Giustizia, esperienza negativa in un processo per più della metà degli italiani: il sondaggio – laser.it

Giustizia, esperienza negativa in un processo per più della metà degli italiani: il sondaggio

(Adnkronos) – Il 18,6% dichiara di aver avuto un’esperienza diretta in un procedimento giudiziario (6,3% penale e 12,3% civile): più della metà – il 50,3% – dichiara di aver avuto un ‘esperienza negativa con la giustizia al di là dell’esito finale mentre il 25% sostiene di aver avuto un’esperienza positiva. E’ quanto emerge dal sondaggio ‘Giustizia e magistratura’, realizzato da Only Numbers presentato nel corso degli “Stati generali dei garantisti” organizzati da Forza Italia alla Camera dei Deputati. Sono state realizzate mille interviste, con tecnica Cawi, e la rilevazione è avvenuta tra il 23 e il 26 ottobre scorso.  

Quanto ai livelli di fiducia quella nella magistratura è al 36,3% (22,3% tra gli elettori di centrodestra e 65,9% tra gli elettori del campolargo): emerge quindi un forte condizionamento dal giudizio politico; negli avvocati invece il livello di fiducia è al 35,2% (36,1% tra gli elettori di centrodestra e 49,3% tra gli elettori del campo largo). Per il 65% (81,9% elettori di centrodestra e 45,9% elettori del campolargo) sono insufficienti le conseguenze attuali quando un magistrato commette un errore grave mentre per il 14,6% sono adeguate e per il 3,2% sono troppo severe. Per il 36,2% lo strumento più efficace sarebbe la responsabilità civile diretta (percentuale che per gli elettori di centrodestra sale a 46,2%) mentre tra i rimedi per il 28% ci sono sanzioni disciplinari più incisive, per il 21% valutazioni periodiche di professionalità dei risultati (strumenti caldeggiato dal 34,1% degli elettori del campolargo) mentre per il 4,1% non serve nessuna modifica. 

Quanto al ruolo delle correnti, il 66,8% ritiene che le correnti politiche della magistratura influenzino le nomine e le carriere dei magistrati: una percentuale che, nel caso degli elettori di centrodestra sale a 87,4% mentre scende al 56,1% tra gli elettori del campolargo. Solo il 13,8% ritiene che le correnti non influenzino le nomine. Per il 60,7% nella carriera di un magistrato prevale la corrente più che il merito mentre per il 17,5% prevale il merito. 

Quanto al Csm, il 38,2% ritiene che andrebbe riformato attraverso elezioni con nuove regole mentre il 24,2% (percentuale che sale a 42,5% tra gli elettori di centrodestra) indica il sorteggio dei componenti. Per l’11,8% il Csm non andrebbe riformato. Il sondaggio prende poi in considerazione l’influenza dei media: per il 58,7% influenzano l’esito dei processi mentre per il 29,4% ciò non accade. Più della metà – il 50,4% – ritiene che i media non rispettino la presunzione di innocenza perché descrivono gli indagati già come responsabili di reati mentre il 7,7% è di avviso contrario. 

La maggioranza – il 65% – ritiene troppo lunghi i processi penali e il 68% quelli civili. Quanto poi all’utilizzo delle prove scientifiche anche alla luce degli sviluppi dei casi Garlasco e David Rossi, il 35,4% ritiene siano da rivedere ritenendole uno strumento poco attendibile per come vengono utilizzare; il 23,1% ritiene che non siano mai state affidabili e siano soggette a condizionamenti ed errori mentre il 21% ritiene le prove scientifiche sempre affidabili e in evoluzione con le nuove tecnologie. Anche di fronte a queste novità e alla riapertura di casi il 43,4% non crede nell’equità della polizia giudiziaria in fase di indagine mentre il 21,8% ci crede ma il 34,8% non sa o non risponde. Alla domanda sull’organo in cui verrebbe riposta più fiducia se, in prima persona o un familiare, dovesse trovarsi indagato in un fatto di cronaca il 30,7% risponde che non si fiderebbe di nessuno, il 23,6% indica il proprio avvocato, l’11,3% i consulenti e specialisti esterni e indipendenti mentre l’8,9% risponde magistratura e la stessa percentuale indica i reparti di investigazione delle forze dell’ordine. 

Enrico Costa, presidente dei deputati di Forza Italia, che oggi ha aperto gli ‘Stati generali dei garantisti’, ha commentato all’Adnkronos: “Per noi questi numeri non sono stati una sorpresa”. “C’è una sfiducia generale nel mondo della giustizia – ha osservato – c’è una sempre più preoccupante affermazione del processo mediatico e una sfiducia nei confronti della reazione dello Stato verso gli errori e i casi di malagiustizia. Sono profili che abbiamo evidenziato in modo chiaro nel corso di tutta l’attività politica e oggi ci sono stati di fatto certificati”. L’evento di oggi ha “confermato la presenza di una cultura garantista che va affermata, coltivata, sbandierata in molti casi”, ha continuato Costa convinto che il confronto di oggi “darà il via al ‘Manifesto dei garantisti’ al quale lavoreremo d’ora in avanti”. 

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