numero di voti. Herzog deciderà dopo un giro di consultazioni con tutti i leader dei partiti. Il candidato scelto da Herzog ha 28 giorni per formare una coalizione di governo, con la possibilità di una proroga di 14 giorni. La coalizione deve poi essere approvata dalla maggioranza dei membri della Knesset presenti al voto. Durante questi 28 giorni e oltre, il candidato alla carica di premier cerca di convincere i partiti ad aderire alla sua coalizione, spesso promettendo incarichi ministeriali. 

 

Se il candidato premier non riesce a formare una coalizione, il presidente ha tre giorni per sceglierne un altro. L’unico requisito è che il candidato sia un membro della Knesset. Si applica lo stesso termine di 28 giorni, ma senza possibilità di proroga. Herzog potrebbe anche decidere di non nominare nessuno e informare la Knesset che nessun candidato è in grado di formare un governo, una posizione che è tenuto comunque ad assumere qualora anche il secondo candidato alla carica di primo ministro non riesca a formare un governo. 

Esiste un periodo di 21 giorni durante il quale 61 deputati possono presentare una petizione al presidente perché conceda a un candidato, che deve essere un membro della Knesset, il potere di formare un governo. Il presidente ha due giorni per accogliere la richiesta e concedere al candidato 14 giorni per formare un governo. Questo governo dovrà poi ottenere l’approvazione della Knesset. Se non arrivano petizioni o il candidato nominato non riesce a formare un governo, la Knesset si scioglie e inizia un nuovo ciclo elettorale di 90 giorni. 

 

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