Il drago segreto della Cina è in orbita. Cosa rivela la foto che preoccupa l’intelligence Usa
(Adnkronos) – Per fotografarlo è servita una spia spaziale. Il 28 maggio 2024, a circa 90 chilometri di distanza, un satellite commerciale americano ha immortalato uno degli oggetti più misteriosi in orbita attorno alla Terra: un piccolo shuttle cinese, senza equipaggio, con ali triangolari, un vano di carico e pannelli solari spiegati nello spazio. La fotografia è rimasta fuori dalla portata del pubblico, ma la Defense Intelligence Agency (DIA), l’intelligence militare del Pentagono, l’ha pubblicata in alta risoluzione nel suo nuovo rapporto Challenges to Security in Space.
Il protagonista è quasi certamente Shenlong, il “Drago Divino”, come viene comunemente chiamato in Occidente. Un nome che Pechino non ha ufficialmente confermato, così come non ha mai spiegato fino in fondo cosa faccia la sua navetta una volta lasciata la Terra.
Lo Shenlong è uno spazioplano riutilizzabile: parte a bordo di un razzo Long March 2F, entra in orbita, può rimanervi per mesi e infine rientra nell’atmosfera atterrando su una pista, come un aereo.
Il principio è simile a quello dell’X-37B, la navetta robotica sviluppata da Boeing e utilizzata dalla Space Force americana, le cui missioni sono a loro volta coperte dal segreto militare.
Dal primo volo, nel settembre 2020, la Cina ha condotto quattro missioni. La prima appena due giorni, la seconda 276, la terza 268. La quarta è iniziata il 7 febbraio 2026 ed è ancora in corso. La fotografia appena diffusa, scattata durante la terza missione, rivela una somiglianza sorprendente con il mezzo americano, compreso il modulo posteriore dotato di pannelli solari.
Ma Shenlong, esattamente, cosa fa lassù?
Durante le sue missioni, lo spazioplano ha ripetutamente liberato piccoli oggetti in orbita e condotto manovre di avvicinamento. Nel giugno 2026, secondo un’inchiesta di Reuters sui dati della società americana LeoLabs, ha rilasciato un piccolo satellite che ha manovrato nelle vicinanze di un altro oggetto cinese prima di tornare verso la navetta.
Successive analisi dei tracciamenti orbitali indicano che il veicolo avrebbe effettuato operazioni di rilascio e recupero anche nei mesi seguenti.
È una capacità tecnologica di notevole importanza. Un mezzo capace di raggiungere e recuperare un satellite potrebbe teoricamente essere impiegato anche per ispezionare, manipolare o interferire con quelli avversari. Non occorrono necessariamente missili o esplosioni: in certi scenari, rendere inutilizzabile un satellite è più utile che distruggerlo.
Naturalmente, le stesse tecnologie possono servire a riparare apparecchiature, rifornirle di carburante o rimuovere detriti spaziali. La Secure World Foundation, organizzazione indipendente americana, sottolinea che non esistono prove pubbliche di impieghi offensivi dello Shenlong e che la navetta non risulta essersi avvicinata a satelliti non cinesi.
La fotografia compare in questo rapporto DIA che descrive un’accelerazione delle capacità militari spaziali di Pechino. Secondo gli analisti del Pentagono, la Cina dispone ormai di oltre 510 satelliti per intelligence, sorveglianza e ricognizione, una rete che permette di individuare e seguire navi, portaerei e forze militari americane, soprattutto nell’Indo-Pacifico.
Ma la previsione più significativa riguarda le armi. La DIA sostiene che la Cina possieda già sistemi laser terrestri capaci di disturbare o danneggiare satelliti in orbita bassa e potrebbe schierare armi a energia diretta direttamente nello spazio entro la fine degli anni Venti.
Washington vede nella manovrabilità di Shenlong uno dei tasselli di un arsenale spaziale sempre più sofisticato, insieme a missili antisatellite, strumenti di guerra elettronica e satelliti capaci di avvicinare altri veicoli.
Pechino insiste sull’impiego pacifico delle tecnologie riutilizzabili. E il sospetto, naturalmente, è reciproco: anche l’X-37B americano conduce missioni in gran parte classificate, mentre il mese scorso Washington ha riconosciuto pubblicamente di aver già schierato armi in orbita.
Il problema è che la sicurezza militare sulla Terra dipende sempre più da ciò che accade nello spazio. Comunicazioni, navigazione GPS, intelligence e guida delle armi di precisione passano attraverso satelliti potenzialmente vulnerabili. In un’eventuale crisi su Taiwan, neutralizzare anche temporaneamente una parte di queste infrastrutture potrebbe modificare gli equilibri del conflitto.
La Cina sta acquisendo la capacità di muoversi nello spazio, manipolare oggetti e riportare a casa tecnologie. La fotografia diffusa dal Pentagono racconta l’altra metà della storia: la Cina impara a manovrare i propri veicoli nello spazio? Gli Stati Uniti diventano più bravi a osservarli. Nella nuova competizione orbitale, i satelliti possono diventare spie di altri satelliti.
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